Partito Comunista Italiano
Il bilancio del governo Meloni: l’economia di guerra e l’attacco programmato alle classi popolari

Mentre i canali della propaganda ufficiale continuano a diffondere la narrazione di un’Italia stabile, in crescita e apprezzata dai mercati finanziari, la realtà materiale vissuta quotidianamente dai lavoratori, dai disoccupati e dai pensionati del nostro Paese – e del Mezzogiorno in particolare – racconta una storia del tutto opposta.A quasi quattro anni dall’insediamento del governo Meloni, il bilancio economico e sociale del Paese è drammatico. Non si tratta di una gestione inefficiente o di semplici contingenze sfortunate, ma di una precisa linea politica, scientificamente orientata a difendere gli interessi del grande capitale, di Confindustria e dei blocchi imperialisti della NATO, scaricando i costi della crisi strutturale sulle spalle della classe operaia e dei settori popolari.
- Economia di guerra, saccheggio del welfare e finanziarizzazione del TFR
Il contesto internazionale: Le direttive strategiche dell’Unione Europea e i diktat del riarmo imposti dalla NATO stanno spingendo l’intero continente verso una spaventosa economia di guerra. Invece di investire nel benessere sociale, le potenze occidentali danno assoluta priorità al complesso militare-industriale transnazionale. Sotto la pressione del capitale finanziario speculativo, i sistemi di protezione sociale europei vengono smantellati per aprire nuovi mercati alle multinazionali delle polizze private e ai fondi speculativi globali.
La linea nazionale: Il governo Meloni esegue fedelmente questi ordini. Mentre il bilancio dello Stato per le spese militari dirette ha raggiunto la cifra record stimata in oltre 33 miliardi di euro all’anno, la sanità pubblica viene ridotta al lumicino. I documenti di finanza pubblica evidenziano che la spesa sanitaria in rapporto al PIL è precipitata al 6,2%, posizionando l’Italia agli ultimi posti del G7. A questa asfissia si aggiunge l’attacco frontale al salario differito dei lavoratori: attraverso campagne di pressione ideologica e modifiche normative, il governo punta alla finanziarizzazione del TFR, spingendo per sottrarre il Trattamento di Fine Rapporto alla sua funzione di liquidazione pubblica e sicura, per dirottarlo forzatamente verso i fondi pensione privati e i mercati azionari. Parallelamente, si assiste alla privatizzazione strisciante del welfare aziendale tramite sgravi fiscali che incentivano le assicurazioni sanitarie private, trasformando il diritto alla salute e alla pensione in una scommessa finanziaria a vantaggio delle grandi compagnie assicurative.
L’impatto regionale in Puglia: Nei nostri territori, questo “meccanismo dei vasi comunicanti” produce effetti devastanti. Mentre le risorse pugliesi finanziano i mercati di morte, il Servizio Sanitario Regionale è al collasso. In Puglia assistiamo al taglio lineare dei posti letto, al blocco delle assunzioni di medici e infermieri e all’ingolfamento delle liste d’attesa. Chi appartiene alle classi popolari e non ha i risparmi da investire nelle polizze assicurative private o nelle cliniche convenzionate è privato del diritto costituzionale alla cura. I lavoratori pugliesi vedono il proprio futuro doppiamente esposto: con salari bassi e il TFR aggredito dalla speculazione dei fondi, la prospettiva della pensione diventa un miraggio di povertà. - Inflazione capitalistica, salari da fame e precarietà strutturale
Il contesto internazionale: La crisi geopolitica globale e le sanzioni economiche nate dai conflitti imperialisti hanno innescato una spirale inflazionistica globale, guidata non dall’aumento dei salari, ma dai super-profitti delle multinazionali dell’energia e della logistica. Le politiche neoliberiste dell’area OCSE impongono la moderazione salariale per difendere i margini di guadagno dei grandi monopoli a discapito della forza lavoro.
