Partito Comunista Italiano

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BERLINGUER E LA NATO

a cura di Norberto Natali – Direzione Nazionale PCI

Nel centenario della nascita del compagno Enrico Berlinguer -il 25 maggio scorso- in troppi ne hanno approfittato (come avvenne per il centenario del PCI) per deformare e travisare la storia in funzione delle odierne menzogne, come immaginavano Orwell ed altri autori in alcune opere molto note.

Nel nostro caso sembra emergere la figura di una sorta di Ligabue politico, un sognatore simpatico ma in fondo “innocuo”,  essenzialmente un uomo onesto -senza altre particolari qualità o meriti- proprio per questo rimasto un po’ solo ed anche incapace di far vincere le sue aspirazioni morali, tanto edificanti quanto (vogliono far intendere) ingenue.

Non c’è dubbio che l’onestà ed una moralità nuova siano state caratteristiche permanenti dell’opera del compagno Berlinguer (come di tutta la storia del PCI) ma egli è stato anche molto altro: un comunista, un combattente della classe operaia, un rivoluzionario.

Impressiona la spudoratezza con cui si è riusciti a nascondere le battaglie che hanno caratterizzato gli anni finali della sua vita e forse ne hanno causato la morte: la lotta, in chiave antimperialista, contro gli euromissili della NATO in Sicilia (compreso il suo discorso ai funerali di Pio La Torre e Rosario Di Salvo) e quella contro Craxi, per la difesa della scala mobile (argomento attualissimo) e in generale della classe operaia, del suo tenore di vita, della sua dignità.

Allo stesso modo, si è riusciti ad ignorare importanti testi dei suoi due ultimi anni di vita, nei quali scrisse letteralmente che “siamo e RESTEREMO comunisti” e che lo scopo della nostra lotta è una società nella quale siano le lavoratrici e i lavoratori “a decidere cosa e come produrre”.

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In questo quadro, invece, è stato fatto passare come una sorta di “mandante” dell’aggressività NATO e della guerra per procura che gli angloamericani stanno combattendo in Ucraina.

È sembrato che il compagno Berlinguer avesse passato gran parte della sua vita ad esaltare “l’ombrello della NATO”: è stato l’argomento che ha fatto la parte del leone e questo, forse, conferma che poteva avere qualche giustificazione chi, nel Partito, accolse allora con obiezioni e perplessità quell’espressione.

Essa, in verità, fu usata una sola volta e mai più ripresa.

Fu in un’intervista (nella quale si parlò anche di altro) rilasciata al più importante giornale della borghesia italiana, appena cinque giorni prima di elezioni politiche decisive dalle quali (non c’è spazio ora per illustrare meglio) poteva scaturire la terza guerra mondiale. Era il 1976, tutti sapevano che il PCI poteva vincere quelle elezioni ed andare al governo, molti temevano la reazione USA e NATO, peraltro spudoratamente adombrata dagli stessi. Non a caso, in un certo senso, pagherà il prezzo del risultato di quei risultati elettorali Aldo Moro, meno di due anni dopo.

Oltretutto -con una certa ironia che probabilmente i chiacchieroni di oggi veramente non capiscono-   Berlinguer disse che accettava “l’ombrello della NATO” per “costruire il socialismo” e aggiungeva che nei circoli atlantici, però, c’erano forze che tramavano contro il nostro paese e le istituzioni democratiche.

In definitiva, era una sorta di offerta tattica, una proposta di compromesso o patto, all’avversario imperialista nella cui area di influenza ricadevamo, secondo gli accordi di Yalta. A pochissimi giorni da elezioni tanto incerte e contrastate, in pratica Berlinguer diceva alla superpotenza USA che -qualora il PCI fosse andato al governo- non avrebbe proceduto alla fuoriuscita (unilaterale) dalla NATO, se quest’ultima avesse rispettato la volontà democratica del popolo italiano.

È un genere di proposte di cui è piena la storia: per fare due soli esempi, ne hanno fatte di simili anche Arafat e Mandela (potrei aggiungere perfino Lenin e Stalin).

Ora ci sono degli improvvisati “ultrarivoluzionari” -i quali, mentre non si sono fatti problemi ad approvare il finanziamento delle guerre della NATO quando erano loro in parlamento, cosa mai fatta dal PCI o da Berlinguer- sfruttano quella sua singola frase (come al solito sono l’ala di ultrasinistra delle campagne mediatiche del sistema di potere) per attaccare la storia del vecchio PCI ma -mi sorge il sospetto- soprattutto per attaccare il nostro Partito.

A loro e a me stesso domando: cosa avrebbe dovuto fare il compagno Berlinguer rivolgendosi, in quel momento e considerando i pericoli che incombevano, al popolo italiano? Doveva forse dire “se votate per noi e se andremo al governo, cadremo in tutte le trappole e le provocazioni USA, proveremo ad uscire immediatamente dalla NATO per trascinare il paese in una guerra sanguinosa e portarlo alla rovina”? Una simile posizione avrebbe dimostrato che il PCI era “più comunista” e portato maggiori consensi al Partito? Siamo sicuri che quest’ultima ipotesi sarebbe stata considerata positivamente dagli altri Partiti Comunisti, compreso il PCUS?

Equivarrebbe a dire che i compagni sovietici e di altri paesi avrebbero voluto la guerra mondiale, così come la vuole il presidente ucraino, quando invoca l’istituzione della no fly zone nel suo paese.

