Partito Comunista Italiano

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CON L’ANPI, PER LA PACE E I LAVORATORI

Di Norberto Natali – Comitato Centrale PCI

Fonte Immagine: Patria Indipendente


Gli “inventori” del nazifascismo sono stati i liberali, con importanti sostegni di alcune forze cristiane (o “popolari”). Nel nostro Paese, ad esempio, il regime mussoliniano è scaturito da quello liberale, i Fasci furono voluti e finanziati dagli stessi industriali ed agrari che avevano espresso l’ordinamento preesistente; il “duce” riuscì ad andare al potere grazie alla complicità di liberali e popolari. Anche in Germania le vicende si svolsero in modo simile (con gravi responsabilità soprattutto di forze cattoliche bavaresi oltre che dei liberali) e così andò in vari altri paesi che poi furono vassalli dell’asse hitleriano.

In seguito, la ferma e matura politica dell’Internazionale Comunista (imperniata sui Fronti Popolari proposti da Togliatti nella sua relazione al VII Congresso del Comintern)  consentì l’alleanza con forze liberali e cristiano-popolari dalla quale scaturì anche la vittoria del 25 aprile.

Una parte significativa di queste stesse forze borghesi, da tempo, ha tradito l’antifascismo, quell’antica alleanza e sta nuovamente legittimando e rilanciando il nazifascismo. In Italia hanno tradito l’antifascismo come nel tardo ‘800 tradirono i significati più nuovi e peculiari del risorgimento: proprio da ciò scaturì la dittatura fascista.

Questo esige un vero e proprio “scippo” da parte loro della Resistenza e dell’antifascismo, dei loro simboli e della loro interpretazione: come nel passato fecero -appunto- con il risorgimento, fino al fascismo che fu il vero e proprio rovesciamento del concetto di patria e del ruolo dell’Italia che avevano i rivoluzionari, i garibaldini dell’800.  

Anche oggi tentano di “rubare” la parte più nobile e luminosa della nostra storia per utilizzarla a fini esattamente opposti a quelli che aveva. Per questo è per loro necessario concentrare il fuoco senza andare per il sottile contro i Partigiani, il PCI (questa è l’ossessione più intramontabile) ed oggi soprattutto l’ANPI.

È ovvio: per favorire e “riutilizzare” il nazifascismo devono eliminare, innanzitutto sul piano culturale e morale, gli ostacoli più scomodi. Questo avviene nell’ambito della gigantesca campagna orwelliana in corso da oltre un mese che ha lo scopo di seminare l’odio sufficiente a giustificare una guerra mondiale ma soprattutto a spargere rassegnazione (o convinta adesione) per tutte le ingiustizie e le ulteriori sofferenze che già hanno iniziato ad abbattersi sulle condizioni morali e materiali di vita delle lavoratrici e dei lavoratori, dei disoccupati, della gioventù, del meridione.

Si “spara” contro l’ANPI (e il suo Presidente Pagliarulo) utilizzando di tutto, incessantemente, da tutte le angolazioni. Perciò la credibilità culturale o morale della massa di chiacchieroni impiegati allo scopo è simile a quella dei fascisti che coniarono la fantasiosa categoria politica di “comunisti badogliani”.

Per esempio Massimo Gramellini, sul Corriere della Sera, ci guida in battaglia. E’ ora di smetterla -a suo dire- di perdonare tutto all’ANPI (con l’insignificante pretesto che è un’associazione di Partigiani) mentre la P della sua sigla in realtà significa “putiniani”: molto astuto; siccome Gramellini si scaglia contro la scritta (del manifesto ANPI) l’Italia ripudia la guerra, se questo vuol dire essere putiniani, allora Putin -secondo Gramellini- sarebbe uno che ripudia la guerra, che concorda con la nostra Costituzione o comunque lo sarebbero i putiniani.

Tuttavia l’asso nella manica di Gramellini è una sorta di “licenza” che si è presa la disegnatrice del suddetto manifesto per aver rappresentato il tricolore a bande orizzontali, come la bandiera ungherese. A detta del grande giornalista -quanti secoli sono passati dall’inquisizione?- questa è una prova dell’inconscia possessione del Presidente Pagliarulo, intimamente e segretamente affascinato da Orban.