La linea nazionale: L’Italia si distingue come l’unico paese dell’area OCSE a registrare una contrazione dei salari reali negli ultimi trent’anni, rimasti di oltre il 6% inferiori rispetto ai livelli pre-pandemia. Il governo Meloni ha risposto a questa emergenza rifiutando categoricamente l’introduzione di un salario minimo istituzionale e favorendo la frammentazione contrattuale. I dati INPS evidenziano come la sbandierata “crescita dell’occupazione” sia una farsa statistica: le assunzioni stabili a tempo indeterminato sono in costante flessione, mentre si registra un boom di contratti a termine, stagionali e in part-time involontario.
L’impatto regionale in Puglia: Nella nostra regione questa dinamica assume contorni di vero e proprio sfruttamento coloniale. La mancanza di un salario minimo si traduce nei settori della logistica, del turismo e del caporalato agricolo pugliese in paghe da fame che non superano i 4-5 euro l’ora. Il lavoro povero e la precarietà strutturale colpiscono in particolar modo i giovani e le donne della Puglia, costretti all’emigrazione forzata o intrappolati in contratti stagionali e privi di tutele, distruggendo qualsiasi possibilità di pianificazione esistenziale. - Sfruttamento operaio, strage sul lavoro e deserto industriale
Il contesto internazionale: La divisione internazionale del lavoro imposta dalla globalizzazione capitalistica spinge i capitali privati a ricercare la massima compressione dei costi di produzione e di sicurezza. Le multinazionali impongono standard competitivi al ribasso, delocalizzando gli impianti ovunque il lavoro costi meno e le tutele ambientali e sindacali siano più deboli.
La linea nazionale: A livello nazionale, il governo ha assecondato Confindustria liberalizzando il sistema dei subappalti a cascata e depotenziando i controlli ispettivi. Il risultato è la strage quotidiana nei luoghi di lavoro: i dati INAIL confermano che la media si mantiene stabilmente sopra le 1.000 vittime all’anno. Sul piano industriale, l’esecutivo si dimostra totalmente subalterno agli interessi dei grandi gruppi privati, registrando un incremento dei fallimenti societari superiore al 17% e la chiusura sistematica delle piccole attività schiacciate dall’alto costo del credito e dal calo dei consumi operai.
L’impatto regionale in Puglia: La Puglia paga un prezzo di sangue altissimo alla logica del profitto, con decine di operai che perdono la vita nei cantieri, nelle fabbriche e nei campi della regione. Sul piano produttivo, assistiamo a un drammatico deserto industriale. La totale assenza di una programmazione industriale pubblica e la gestione fallimentare di asset strategici nazionali ed ex-Ilva di Taranto lasciano il territorio in balia delle delocalizzazioni e della cassa integrazione perpetua, barattando il diritto al lavoro con il diritto alla salute. - La distruzione dell’Istruzione Pubblica: dall’eurocentrismo scolastico al soffocamento degli Atenei
Il contesto internazionale: Il blocco imperialista euro-atlantico necessita di un profondo disciplinamento ideologico delle nuove generazioni per giustificare le proprie mire egemoniche e l’alleanza bellica. Parallelamente, i modelli globali della Banca Mondiale e dell’OCSE spingono per la trasformazione delle università in fondazioni di stampo aziendale, dove la ricerca è sottomessa alle esigenze del mercato e i sistemi di formazione sono gerarchizzati secondo logiche meritocratiche d’esclusione.
La linea nazionale: Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha varato le nuove Indicazioni Nazionali, un’operazione reazionaria volta a imporre una prospettiva rigidamente ed esclusivamente eurocentrica e occidentale. L’obiettivo è cancellare il pensiero critico e la storia globale a favore di un indottrinamento sciovinista e atlantista. Contemporaneamente, il Ministero dell’Università guidato da Anna Maria Bernini sta portando avanti il “soffocamento programmato” degli atenei statali attraverso tagli occulti al Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO). A ciò si unisce il progetto di riforma della governance, che punta a inserire nei Consigli di Amministrazione membri di diretta nomina ministeriale e sostituendo la libertà di ricerca con un rigido controllo quantitativo (il sistema “a semaforo”).
