Partito Comunista Italiano

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Chi paga la crisi?

di Giorgio Langella, Responsabile Dipartimento Lavoro PCI
e
Dennis Vincent Klapwijk, Responsabile Dipartimento Lavoro FGCI

Qualche giorno fa su ansa.it (17 aprile 2021 ore 15.27) veniva pubblicato un articolo con queste frasi iniziali: “L’Italia ha perso nel 2020 oltre 39,2 miliardi di salari e stipendi con un calo del 7,47% sul 2019. Lo si legge nelle tabelle Eurostat appena aggiornate sulle principali componenti del Pil, secondo le quali si è passati da 525,732 miliardi nel 2019 a 486,459.”

Una notizia che evidenzia una situazione che sta diventando sempre più drammatica per chi vive del proprio lavoro.

Di fatto un impoverimento crescente. Dell’Italia, come si scrive? Certamente l’Italia è più povera ma non tutta e non tutti. Anzi, esiste una esigua fetta di gente di un certo livello, di privilegiati, insomma, che nel 2020 (l’anno della pandemia) si è arricchita e ben di più di quanto hanno perso in minori salari e stipendi lavoratrici e lavoratori.

L’arricchimento, quindi, per pochi continua e lo si legge nella lista dei miliardari che Forbes pubblica ogni anno. Ebbene, in aprile 2020, Forbes annunciava che in Italia erano 36 i miliardari (in dollari) e che questi “fortunati” possedevano un capitale complessivo di oltre 125 miliardi di dollari, in calo rispetto agli anni precedenti. Il più ricco risultava Giovanni Ferrero con un patrimonio 24,5 miliardi di dollari. Adesso, in aprile di quest’anno, Forbes ha pubblicato la sua lista nella quale compaiono 46 nomi di miliardari residenti in Italia con un patrimonio combinato di 150,7 miliardi di dollari.

Il più ricco è diventato Leonardo del Vecchio & family (come viene riportato) con 25,1 miliardi. Giovanni Ferrero non è presente per il semplice motivo che, pur essendo cittadino italiano, risulta essere il più ricco del Belgio (dove ha la residenza) con un patrimonio di 35,1 miliardi di dollari. In definitiva, se si considerano i cittadini italiani e non solo i residenti, i miliardari del nostro paese sono 51 con un patrimonio complessivi di 204,5 miliardi di dollari.

Nell’anno della pandemia e dei sacrifici richiesti a ognuno c’è chi paga e chi accumula. È il mercato, si dice, sono le sue “leggi”. Può darsi, ma è possibile e logico ritenerle giuste?
È ora di dire basta alla retorica del “siamo tutti sulla stessa barca” e del “remiamo nella stessa direzione”. Se un sistema permette l’arricchimento di pochi a scapito dell’impoverimento di tanti è, semplicemente, qualcosa di
ingiusto e spaventoso.

È un sistema che deve essere abbattuto perché è fallito. Perché non riesce a sopravvivere se non sacrificando i più deboli, dividendo i lavoratori, togliendo loro i diritti, impoverendoli. È un sistema nel quale garantire la giustizia sociale e un lavoro stabile, sicuro e giustamente retribuito sono frasi prive di senso, irreali. Bisogna cambiare il modello di sviluppo dalle radici. Non si può, neppure, delegare la distribuzione della ricchezza alla generosità dei miliardari, al loro “buon cuore” e non si può né si deve chiedere loro di essere magnanimi. È lo Stato che deve agire, essere protagonista. Bisogna che la trasformazione della società sia radicale.

È indispensabile che l’imposizione fiscale sia più equa e di deve pretendere di più da chi ha di più, come sancisce la nostra Costituzione. Una patrimoniale sulle grandi ricchezze non è solo uno strumento di equità e giustizia è, prima di tutto, una necessità.

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