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Ancora un giorno…..fai in modo che non ci dimentichino

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Il racconto della guerra di liberazione in Angola, tratto dal libro di Kapuscinski, in un coinvolgente film d’animazione

di Laura Baldelli

“Ancora un giorno”, titolo originale “Another day of life”, è un film di animazione, ma anche un’opera ibrida, che mescola i linguaggi, costruita a quattro mani da Raul de Fuente documentarista spagnolo e Damian Nenow regista polacco d’animazione; la sceneggiatura è di Nail Johnson e Amaia Remirez ed è tratta dall’omonimo romanzo di Ryszard Kapuscinski, pubblicato nel 1976 e nuovamente nel 2008 da Feltrinelli. Prima di scrivere del film occorre ricordare lo scrittore, giornalista, intellettuale, antropologo e soprattutto reporter fotografo Kapuscinski, un uomo che fin dal 1956 viaggiò in tutto il mondo per la testata polacca Sztandar Miodych ed per l’agenzia di stampa nazionale polacca Pap; fu testimone di grandi cambiamenti ed eventi storici, ha lasciato un segno inconfondibile nella storia del giornalismo militante, secondo molti ha cambiato il modo di scrivere di guerra, di politica e storia, perché si avvicinava con empatia alla lettura della realtà, quasi in chiave poetica, perché il reportage implica la passione e coinvolgimento. Kapuscinski non poteva fare a meno di scrivere, vivono nella scrittura i suoi viaggi, il suo è un reportage letterario, coerente frutto della sua formazione, dove la letteratura, come lui stesso disse, era stata tutto, vi aveva cercato la forza di vivere, le direzioni da prendere, la rivelazione della vita. Per Kapuscinski il giornalismo era il genere letterario più collettivo che esistesse, perché oltre al giornalista che lo scrive, ci sono tutti quelli che incontra lungo il cammino e contribuiscono così a scriverlo. Il libro “Anather day of life”, volutamente non fu scritto per documentare gli episodi bellici, ma per parlare sia di come ci senta spersi nella “confusao” di una guerra civile e nell’incertezza dei destini, e sia soprattutto per assolvere al suo imperativo morale verso i più deboli: “per far sì che il mondo non dimentichi”, come ogni volta si sentiva dire dai protagonisti e testimoni che fotografava, che volevano tutti essere ricordati per le loro scelte, per le loro azioni, per il loro probabile sacrificio. Avevano già capito che il pensiero unico del liberalismo e del neoliberismo li avrebbe cancellati dalla Storia. Tornando al film, è stato presentato fuori concorso a Cannes 2018 ed ha vinto l’European film Awards 2018 come miglior film di animazione. I due giovani registi usano un’animazione affascinante, una rilettura della vecchia pratica del rotoscopio, la tecnica che ricalca disegni su corpi e movimenti degli attori, usando tutte le nuove tecnologie digitali come il 3D. La scelta dell’animazione per raccontare una storia ambientata nella Storia, ha il precedente ne il bellissimo “Valzer con Bashir” di Ari Folman, racconto dell’ eccidio di Sabra e Shatila, compiuto dall’esercito israeliano nella prima guerra del Libano. “Ancora un giorno” diventa una grafic-novel che ben si adatta ad esprimere il racconto soggettivo di Kapuscinski, attualizzando una storia di più di 40 anni fa, che molti hanno dimenticato o mai saputo ed è importante che siano stati dei giovani cineasti a riproporla. Infatti i due registi sono andati in Angola e attraverso le foto di Kapuscinski hanno ripercorso i luoghi dell’azione del reporter e della Storia: siamo in Angola nel 1975, quando il Portogallo decise di abbandonare le colonie africane, dopo la rivoluzione dei garofani avvenuta il 25 aprile 1974, che liberò il paese dalla dittatura fascista, durata 66 anni e si racconta dei tre mesi trascorsi da Kapuscinski nella ex colonia in piena guerra civile, dove la guerra fredda tra USA e URSS trova il suo campo di battaglia. Il film è frazionato da immagini reali, filmati d’epoca e foto di Kapuscinski, interviste in live-action ai protagonisti sopravvissuti di quel periodo in Angola. La guerra d’indipendenza in Angola era iniziata nel 1961, ma il Portogallo, dopo la rivoluzione dei garofani, decise di fare un accordo per il cessate il fuoco e dare l’avvio ai negoziati per la completa indipendenza, perché l’esercito aveva partecipato alla rivoluzione ed era di sinistra e comunque era molto impegnativo sostenere una guerra, oltre la contraddizione ideologica di sostenere il colonialismo negli ex territori dell’impero. Gli accordi di Algarve furono firmati il 15 gennaio 1975, prevedevano la formazione di un governo di Unità Nazionale, che avrebbe avviato l’Angola, dopo più di 400 anni, verso l’indipendenza, ma durante l’estate scoppiarono i conflitti tra i diversi movimenti indipendentisti, scatenando una guerra civile, alimentata dagli USA che non potevano sopportare che in Africa nascesse un movimento di liberazione dall’imperialismo europeo d’ispirazione marxista. Quello che lasciavano, in apparenza, la nazioni europee andava conquistato per motivi economici e politici. Il Portogallo nel novembre 1975, decise