Partito Comunista Italiano
Esplosione alla KNDS di Colleferro: occorre sicurezza nel sistema industriale; occorre una politica industriale alternativa

L’incidente occorso nello stabilimento Franco-Tedesco della KNDS di Colleferro, per puro caso, ovvero per la ridotta presenza di operai a causa del periodo feriale, fortunatamente non ha prodotto vittime, ma solo danni alle strutture oltre a tanta paura. L’azienda produce munizioni di medio e grosso calibro per la difesa terrestre e navale nonché combustibili solidi per vettori aerospaziali.
L’incidente si è verificato nel reparto ‘Pressatura Polveri’ e stando alle prime testimonianza sarebbe partito da una pressa esplosa durante la lavorazione. La destinazione di questi prodotti sono diretti in Europa (con rifornimenti per Kiev/Ucraina), in Turchia e in Arabia Saudita.
L’esplosione è stata avvertita in un’area di decine di chilometri di distanza: è l’ennesimo campanello d’allarme che proviene da un territorio, prima fortemente inquinato (fiume e Valle del Sacco), le cui conseguenze e i cui costi li sta ancora pagando e continuerà a pagarli la popolazione residente, sia in termini economici, ma soprattutto in termini di salute; e che oggi viene ulteriormente intossicato dalla produzione dalle armi e delle munizioni pesanti. Come avviene sempre in questo paese, i costi di gestione economica dell’inquinamento, non sono mai pagati dalle aziende che lo hanno prodotto, bensì dai cittadini che oltre a sostenere i costi di bonifica pagano anche in termini di salute, secondo il principio di privatizzare i profitti e socializzare le perdite che in questo caso sono costi soprattutto di salute e vite umane.
La concentrazione di aziende produttrici di materiali e esplosivi ad uso bellico di Colleferro, unitamente alla trasformazione produttiva nella filiera degli armamenti della Leonardo e della stessa Avio tutte presenti a questo territorio, unitamente all’opera di riconversione in atto di aziende del territorio, sta determinando un polo industriale ad alta concentrazione di industrie belliche trasformando l’economia del territorio e dell’intera regione Lazio in un’economia di guerra.
La pericolosità più volte dichiarata, come durante le molteplici assemblee tenutesi davanti ai cancelli della ex Winchester di Anagni, azienda del gruppo KNDS, inizialmente adibita a demilitarizzazione, termine che indica lo smantellamento delle munizioni e degli armanti a fine vita, oggi in fase di riconversione industriale, al fine e con lo scopo di sostenere lo stabilimento della vicina azienda di Colleferro , il cui progetto di riconversione prevede la lavorazione e trasformazione della nitrogelatina.
Stigmatizziamo l’alta pericolosità di tale progetto, e l’inopportunità tecnica – vista l’ubicazione dell’azienda in centro abitato e adiacente all’autostrada A1-, oltre all’assurdità politica della corsa al riarmo voluta da una classe politica pervasa da una cultura bellicista che ci sta trasportando in un conflitto mondiale. Per tutto questo, sono previsti circa 40 milioni di euro, con uno stanziamento che rientra nel programma ASAP, che già a marzo 2025 attraverso le parole di Ursula Von Der Leyen facendo rientrare l’Europa nell’era del riarmo annunciava l’arrivo di 800 miliardi di Euro per rafforzare la capacità di difesa dell’Europa. Che unitamente all’innalzamento fino al 5 % di PIL del nostro governo la dice lunga sulla necessità di questa politica di privilegiare la guerra sacrificando la vita dei cittadini e soprattutto delle nuove generazioni.
Come comunisti indichiamo che non vogliamo aggiungere un nuovo rischio industriale e militare a un territorio già ferito. La sicurezza delle persone viene prima della produzione bellica. Quello che è accaduto a Colleferro deve spingerci a pretendere più prevenzione, più trasparenza e più controllo, con una inversione totale sulle politiche industriali regionali che non possono prevedere produzioni belliche per siti con alto rischio, ma riconversioni non belliche. Riempiamo i granai, svuotiamo gli arsenali, ci sembra ancora la parola d’ordine attuale come amava dire il nostro Presidente Sandro Pertini.
Bruno Barbona
Segretaria nazionale PCI
Segretario PCI Lazio



