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Verso il Centenario

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Verso il centenario del Pci. Materiali di documentazione (a cura di Alex Höbel)Si sta ormai avvicinando il centesimo anniversario della fondazione del Partito comunista d’Italia, quel Congresso di Livorno che costituì un momento storico per il movimento operaio italiano e in generale nella vita politica del nostro paese. Pensiamo sia giusto utilizzare l’occasione di questo centenario non solo per celebrarlo e rievocare una grande storia, ma anche per consolidarne e ampliarne la conoscenza e per approfondire la discussione su di essa. Riteniamo quindi utile fornire alle compagne e ai compagni materiale di documentazione di carattere storico che consenta, a partire appunto dai documenti, di riflettere su alcune delle tappe fondamentali nel percorso del Partito comunista italiano, dal 1921 alla sciagurata decisione dello scioglimento, nel 1991.Il testo da cui partiamo è una mozione della sezione torinese del Partito socialista italiano, redatta da Antonio Gramsci e pubblicata da “L’Ordine nuovo” nel maggio 1920, intitolata Per un rinnovamento del Partito socialista. La mozione venne presentata al Consiglio nazionale del Psi del 18-22 aprile 1920, mentre lo “sciopero delle lancette” che aveva impegnato migliaia di operai piemontesi volgeva ormai al termine. Il Psi al suo XVI Congresso (Bologna, 1919) aveva aderito alla III Internazionale, ma di fatto aveva continuato a lavorare in una prospettiva sostanzialmente elettoralistica, puntando tutto su quel successo alle urne che effettivamente giunse poche settimane dopo, rendendo il Psi e il Partito popolare le forze maggiormente rappresentate in Parlamento. Contemporaneamente si intensificavano le agitazioni operaie e popolari del Biennio rosso, e proprio l’atteggiamento del Psi e della Cgdl di fronte a quella vasta mobilitazione a cuì la critica delle sinistre interne, convinte ormai della necessità di costituire anche in Italia un partito rivoluzionario sul modello bolscevico.Mentre Amadeo Bordiga, leader della frazione astensionista, è già convinto della necessità di arrivare a una scissione, la corrente ordinovista di Gramsci, Tasca, Terracini e Togliatti, temendo l’ipotesi di una scissione minoritaria, attua un ultimo tentativo di giungere a un radicale rinnovamento del Psi, che lo ponga in linea coi 21 punti dell’Internazionale comunista, uno dei quali prevede l’espulsione dei riformisti dal partito. Al Consiglio nazionale dell’aprile 1920, dunque, Terracini presenta a nome della sezione torinese (che peraltro è diretta dall’astensionista Boero col sostegno degli ordinovisti) la mozione Per un rinnovamento del Partito, redatta da Gramsci, in cui, criticando il Psi per la sua scarsa incisività nelle agitazioni in corso, gli si chiede di diventare “da partito parlamentare piccolo-borghese, il partito del proletariato rivoluzionario”, separandosi dai riformisti prima che inizi una “tremenda reazione”. Al tempo stesso, si propone al Psi di darsi un “programma di governo rivoluzionario […] nel quale siano prospettate le soluzioni reali che il proletariato, divenuto classe dominante, darà a tutti i problemi essenziali […] che assillano i diversi strati della popolazione lavoratrice”.Il documento fu di fatto un primo punto d’incontro a livello nazionale tra le istanze degli ordinovisti (necessità di non separarsi dalla maggioranza della classe operaia) e quelle bordighiane (priorità di un partito rivoluzionario omogeneo), mentre un altro pezzo della sinistra si manifestò con l’o.d.g. Misiano, che chiedeva al Psi di mettere il proletariato “sul piede di guerra”.Significativamente, Lenin giudicò la posizione dei comunisti torinesi come la posizione più avanzata e condivisibile in quel momento, costituendo la piattaforma più vasta e unitaria possibile per la trasformazione del Psi in un partito rivoluzionario. Il II Congresso del Comintern, tenutosi a Pietrogrado a luglio, fece propria la mozione torinese, richiamata esplicitamente delle tesi congressuali di Lenin, che invece proprio in quella sede polemizzò apertamente con l’estremismo e l’astensionismo, rappresentati dall’olandese Hermann Gorter e dallo stesso Bordiga.Riferimenti bibliografici:A. Gramsci, Masse e Partito. Antologia 1910-1926, a cura di G. Liguori, Roma, Editori Riuniti, 2016 H. König, Lenin e il socialismo italiano, Firenze, Vallecchi, 1972 A. Lepre, S. Levrero, La formazione del Partito comunista d’Italia, Roma, Editori Riuniti, 1971 P. Spriano, Storia del Partito comunista italiano, vol. I, Da Bordiga a Gramsci, Torino, Einaudi, 1967