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Il congresso del PCI immediatamente successivo a quell’intervista fu il XV°, tenutosi a Roma nel 1979. Vale la pena riportare integralmente la Tesi 34 discussa e approvata anche dal compagno Cossutta ed altri i quali (come chi scrive) avevano criticato alcune frasi dell’intervista di tre anni prima.

Per risparmiare ulteriori commenti, alcune espressioni sono appositamente in maiuscolo:

“i comunisti si sono pronunciati e si pronunciano per il graduale SUPERAMENTO DELLA DIVISIONE DELL’EUROPA IN BLOCCHI MILITARI CONTRAPPOSTI, sulla base di precise e reciproche garanzie di sicurezza. Questo processo, in un mondo e in un’Europa in cui la pace riposa ancora oggi sull’equilibrio di potenza, può avvenire a condizione che SI EVITINO ROTTURE UNILATERALI DEGLI ATTUALI EQUILIBRI: ESSE COMPLICHEREBBERO, ANZICHE’ AGEVOLARE, IL PROCESSO DELLA DISTENSIONE. Da ciò deriva la necessaria permanenza dell’Italia nella ALLEANZA ATLANTICA, CHE DEVE OPERARE A FINI ESCLUSIVAMENTE DIFENSIVI NEL PRECISO AMBITO GEOGRAFICO PER CUI E’ STATA CREATA.

L’ITALIA, all’interno della NATO, NON DEVE RINUNCIARE all’esercizio libero e responsabile della sua autonoma iniziativa, ALLA LOTTA CONTRO POSIZIONI OLTRANZISTE E AGGRESSIVE”.

Volendo riportare solo un altro documento di quell’epoca, vale la pena considerare quello conclusivo del congresso nazionale della FGCI del 1985 (svoltosi a Napoli). È del tutto certo che la FGCI non era più “filosovietica” o “antiamericana” del Partito, tutto il contrario. Tanto che da lì a poco aderì all’organizzazione giovanile dell’Internazionale Socialdemocratica. Tuttavia, il congresso stabilì -testualmente- che la FGCI condannava la politica “aggressiva ed espansionista della NATO”; chiedeva la “ricontrattazione della posizione del nostro paese nell’alleanza atlantica”; specificava che pur volendo un superamento negoziato dei blocchi militari (senza atti unilaterali) però chiedeva con nettezza, in prospettiva, una posizione di “non allineamento” dell’Italia.

In conclusione, il PCI è sempre stato, incondizionatamente, contro la NATO e per il suo scioglimento.

Questa posizione non è mai stata modificata finché è stato vivo Berlinguer ma -in un certo periodo storico- è stata tradotta in una linea che chiedeva il superamento concordato dei blocchi militari contrapposti e rifiutava atti unilaterali che potevano complicare anziché favorire questa linea. Già nel ‘79 si ribadiva che la NATO doveva mantenere compiti esclusivamente difensivi riferiti alla stretta area geografica in cui era nata (gran parte dell’Europa occidentale e nord America).

Occorre domandarsi come sarebbe stata dispiegata tale linea se in quegli anni (anziché qualche decennio dopo) si fossero sciolti il Patto di Varsavia e l’URSS. Come negare che lo stesso compagno Berlinguer (e tutto il PCI) avrebbe, in tal caso, chiesto a gran voce lo scioglimento della NATO o, in subordine, l’uscita dell’Italia da quell’organizzazione.

Si può, inoltre, dubitare che si sarebbe battuto con decisione contro l’allargamento della NATO ad est, contro i disegni di ingresso dell’Ucraina nella NATO e anche contro il sostegno bellico a questo paese?

La posizione del nostro Partito, dunque, conferma ancora una volta la nostra coerenza con la storia e il lascito del PCI.

Aver fatto passare Berlinguer come una sorta di precursore di Biden o Draghi ci da la misura di come siamo pienamente immersi nella propaganda di guerra o, per essere più franchi, nella sistematica menzogna di guerra. In ogni caso, i bugiardi odierni devono scegliere tra Berlinguer e l’attore ucraino: o era giusta la sua posizione (niente affatto servile) sulla NATO e quindi va condannato il capo del governo di Kiev; oppure va salutato il “coraggio” e lo “spirito di libertà” di quest’ultimo, nella sua sfida alla superpotenza confinante e quindi si segua il suo esempio nel modo in cui si può fare in Italia: chi vuole fare come Zelensky, qui si batta per l’uscita dell’Italia dalla NATO.

2 commenti su “BERLINGUER E LA NATO

  1. Lui, Berlinguer, disse che si sentiva più protetto sotto l’ombrello della Nato, più protetto da chi? Si è visto poi come la Nato ci proteggeva, basta vedere i momenti più drammatici degli anni ’60,’ 70, ’80 e’ 90.
    Gli Usa sempre hanno sostenuto l’eversione reazionaria e fascista e mafiosa nel nostro Paese in funzione antioperaia, anticomunista e addirittura anti-progressista. Dire la verità vera di come sono andate le cose ci serve anche per combattere più chiarezza e lucidità la crisi drammatica che ci sta portando alla guerra oggi, oltrechè a favorire l’unità dei comunisti.

  2. muy buen texto, bien explicado el contexto y las palabras de Enrico Berlinguer. que saquen sus zarpas del PCI y del compañero Berlinguer. Muchos ultraizquierdistas anti pc acabaron después en las filas de la derecha o de la socialdemocracia más neoliberal. Y no solo en Italia.
    saludos compañeros y compañeras del PCI.

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