Vertenza Woolrich: la resa non si festeggia. Bologna perde un altro pezzo di storia e di lavoro

78 licenziamenti non sono un “accordo sociale”: è lo smantellamento di un presidio industriale nell’indifferenza delle istituzioni e nella passività sindacale.

BOLOGNA, 2 Settembre– Il 1° settembre si è consumato l’ennesimo dramma occupazionale sul nostro territorio. Con la chiusura definitiva della sede Woolrich di via della Cooperazione,78 lavoratrici e lavoratori bolognesisi ritrovano da un giorno all’altro senza un lavoro. Dopo oltre quarant’anni di presenza (dal 1982 ad oggi), la storia europea del marchio a Bologna si chiude nel modo più amaro: corridoi vuoti, scatoloni e competenze gettate al macero.

L’acquisizione da parte della torinese BasicNet si è tradotta esattamente in quello che temevamo fin dal primo giorno: una pura operazione di accentramento e razionalizzazione aziendale che ha scaricato interamente il proprio peso sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori. L’ipotesi iniziale di garantire la permanenza fino al 2027 si è rivelata una vuota promessa, dissolta con mesi di anticipo di fronte al fatto compiuto.

La responsabilità del sindacato e la rassegnazione delle istituzioni 

Come Partito Comunista Italiano – Federazione di Bologna, esprimiamo profonda amarezza e ferma contrarietà di fronte all’atteggiamento rinunciatario emerso a margine della firma dei verbali di conciliazione. Parlare genericamente di“vertenza complessa”e augurarsi che“la gente trovi presto un nuovo lavoro”rappresentauna resa incondizionata che lascia un solco profondo. 

  • Non ci si può rassegnare:L’accorato appello dei lavoratori —“Non s-bolognateci”— è rimasto inascoltato. 
  • Incentivi non sono tutela:“Incentivare” la perdita del posto di lavoro con delle buonuscite non significa tutelare l’occupazione: significa monetizzare la smobilitazione industriale di un territorio. 
  • L’impatto sociale:La maggior parte dei lavoratori espulsi ha tra i 40 e i 50 anni, un’età fortemente penalizzante nel mercato del lavoro attuale, a dispetto delle elevate professionalità maturate negli anni. 
  • Il ricatto della mobilità:Proporre il trasferimento a Torino a famiglie radicate a Bologna da decenni non è una reale alternativa, ma un licenziamento mascherato.

Si poteva e si doveva fare di più 

Ci chiediamo con forza:era davvero impossibile fare di più?Perché le istituzioni locali e regionali e le rappresentanze dei lavoratori non hanno eretto un muro politico e sociale contro la totale

smobilitazione della sede? Pagare per far uscire i lavoratori non è la soluzione, è la sconfitta. Ogni volta che si accetta un incentivo all’esodo al posto della difesa del sito produttivo, si firma la condanna a morte del tessuto economico della nostra città.

Il Partito Comunista Italiano esprime la propria totale solidarietà alle 78 lavoratrici e ai lavoratori della Woolrich di Bologna e ai colleghi di Milano. Continueremo a batterci al fianco di chi lavora e contro le logiche di profitto che sradicano le produzioni e impoveriscono i territori.

Partito Comunista Italiano – Federazione di Bologna

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