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Benvenuti nel 2021

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di Giorgio Langella, Responsabile Dipartimento Lavoro PCI

Nei primi 25 giorni di quest’anno così complicato, sono già 33 le persone
morte per infortunio nei luoghi di lavoro. Altre 30 sono decedute in itinere e ben 25 sono i medici e gli addetti ai servizi sanitari uccisi dal covid-19
contratto nei luoghi di lavoro. (fonte Osservatorio Indipendente di Bologna
morti sul lavoro).

In totale 88 lavoratrici e lavoratori hanno perso la vita. Più di 3 al giorno, una tragedia alla quale non ci si può né ci si deve abituare anche se è nascosta da una sostanziale indifferenza e una soffocante forma di “benevola censura”.
Pochi sono i cenni di quella che dovrebbe essere una questione prioritaria,
perché altre sono le notizie che i padroni dell’informazione ritengono
importanti. E altri sono gli interessi di chi siede in Parlamento e dovrebbe
agire.

Così ci si preoccupa della sorte di Alexej Navalny in Russia (e dei 30 giorni di carcere ai quali è stato condannato) il “grande dissidente” (con una storia
personale “opaca”) che va contro il “dittatore Putin”. Di lui si conoscono tante cose ma, nel frattempo, ci si dimentica di Julian Assange che da quasi due anni è in un carcere di massima sicurezza senza accuse specifiche e in attesa di un’estradizione negli USA che, per il momento, è stata negata dalla
giustizia britannica. Poi c’è la crisi di governo scatenata per motivi difficili da giustificare e comprendere da un ex presidente del consiglio, lo stesso che con il Jobs Act aveva massacrato i diritti dei lavoratori. Giuseppe Conte, che non è certo lo statista di cui avremmo bisogno, oggi ha rassegnato le
dimissioni e poi si vedrà. Si tenterà di fare un nuovo governo, una “nuova”
maggioranza forse di “salvezza nazionale”, forse con lo stesso Conte come
“capo” o, magari, qualcun altro, oppure si andrà ad elezioni.

Comunque sia, si scateneranno le risse più o meno mediatiche da parte dei mediocri politicanti che popolano le istituzioni e gli studi televisivi, in un’apoteosi dell’apparenza che non risolverà niente. Il covid-19 continuerà a imperversare, i padroni chiederanno ancora più privatizzazioni e finanziamenti a fondo perduto da parte dello Stato (che, però, dovrà restare in disparte) e, così, i ricchi si divideranno tra loro il benessere e i miliardi del recovery fund e si arricchiranno a dismisura, i poveri diventeranno ancora più poveri, si ricomincerà a licenziare e, in nome del profitto, si chiederanno sacrifici ai soliti. A quelli che faticano nelle fabbriche, nei campi, negli uffici, nei cantieri.
A quelli che le tasse le pagano e tutte.

E si continuerà a morire di lavoro e sul lavoro, ad ammalarsi, a subire
l’inquinamento e la devastazione ambientale prodotta da un sistema teso solo all’arricchimento personale. Tutto avviene in un’indifferenza fomentata da una informazione reticente verso i problemi reali e attenta, magari, a cosa succederà a Sanremo.
C’è una logica in tutto questo? Sì!

È quella dell’accumulo della ricchezza, del rifiuto della solidarietà, della
competizione esasperata imposta dai padroni del vapore, della convinzione
che si può e si deve accettare qualsiasi condizione di lavoro e correre,
correre, correre perché “tanto gli infortuni capitano agli altri” … che è
normale la crescente solitudine, l’odio verso i poveri, contro i “diversi”, quelli che non ce la fanno.

Quello che ci aspetta è un futuro incerto, oscuro, l’apoteosi di un sistema
ingiusto che ha un nome ben preciso: capitalismo.

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