Partito Comunista Italiano
Primi 9 mesi dell’anno: 865 morti sul lavoro, 1074 complessivi di itinere!

Altri dieci morti sul lavoro negli ultimi giorni di settembre e, così, al 30 settembre sono 865 i morti per infortunio nei luoghi di lavoro e 1074 quelli complessivi di itinere. Come scrive Carlo Soricelli sull’Osservatorio nazionale morti sul lavoro: “La tragedia di Daniele Gremes, uno dei tre morti sui luoghi di lavoro di ieri ucciso nel Trevigiano, è il 30esimo morto sui luoghi di lavoro in questa provincia, che è anche la provincia dove è morto Mattia Battistetti e dove la “mamma combattente” Monica Michielin lotta da anni per avere giustizia per suo figlio. Treviso è la provincia con più morti sui luoghi di lavoro in Italia. Daniele è rimasto ucciso dall’esplosione improvvisa di un tubo in pressione mentre lavorava e porta il bilancio delle vittime in Veneto a un livello drammatico e scandaloso. Con questo ennesimo infortunio mortale si raggiunge la quota reale di 101 lavoratori deceduti direttamente sui posti di lavoro dall’inizio dell’anno, a cui si sommano i lavoratori rimasti uccisi in itinere lungo le strade e le arterie autostradali del territorio. Un totale tragico di 123 vite spezzate, tutte registrate e documentate dall’Osservatorio. Il confronto con le altre regioni è impietoso e mostra tutta la gravità della situazione: Il Veneto registra quasi il doppio dei morti dell’Emilia-Romagna. Mantiene un numero di vittime vicinissimo a quello della Lombardia, che però ha più del doppio dei suoi abitanti e lavoratori. Supera abbondantemente regioni come la Campania e la Sicilia. Una regione che ama definirsi tra le più civili, progredite ed efficienti d’Italia non può accettare e tollerare.”
Ha ragione, Carlo Soricelli, a rimarcare come in una delle regioni più ricche d’Italia, che veniva definita la locomotiva dell’economia nazionale, la mortalità nel lavoro è indice di un degrado anche culturale che ritiene la sicurezza nel lavoro e la salute di chi lavora cose che possono non avere la massima priorità. Da troppi decenni il lavoro non è “il primo diritto costituzionale” ma qualcosa di diverso. Le lavoratrici e i lavoratori non sono più il motore del paese ma degli strumenti in mano a padroni che hanno come unico fine la crescita della propria ricchezza. “El far schei” come diciamo in Veneto.
Anche le guerre servono a “lorsignori” per arricchirsi. Lo fanno con il riarmo. Lo fanno uccidendo i popoli, assoggettandoli alla loro avidità, rubando le loro ricchezze.
Forse è venuta l’ora di ribellarci contro chi comanda e non vuole investire nel lavoro né avere un piano di sviluppo industriale che non sia il tirare a campare e considerare i diritti di chi lavora un costo che si deve tagliare.
Dipartimento Lavoro PCI



