Partito Comunista Italiano
Il PCI in piazza Montecitorio

La solidarietà non si processa, il dissenso non si silenzia
Il Partito Comunista Italiano è tra i promotori del presidio-maratona del 9 settembre a Roma, promosso da oltre cento organizzazioni contro il Ddl Antisemitismo.

Combattere l’antisemitismo e ogni forma di razzismo è un dovere democratico. Ma criticare le politiche dello Stato di Israele, denunciare l’occupazione, le violazioni dei diritti umani e sostenere il popolo palestinese non è antisemitismo.
Non possiamo accettare che la lotta all’antisemitismo venga utilizzata per limitare la libertà di espressione, di informazione e di dissenso.
Il PCI sarà in piazza per difendere questi principi e ribadire che la solidarietà al popolo palestinese non può essere messa a tacere.
LA SOLIDARIETÀ NON SI PROCESSA.
IL DISSENSO NON SI SILENZIA.
📍 Piazza Montecitorio – Roma
🗓️ 9 settembre 2026 – ore 13.00
Partito Comunista Italiano
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COMUNICATO STAMPA
Associazioni: “Criticare Israele non è antisemitismo. No alla norma-bavaglio”
Presidio-maratona il 9/09 dalle ore 13 a Montecitorio in occasione della discussione del Ddl Antisemitismo alla Camera
A promuovere la mobilitazione oltre 100 organizzazioni in difesa dei diritti umani e della libertà d’espressione e informazione.
“Criticare Israele non è antisemitismo ma è un diritto costituzionale che va salvaguardato per il bene della nostra democrazia e dei diritti umani. Per questo la nuova ‘norma-bavaglio’, contenuta nel ddl Antisemitismo e basata sulla definizione IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), va fermata.
Il prossimo 9 settembre saremo dalle ore 13 in piazza Montecitorio, per un grande presidio e una maratona di interventi, in occasione dell’avvio della discussione del provvedimento in Commissione Affari Costituzionali alla Camera. Invitiamo tutte le organizzazioni sociali e politiche a unirsi alla mobilitazione”.
Questo, in sintesi, l’appello firmato ad oggi da oltre 100 sigle, tra organizzazioni sociali e politiche, in difesa dei diritti umani e della libertà d’espressione e informazione.
A promuovere la mobilitazione contro il ddl antisemitismo un’ampia pluralità di realtà: dal mondo dell’informazione ai sindacati, dai movimenti per la Palestina alle comunità ebraiche e cattoliche, dalle campagne e reti per la pace e contro il riarmo fino alle sigle di rappresentanza di scuola e università. E ancora: dalle associazioni per i diritti dei migranti e per la giustizia sociale fino ai collettivi di artisti e comitati cittadini da tutta Italia.
“Con il ddl antisemitismo, già approvato al Senato anche con i voti di alcuni senatori dell’opposizione, si vuole introdurre nella legislazione italiana la definizione IHRA, la quale, in ben 7 degli 11 esempi esplicativi di presunti atti di antisemitismo, recepiti nel provvedimento, tende a sovrapporre le critiche alle politiche di Israele con il razzismo antisemita.
Questo equivarrebbe a tacciare di odio razziale, e a perseguire legalmente, tutti coloro che denunciano pubblicamente le politiche coloniali, le violazioni dei diritti umani, il genocidio, la pulizia etnica e l’apartheid praticati dallo Stato di Israele nei confronti del popolo palestinese”.
“Il ddl Antisemitismo si propone il paradossale obiettivo di trasformare in legge una definizione come quella dell’IHRA che invece nasce come giuridicamente non vincolante.
Si tratterebbe dunque di una nuova, anomala, norma che amplierebbe, forzatamente, il concetto di antisemitismo, snaturandolo e trasformandolo in uno strumento per la repressione del dissenso politico e della documentazione dei crimini commessi dal governo israeliano e per colpire il diritto di critica, incentivando forme di autocensura letali per la nostra democrazia.
L’Italia sarebbe il primo Paese in Europa, assieme alla Romania, ad assumere interamente la definizione IHRA con un’apposita legge dello Stato”.
“È bene ricordare che gli strumenti normativi per prevenire e punire i crimini d’odio di diversa estrazione già ci sono, quali ad esempio la Legge Mancino (legge 25 giugno 1993, n. 205): sarebbe sufficiente garantirne la piena applicazione, senza il bisogno di evocare, strumentalmente, ulteriori norme, per di più liberticide come appunto quelle previste dal Ddl antisemitismo.
In netto contrasto con questa deriva, come già approvato dall’Ordine dei Giornalisti, si può e si deve scegliere di abbandonare la definizione IHRA e adottare la Dichiarazione di Gerusalemme, che non vuole essere definizione vincolante dal punto di vista giuridico, ma uno strumento per identificare, monitorare e combattere l’antisemitismo attraverso una serie di linee guida, legando la lotta all’antisemitismo alla protezione dei diritti umani e alla libertà di critica”.
“Ci appelliamo al mondo della cultura, scuola, università, ricerca, informazione, arte, sport e tutte le realtà sociali, culturali, sindacali, politiche, davvero democratiche, a fare fronte comune.
Per far rispettare una normativa che: difenda la memoria della Shoah senza trasformarla in arma politica; protegga davvero le persone ebree da ogni forma d’odio; impedisca che l’antisemitismo venga manipolato per giustificare l’oppressione di un altro popolo e mettere in campo forme di repressione e derive autoritarie; garantisca che la lotta al razzismo sia una lotta unica, indivisibile, senza gerarchie né eccezioni”, concludono.
Roma, 28 agosto 2026
LINK AL TESTO INTEGRALE DELL’APPELLO:https://docs.google.com/document/u/0/d/1J75d6Xu9bvP2otr3PggZfXsERX6TSkYOZJ7tvmXrQIw/mobilebasic?pli=1
Tra le organizzazioni promotrici:
ADIF, Amnesty International Italia, ANPI Roma, Arci, Articolo 21, Assopace Palestina, Attac Italia, BDS Italia, CGIL Roma e Lazio, FLC-CGIL, FNSI, Giuristi Democratici, Global Sumud Flotilla, Movimento Studenti Palestinesi, PCI – Partito Comunista Italiano, Partito della Rifondazione Comunista, Potere al Popolo, Rete Italiana Pace e Disarmo, Sinistra Italiana, Stop Rearm Italia, Un Ponte Per, Unione degli Universitari, Unione Sindacale di Base e numerose altre realtà sociali, sindacali, culturali e politiche.
IL 9 SETTEMBRE TUTTI IN PIAZZA.
LA SOLIDARIETÀ NON SI PROCESSA.
IL DISSENSO NON SI SILENZIA.



