Il turismo balneare non è più “il petrolio d’Italia”

La crisi climatica e il caro vita stanno affondando il modello di sviluppo turistico su cui la destra — governativa e locale — ha scommesso tutto, presentandolo come volano insostituibile del Pil nazionale. I dati parlano chiaro: secondo la ricerca Tecnè diffusa da Federalberghi, un italiano su due (24,2 milioni di persone, il 48,5% della popolazione adulta) non andrà in vacanza quest’estate, e il numero cresce ogni anno. Non è pigrizia, è impoverimento: il 52,8% degli intervistati indica la difficoltà economica come causa principale, tra rincari di carburanti, alimenti e affitti, mentre un altro 11,2% rinuncia per i prezzi delle strutture turistiche stesse.

Rimini e la Riviera: la crisi è già qui

Il litorale romagnolo non è immune, è anzi tra i più esposti. Con la quarta ondata di calore dell’anno in corso, il mare arriva a temperature vicine ai 30 gradi — un’acqua termale che non offre più refrigerio — mentre gli stabilimenti balneari hanno alzato i prezzi del 6% (dato Altroconsumo) registrando comunque un calo di presenze stimato tra il 15 e il 20% a luglio. È il fallimento di un sistema che ha scelto di monetizzare ogni metro di spiaggia invece di garantirne l’accesso: nonostante 7 italiani su 10 vorrebbero più spiagge libere (sondaggio Swg), il monopolio delle concessioni balneari continua a imporre il lettino a pagamento come unica opzione lungo la stragrande maggioranza della costa. Il risultato è che sempre più cittadini rinunciano al mare di casa propria, o scelgono un volo low cost che costa meno di un pieno di benzina per raggiungere spiagge libere all’estero.

La risposta del Comune: piscine sulla sabbia mentre la Romagna ha sete

Proprio mentre la siccità colpisce duramente la nostra regione — e mentre in Catalogna, nel 2024, si è arrivati a proibire agli hotel di riempire le piscine per fronteggiare la carenza d’acqua — l’amministrazione riminese ha approvato una variante al Piano degli arenili che apre alla costruzione di piscine in spiaggia. È uno schiaffo al buon senso ambientale e alla popolazione che già oggi fatica ad accedere all’acqua potabile: si propone di sprecarne per riempire vasche artificiali a pochi metri dal mare, come se il problema del turismo balneare fosse la mancanza di acqua e non l’eccesso di privatizzazione e di prezzi.

Come Federazione di Rimini del Partito Comunista chiediamo:

  • Il blocco immediato della variante al Piano degli arenili che autorizza piscine sugli arenili, in nome della tutela della risorsa idrica;
  • Un piano straordinario di liberazione delle spiagge pubbliche, per ridurre il peso delle concessioni balneari e garantire l’accesso gratuito al mare come diritto e non come privilegio a pagamento;
  • Il congelamento dei prezzi negli stabilimenti balneari che operano su suolo demaniale, contro speculazioni che scaricano sui lavoratori e sulle famiglie i costi della crisi climatica;
  • Investimenti pubblici per l’adattamento climatico della costa romagnola, in alternativa alle grandi opere di cementificazione che aggravano la crisi idrica e ambientale.

Il modello del “petrolio d’Italia” è già superato dai fatti: mareggiate, incendi e temperature record ridisegnano la geografia del turismo europeo, e secondo il Joint Research Centre della Commissione Ue le presenze nel Mediterraneo caleranno del 10% entro fine secolo a vantaggio del Nord Europa. Continuare a ignorare questi problemi strutturali, come sta facendo il governo Meloni con il ministro Mazzi in continuità con la sua predecessora Santanché, significa condannare Rimini e la Riviera a un declino annunciato.

Per quanto detto sopra, la Fed. Riminese del PCI “E. Berlinguer” lancia unappelloaperto a tutte le realtà politiche, associative, ambientaliste e civili, per contrastare questo folle progetto, che andrà a minare il futuro della nostra città e della nostra costa, e che è stato approvato dall’Amministrazione e dal Consiglio Comunale senza coinvolgere i cittadini, ne tantomeno i lavoratori del settore (come riportato dalla stessa Filcams Cgil Rimini).
Serve un cambio di rotta radicale: pubblico, ecologico, popolare.

Partito Comunista Italiano
Federazione di Rimini

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