di abbandonare la ex colonia non potendo sostenere una guerra, nonostante l’Angola fosse ricca di tutto e faceva gola al capitalismo predatorio per le ingenti risorse del sottosuolo ad iniziare dal petrolio. Il contesto storico vedeva gli USA, dopo scandalo Watergate di Nixon, in cerca di riscatto e di prestigio dopo la sconfitta del Viet-Nam con il nuovo presidente Ford. In Angola gli USA, attraverso la Cia, sostennero il FNLA di Holden Roberto e così l’UNITA di Jpnas Malheiro Savimbi, mentre l’MPLA era il movimento di liberazione marxista-leninista di Agostino Neto sostenuto dall’URSS e soprattutto da Cuba. Così l’Angola era diventato lo scacchiere della guerra fredda, una specie di Viet-Nam africano, un paese spaccato in fazioni, in preda all’anarchia, da cui tutti scappavano, ma Kapuscinski da vero reporter decise di esserci per capire quello che accadeva. Kapuscinski, unico giornalista europeo, arrivò a Luanda, controllata dall’MPLA con il suo esercito di liberazione, in attesa della data fatidica l’11 novembre, giorno in cui era prevista la proclamazione d’indipendenza dal Portogallo, ma tutto precipitò, fomentato dalla CIA che contrastava la nascita di una repubblica socialista in Africa. Mentre tutti scappavano, Kapuscinski cercava informazioni, ma tutti dicevano che c’era “confusao”, termine portoghese che significa casino, confusione. La parola e il tono ironico ricorre nel racconto scritto di Kapuscinski, che il film riprende, perché è la cifra del clima dove tutto accadeva e le notizie arrivavano frammentate perché le comunicazioni erano bloccate. Soprattutto mancano notizie dal sud dove Joachim Antonio Lopez Farrusco resisteva eroicamente assediato dall’UNITA. Farrusco fu un ex militare paracadutista portoghese, che dopo la rivoluzione dei garofani si schierò per l’indipendenza dell’Angola. “Confusao” riassume quindi tutto ciò che non è chiaro nella confusione delle notizie, tutto quello che richiederebbe un fiume di parole….ma non c’è tempo, ma è anche lo stato emotivo di tutti. Per capire Kapuscinski sceglie l’approccio antropologico più vicino all’empatia e al metodo d’indagine scientifico, preferisce la soggettività alla oggettività. Nel film lo scrittore è “Ricardo” il suo nome in portoghese, così lo chiamano i suoi amici, che poi lo ricordano e raccontano nelle interviste nel film: Artur Queiroz, Luis Alberto, anche loro reporter. Lo raccontano nell’impresa più rischiosa che si potesse intraprendere in Angola in quel momento: raggiungere il comandante Farrusco, che molti credevano morto o destinato ad esserlo, ma invece contro ogni previsione resisteva all’avanzata dell’esercito del Sud Africa, la mano armata della CIA. L’ex militare portoghese si salverà e anche lui racconterà di Kapuscinski. Nell’incontro-intervista del reporter con Farrusco, avvenuto sotto assedio, è una pagina di storia e di umanità, in cui il Comandante spiegherà di essere rimasto e passato con l’MPLA dopo essersi imbattuto in combattimento con bambini di 12 anni con il mitra, e si trovava lì a fermare l’attacco dell’UNITA, che insieme alle truppe del Sudafrica, tentavano l’invasione dell’Angola, sotto la regia della CIA. Ma il personaggio più forte ed emotivamente coinvolgente del racconto e del film è Carlota Machado, la guerrigliera che accompagnò il reporter da Farrusco e morirà in un agguato a soli 20 anni, da vera resistente del MPLA. Carlota era bella e coraggiosa, salvò il reporter da un agguato, che fu l’occasione del loro incontro; lei era un’infermiera che combatteva per l’indipendenza del proprio paese, per una nuova Africa fuori dal colonialismo, contro anche l’emergente neo-colonialismo USA, che già esportava democrazia al fine di sottomettere e depredare i paesi potenzialmente ricchi. Carlota con grande senso di umanità curava anche i nemici dopo gli scontri, perché voleva guarirli e pensava che battaglia più grande dopo sarebbe stata quella contro l’odio e la nuova Angola libera la sognava così. Morì a soli vent’anni da resistente, da partigiana per l’Angola, per l’Africa, libere dalla schiavitù. A lei i guerriglieri cubani presenti in Angola dedicarono l’impresa militare in difesa del paese: “l’Operazione Carlotta”. Ed è proprio intorno alla presenza dei cubani in Angola, che Kapuscinski con grande senso etico, rinuncia allo scoop della sua vita: dare notizia alla sua agenzia polacca e al mondo, della presenza dei cubani e dell’invasione del Sudafrica dell’apartheid. Rinunciando al dovere di cronaca, mantenendo il segreto, favorì l’azione militare cubana e con questo gesto il reporter si schierò e compì un’azione da vero resistente che sta dalla parte del popolo angolano, con tutti i popoli africani contro l’imperialismo e il neocolonialismo USA per una nuova Africa. Oggi i due giovano registi Nenow e De la Fuente, con la loro opera, hanno continuato la volontà di Kapuscinski che scrisse e fotografò affinché non fossero dimenticati coloro che hanno dato la vita per la libertà, la democrazia, intese come uguaglianza, giustizia sociale, rispetto dell’essere umano.

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