Partito Comunista Italiano

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22 Febbraio: presidio per la pace davanti al Consiglio Regionale della Toscana

Di Sandro Scardigli – Segreteria Regionale PCI Toscana – Dipartimento Esteri

PRESIDIO DAVANTI AL CONSIGLIO REGIONALE DELLA TOSCANA (Firenze, Via Cavour 2-4)
MARTEDÌ 22 FEBBRAIO DALLE ORE 15 ALLE 19.

Mai come in queste ultime settimane il pericolo di una guerra in Europa, dagli sviluppi imprevedibili, è stato così vicino. Gli USA e la NATO, ormai da diversi anni, stanno circondando la Russia di basi militari, trasformando i paesi ex socialisti ed ex componenti l’URSS in postazioni nucleari in grado di colpire Mosca in pochissimi minuti.


Il governo ucraino, che ha messo al bando il Partito Comunista ed al cui interno ci sono ministri e alti funzionari civili e militari dichiaratamente nostalgici dell’occupazione nazista, ha chiesto da tempo l’ammissione alla NATO. Da anni è in corso una guerra interna fra il governo golpista di Kiev e le autoproclamate repubbliche del Donbass, dove vivono le minoranze russofone.
Ai cittadini ucraini di lingua russa viene perfino proibito di pubblicare giornali a diffusione nazionale che siano scritti nel loro idioma. Kiev nega qualsiasi autonomia regionale al Donbass, mentre miliziani e inermi cittadini di queste autoproclamate repubbliche popolari (di ispirazione comunista) vengono quotidianamente uccisi dai militari e dalle truppe speciali ucraine, composte in gran parte da fanatici neo nazisti. Un caso diverso dal Donbass è la Crimea. Questa penisola è abitata quasi esclusivamente da russi ed ha fatto parte integrante della Russia fino al 1954. In quell’anno venne dichiarata repubblica autonoma nell’ambito della repubblica ucraina, facente parte dell’URSS. Crollata l’Unione Sovietica i cittadini della Crimea si sono sempre più orientati ad una riunificazione con la madrepatria, fino al referendum di qualche anno fa, che l’ha sancita. La Crimea è Russia.


Il Presidente USA Biden, in forte calo di consensi soprattutto dopo il precipitoso ritiro dall’Afganistan, sta utilizzando la retorica patriottarda e anti russa per mobilitare attorno a sé l’opinione pubblica. Un altro motivo è certamente il tentativo USA di impedire la messa in funzione del gasdotto North Stream 2,  dalla Russia all’Europa occidentale, che raggiunge la Germania passando sul fondo del Mar Baltico (evitando così l’Ucraina e i paesi più anti russi) e vanifica ogni potere di ricatto USA rispetto all’approvvigionamento energetico. In questo quadro si gioca una partita cruciale rispetto ai rapporti di forza geopolitici. Gli USA vogliono impedire l’esistenza di qualsiasi zona cuscinetto fra NATO e Russia, rendendola vulnerabile politicamente e militarmente. La Russia ha l’opposta esigenza di avere attorno a sé paesi neutrali.
La Cina costituisce un ottimo mercato alternativo per il gas russo, in eventuale sostituzione di quello europeo. L’industria cinese e quella russa possono integrarsi progressivamente insieme al resto dell’area eurasiatica con la Belt and Road Initiative, offrendo una solida alternativa ai costanti ricatti di matrice USA.
Nei giorni scorsi ci sono stati segnali di allentamento della tensione, dovuti soprattutto alla dichiarazione del governo ucraino, che ha proposto di congelare per dieci anni l’adesione di Kiev alla NATO. Anche se sono fascisti, i governanti ucraini non sono stupidi. Non accettano di rischiare la loro vita in una guerra di grandi proporzioni voluta da un paese, gli USA, situato oltreoceano, che cerca di raccogliere frutti politico-strategici con la pelle degli altri.


Ma proprio quando la tensione sembrava calare, aprendo la strada alla trattativa fra USA e Russia, l’esercito ucraino ha ricominciato a bombardare le postazioni di frontiera e i centri abitati delle repubbliche russofone di Donetsk e Luhansk, facendola bruscamente risalire e, naturalmente, dandone la colpa alle milizie ribelli. È molto possibile che Ucraina e USA stiano cercando di costringere Mosca a intervenire direttamente in quelle zone di frontiera, per poi mobilitare il “mondo” contro l'”invasione” e logorare la Russia con sanzioni e attacchi militari provocatori da parte delle truppe di Kiev.
E il baratro sul bordo del quale si agitano questi “dottor Stranamore” è lì ben aperto. Può bastare un errore o un frainteso di una delle due parti e poi…
Solamente lo scioglimento della NATO e la creazione di un nuovo equilibrio multipolare potranno allontanare i pericoli di una guerra di vaste proporzioni in Europa e di uno scontro diretto fra gli USA da una parte e Russia e Cina dall’altra.

Fuori l’Italia dalla NATO per noi non è solo uno slogan, ma un obiettivo strategico.


Il Partito Comunista Italiano e la Federazione Giovanile Comunista Italiana manifesteranno davanti al Consiglio Regionale della Toscana con un presidio, durante il quale chiederemo al Consiglio di pronunciarsi ufficialmente contro l’allargamento della NATO ad Est e per la fine della persecuzione dei comunisti e della popolazione di lingua russa in Ucraina.


L’appuntamento è per martedì 22 febbraio a Firenze, in Via Cavour n. 2-4 (davanti alla sede del Consiglio Regionale), dalle ore 15 alle 19.

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