L’impatto regionale in Puglia: La scuola pugliese, impoverita dai tagli del “dimensionamento scolastico” e dal caro-libri, vede esplodere la piaga dell’abbandono precoce: la media regionale è dell’8,6%, con picchi drammatici a Bari città, dove il tasso tocca il 13,8% e supera il 22% nei quartieri popolari come San Nicola, San Paolo, Libertà. Sul fronte accademico, quasi tutti gli atenei pugliesi (Bari, Salento, Politecnico) vengono penalizzati dalle quote premiali concepite per favorire il Nord, bloccando il reclutamento dei ricercatori precari e spingendo gli studenti del Sud verso le università telematiche private o verso la migrazione universitaria. - Autoritarismo istituzionale, tecnologie di controllo e complicità imperialista
Il contesto internazionale: Per mantenere la propria egemonia vacillante, il blocco imperialista guidato dagli Stati Uniti e dallo Stato sionista sviluppano sofisticate tecnologie di sorveglianza di massa e cyber-intelligence predittiva. Queste tecnologie, testate sul campo per l’oppressione coloniale del popolo palestinese a Gaza e in Cisgiordania, vengono poi esportate nei paesi alleati per il controllo della popolazione interna.
La linea nazionale: Sul piano interno, il governo Meloni risponde alle tensioni sociali blindando lo Stato con decreti penali iper-repressivi che criminalizzano i blocchi stradali, i picchetti operai e le occupazioni studentesche. Questo autoritarismo si salda strutturalmente con l’importazione dell’hi-tech militare statunitense e israeliano. L’adozione di piattaforme di analisi predittiva fornite da colossi legati alla CIA come Palantir Technologies, unita alla nomina dell’ex ministro della Difasa ucraino Fedorov, legato a doppio filo a Palantir, a consulente di alto livello per le politiche di difesa, dimostra l’integrazione totale della nostra intelligence e delle forze di polizia nelle direttive strategiche di Washington e di Tel Aviv. A livello istituzionale, la legge sull’Autonomia Differenziata completa il quadro, realizzando la “secessione dei ricchi” e spaccando l’unità dei diritti della classe lavoratrice.
L’impatto regionale in Puglia: In Puglia la stretta autoritaria si manifesta nella militarizzazione dei territori e nella violenta repressione del dissenso politico e sindacale. I lavoratori della logistica, gli studenti universitari scesi in piazza per il boicottaggio accademico contro Israele e i movimenti ambientalisti pugliesi si trovano di fronte a procure che applicano i nuovi reati penali e a dispositivi di sorveglianza digitale di derivazione militare. L’Autonomia Differenziata, infine, minaccia di dare il colpo di grazia alla Puglia, trattenendo il gettito fiscale al Nord e condannando il Mezzogiorno a una definitiva sotto-dotazione di infrastrutture, trasporti e servizi essenziali.
Conclusioni: organizzare l’opposizione di classe
I dati e l’analisi materiale della realtà, letti nella loro interconnessione tra dinamiche globali e ricadute locali, dimostrano che la retorica del governo Meloni poggia sulla saldatura organica tra sfruttamento capitalistico, riarmo, privatizzazione del sapere e autoritarismo tecnologico d’importazione. Di fronte a questo scenario, la strada non può essere quella della mediazione o del moderatismo. È necessario ricostruire una forte e radicata opposizione di classe che parta dai territori, dalle fabbriche, dalle scuole e dai quartieri popolari della Puglia. Unire le lotte per il salario e la sicurezza sul lavoro alla battaglia per il rilancio dello stato sociale, contro l’autonomia differenziata e contro la militarizzazione dello Stato e del pensiero, è l’unico modo per spezzare le catene della subalternità e riprendersi il futuro.
Francesco Violante
segretario sezione Filippo D’Agostino Bari



