Partito Comunista Italiano

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ASTRONAVE SCUOLA CHIAMA….

di Dina Balsamo, Comitato Centrale PCI – dipartimento Scuola

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Assegnazione agli ambiti territoriali, curriculum, chiamata diretta, conciliazione, ricorsi al TAR…e poi ancora: bonus di merito, preside manager, abolizione dell’anzianità di servizio: ad una settimana dall’inizio del nuovo anno scolastico, la scuola italiana parte un’altra volta nel caos totale.

Sulle testate giornalistiche nazionali on line e sui social, ad ogni articolo in cui vengono raccontate le storie di chi è costretto a scegliere tra un lavoro che, quale unica certezza, offre una ormai misera retribuzione e il mondo degli affetti e della famiglia, si scatenano le reazioni dei lettori che riversano su insegnanti incolpevoli (gli stessi da cui, per i loro figli, pretendono la disponibilità incondizionata) tutto il livore che può produrre la pancia ormai perennemente vuota del Paese: la disperazione cui conduce la mancanza di lavoro, porta ad individuare come nemico colui al quale un lavoro viene offerto, indipendentemente dalle condizioni capestro che dovrà subire.

Eppure ad ogni inizio di anno scolastico, numerose e distribuite in modo omogeneo in ogni luogo d’Italia, puntuali come la pioggia arrivano le proteste dei genitori e, paradossalmente, per gli stessi motivi per cui oggi protestano tanti insegnanti: classi sovraffollate, mancata continuità didattica e alunni diversamente abili senza insegnanti di sostegno.

Benvenuti nel mondo reale della scuola italiana.

Quello reale, sì.

Perché quello virtuale, costruito ad arte da chi la scuola pubblica la vuole distruggere sostituendola con un generico “servizio a domanda individuale”, parla di scuole aperte dalle 8 alle 22 finanche in estate, parla di investimenti nell’edilizia scolastica, parla di palestre e biblioteche aperte al territorio, parla di insegnanti “meritevoli” da premiare…mancano solo un campo da cricket e il sorriso del professor Keating con il libro sotto il braccio ed ecco pronto “L’attimo fuggente” de noantri…

Eppure…

Eppure se le parole della Ministra Giannini corrispondessero ad un progetto politico reale, nessun insegnante si ritroverebbe, dopo decine di anni di servizio precario, a subire trasferimenti non voluti e si aprirebbero le porte ai giovani che in questi anni hanno studiato per diventare insegnanti.

E ancora… è vero che l’italiano medio ha la memoria corta ma come dimenticare gli effetti nefasti della Legge di “riforma” della scuola targata Gelmini-Tremonti?

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Proviamo a ricordare:

La Scuola italiana, nel corso del triennio 2009/2012 ha subìto un taglio degli organici quantificabile in 130.000 unità (87.000 docenti e 44.000 ATA), a fronte di un aumento dell’utenza e di una sempre più massiccia presenza di alunni immigrati e di alunni con disturbi specifici di apprendimento per i quali, dal 2007, non è più stata prevista la figura dell’insegnante di sostegno.

Tutti questi tagli, a fronte di un aumento del numero di iscritti, hanno, in poco più di tre anni, ridisegnato la scuola: il team di maestre nella Scuola Primaria è scomparso, così come il modello a 33 ore settimanali, sostituito dalla maestra prevalente con 24/29 ore settimanali; nei centri industrializzati, dove la domanda del tempo pieno (40 ore) è stata massiccia (e la protesta dei genitori molto forte) si è avuto un effettivo aumento di classi con questo modello ma sono state praticamente azzerate le ore di compresenza e riempite le aule di bambini, fino a 29 per classe (le famose classi pollaio). Nelle regioni del sud, da sempre a maggiore rischio di evasione dell’obbligo scolastico, le classi a tempo pieno sono sempre state un’eccezione, anche a causa delle strutture obsolete e prive di spazi adeguati.

Non è andata meglio nei due gradi dell’istruzione secondaria, dove tutte le cattedre sono state ricondotte a 18 ore frontali, azzerando le risorse per attuare tutti quei progetti per lo più attivati per favorire l’inclusione, ridurre la dispersione scolastica e garantire il successo formativo degli alunni con maggiori difficoltà.

E come dimenticare gli effetti della riforma pensionistica della Ministra Fornero? L’innalzamento a 65 anni dell’età pensionabile per le donne impiegate nella P.A.(e nella scuola le donne sono in larga maggioranza) ha prodotto un ulteriore effetto devastante per le migliaia di insegnanti precari, gli stessi che oggi devono “scegliere” se fare i bagagli o essere irrimediabilmente espulsi dal mondo della scuola!

COSA PENSIAMO NOI COMUNISTI

Riteniamo che investire su istruzione e formazione sia fondamentale per lo sviluppo economico del Paese e per la sua coesione sociale.

E’ necessario che nel breve/medio termine siano reperite le risorse necessarie a:

  • innalzare a 18 anni l’obbligo scolastico;
  • formulare una nuova articolazione della formazione continua in età adulta, nello spirito di quello che hanno rappresentato le “150 ore” per intere generazioni;
  • aumentare i fondi per il Diritto allo Studio nei gradi di istruzione secondaria e universitaria;
  • finanziare un piano straordinario di edilizia scolastica che preveda la messa in sicurezza degli edifici più recenti e la sostituzione degli edifici più datati con nuove strutture dotate di tutti gli spazi necessari alla didattica della scuola 2.0

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