Partito Comunista Italiano

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ARCELORMITTAL LICENZIA INGIUSTAMENTE UN LAVORATORE PER AFFERMARE LA SUA FORZA NEI CONFRONTI DELLA CITTÀ E DELLO STATO

di Dipartimento Lavoro PCI Puglia

Ormai Taranto e l’Italia sembrano come Totò in quella famosa scenetta nella quale prendeva schiaffi e rideva, senza reagire perchè diceva di voler vedere dove quel cretino che lo picchiava voleva arrivare. Totò prendeva gli schiaffi ridendo perchè tanto erano destinati ad un altro e lui pertanto che se ne importava.

Così oggi Taranto e l’Italia tutta prendono l’ennesimo schiaffo da parte di ArcelorMIttal che ha licenziato un lavoratore per aver condiviso un post su Facebook con il quale si invitava a seguire una fiction tivù che richiamava la vicenda ormai atavica dei veleni che la città respira. Prendono un altro schiaffone e ridono per vedere dove il colosso indiano vuole arrivare, tanto l’illusione è che a subire sia stato un solo lavoratore.

Il PCI sostiene che a quel lavoratore è stata tolta la libertà di espressione garantita dalla Costituzione e che per questo solidarizza con lui ed è pronto a sostenere qualsiasi battaglia politica e sindacale che possa cancellare questa ingiustizia e riaffermare le garanzie minime del diritto del lavoro. Il Partito Comunista Italiano non si rimette alla “speranza nella giustizia” tirando la palla in tribuna in attesa che poi della vicenda ci si dimentichi. Prima che il tribunale vi devono essere i sindacati, le istituzioni e le forze politiche che devono porre in essere azioni a tutela di quel lavoratore.

Ma questo non basta. Siamo convinti che l’atto compiuto da ArcelorMittal non sia indirizzato solo a colui che lo ha subito, ma che sia rivolto a tutti (lavoratori, sindacati, istituzioni, ecc.) nel tentativo di imporre da una posizione di forza un inquietante ipoteca sul futuro della città di Taranto e dell’industria italiana dell’acciaio. L’atto compiuto è talmente illegittimo da non poter essere stato assunto inconsapevolmente e pertanto rientra nella logica dell’arroganza di chi detiene il basrtone del comando e che, con quel bastone intende imporre la sua legge. Per questo riteniamo pericoloso per tutti quanto avvenuto. Ci troviamo difronte ad un colosso dell’economia che ritiene di poter imporre la sua legge rispetto a quelle dello Stato Italiano e per questo non si può stare fermi a subire l’ennesimo schiaffo ridendo.

ArcelorMittal da quando è a Taranto ha fatto continua ricorso alla cassa intgegrazione aumentando la precarietà del lavoro, non ha fatto alcun investimento per andare incontro alle prescrizioni ambientali, ha minacciato di andarsene (dopo aver raccolto le quote di mercato che le interessavano), ha sospeso lavoratori che hanno evidenziato le condizioni di insicurezza degli impianti, non ha mantenuto gli accordi stipulati con le organizzazioni sindacali nella individuazione dei lavoratori che sono stati assorbiti dalla precedente gestione commissariale. Cos’altro dobbiamo ancora consentire dentro e fuori le mura di quella fabbrica prima di intervenire. Quanti altri schiaffi devono ancora prendere i lavoratori perchè l’Italia, la Puglia e la città si rendano conto che quegli schiaffi sono rivolti anche, se non principalmente, a loro.

Il PCI non fa come Totò. Non aspetta di capire dove ArcelorMittal vuole andare a finire e per questo, nei prossimi giorni sarà al fianco dei lavoratori, della forze sindacali e politiche che vorranno prendere iniziativa per far sentire finalmente la propria voce.

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