Partito Comunista Italiano
ThyssenKrupp, ennesimo schiaffo

Carlo Soricelli, ex metalmeccanico e artista, fonda l’Osservatorio Nazionale morti sul lavoro a seguito della tragedia sul lavoro avvenuta nello stabilimento della ThyssenKrupp di Torino il 6 dicembre 2007. La morte tra le fiamme di 7 operai non poteva scivolare nell’oblio e, proprio per questo, Carlo iniziò a “contare i morti” sul lavoro e informare l’opinione pubblica. Tra mille difficoltà e ostacoli di ogni tipo, con i pochi mezzi che aveva a disposizione, forte di una ostinata e instancabile volontà, a poco a poco è riuscito a strappare il velo di indifferenza e sottovalutazione che avvolgeva la drammatica questione della mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro.
Un’attività, quella di Carlo Soricelli, accompagnata dalle sue opere, dai suoi quadri e le sculture che descrivono l’umanità e la determinazione di una persona che decide di non voltarsi dall’altra parte di fronte alle tragedie di chi va a lavorare e non ritorna a casa.
Questa premessa permette di ricordare anche quello che successe alla ThyssenKrupp quasi 19 anni fa, perché quel massacro è indissolubilmente legato all’attività di Carlo Soricelli.
Ebbene, dopo che si era arrivati a una sentenza di condanna perHarald Espenhahn, ritenuto responsabiledell’incendio avvenuto nello stabilimento di Torino, questo “signore” (che per la giustizia italiana avrebbe dovuto scontare 9 anni e 8 mesi, ma che, “scappato” in Germania ha avuto la pena quasi dimezzata dalla giustizia tedesca e ha usufruito della semilibertà continuando a lavorare) è stato promosso e assumerà dal 1° agosto la presidenza del consiglio di amministrazione presso una controllata di ThyssenKrupp, la Rasselstein, nella Renania-Palatinato, con 2.300 dipendenti. Per i padroni valgono soltanto le “competenze da dirigente”.
Uno schiaffo a chi è stato ucciso nel rogo di Torino e alle famiglie che ancora non si danno pace per una “giustizia” che, evidentemente, non è uguale per tutti.
Le parole diRosina Platì, mamma di Giuseppe Demasi, morto dopo un mese di agonia sono pietre e condannano tutti gli indifferenti:«Io da allora sopravvivo. Ogni cosa bella che mi succede, è meno felice di quello che dovrebbe. Anche la nascita dei miei nipoti non è felicità piena. Ci hanno sedati, illusi e presi in giro. Hanno scelto la Germania per passarla liscia».
Non si può restare indifferenti, non si può accettare che sia normale morire durante il lavoro, non si può far finta di nulla. La fatalità non esiste e la sicurezza sul lavoro non è un privilegio ma un diritto inalienabile.
Oggi, ricordareAntonio Schiavonedi 36 anni (deceduto il 6 dicembre 2007 sul luogo dell’incidente),Roberto Scoladi 32 anni (deceduto il 7 dicembre 2007),Angelo Laurinodi 43 anni (deceduto il 7 dicembre 2007),Bruno Santinodi 26 anni (deceduto il 7 dicembre 2007),Rocco Marzodi 54 anni (deceduto il 16 dicembre 2007),Rosario Rodinòdi 26 anni (deceduto il 19 dicembre 2007),Giuseppe Demasidi 26 anni (deceduto il 30 dicembre 2007) non è solo un dovere, è un atto di accusa contro un sistema che non ha garantito la loro sicurezza sul lavoro e ha, in definitiva, premiato uno dei colpevoli della loro morte.
PCI Dipartimento Lavoro