A parte il fatto che la bandiera di una nazione storica, eventualmente, non può essere ridotta all’identificazione con un suo governo temporaneo, cosa ha mai scritto il signor Gramellini a proposito di quelli che i legami con il leader ungherese ce l’hanno apertamente, senza doverli scovare nei reconditi meandri della psiche? Ovvero quanto ha protestato in passato -al pari di come fa oggi contro l’ANPI- perché importanti forze politiche e di governo (come il partito di Berlusconi) fanno parte dello stesso partito europeo -proprio quello popolare, guarda caso- di Orban? Cosa ha trovato da ridire quando il PD si è alleato al governo proprio con il partito di Berlusconi, il quale, peraltro, amico di Putin lo è stato davvero e apertamente?

Gramellini ha mai censurato il fatto che gli uomini di Orban fanno parte della maggioranza che governa l’Unione Europea? Evidentemente il problema non è l’Ungheria ma l’ANPI e tutto fa brodo per tentare di eliminarlo.

Un altro esempio di questa campagna in corso è l’intervista apparsa pochi giorni fa su un quotidiano che ha sempre avuto a cuore il 25 aprile e i valori della Resistenza e della Costituzione: Il Giornale di Berlusconi, quello che disse che Mussolini mandava “in vacanza” i suoi oppositori e che spesso ha candidato -nelle sue coalizioni- esponenti di Forza Nuova e simili.

L’intervistato è un signore (non importa il nome, non facciamo attacchi personali) che parla come esponente del museo della brigata ebraica, forse si è vergognato di dire che è stato anche assessore della giunta di centrosinistra milanese. Due contenuti del suo lungo sproloquio sono: ora che non ci sono più i Partigiani, i comunisti (come Pagliarulo) si sono impadroniti dell’ANPI e la strumentalizzano; la NATO rappresenta la continuità della Resistenza italiana, ne è anzi l’erede naturale come la stessa Israele, tuttora impegnata nella resistenza contro le dittature che la circondano.

Di conseguenza, questo signore insieme a non si sa bene chi, annuncia al popolo italiano che andrà alla manifestazione del 25 aprile con le bandiere della NATO, di Israele e dell’Ucraina, per combattere -se ne deduce- il “covo di comunisti” ultimamente annidatisi nell’ANPI.

Per valutare la serietà di una posizione o di una proposta, è sempre utile considerare la coerenza di chi la esprime ed il rigore morale ed intellettuale che adotta. Molto brevemente, l’ANPI (nata addirittura prima del 25 aprile 1945) ha avuto sempre o quasi presidenti comunisti, ad iniziare dal mitico comandante Bulow, il compagno Arrigo Boldrini, parlamentare e dirigente nazionale del PCI.

Nelle attività interne dell’ANPI, da sempre, si usa l’appellativo “compagni”. Inizialmente era l’associazione unitaria dei Partigiani di tutte le formazioni: ciononostante, il primo consiglio nazionale contava ben 26 comunisti (circa il 46%) su 57 componenti, mentre il PCI era solo il terzo partito d’Italia con il 18% circa dei voti.

Successivamente, con la rottura dell’unità antifascista e in coincidenza della nascita della NATO (e della Gladio) le forze borghesi promossero delle scissioni dall’ANPI, come avvenne anche nei sindacati. Da quel momento, in buona sostanza, essa è sempre stata l’espressione delle Brigate Garibaldi (comuniste) e proprio per questo organizzazione di gran lunga maggioritaria tra quelle degli ex Partigiani.

Strano che il signore delle bandiere della NATO e dell’Ucraina si sia accorto solo ora che nell’ANPI ci sono “i comunisti”. Negli anni scorsi, invece, aveva protestato perché cittadini palestinesi partecipavano ai cortei in onore della Liberazione: come un razzista qualsiasi, pretendeva di discriminare ed emarginare da una pubblica piazza delle persone in ragione della propria etnia di origine.

Le farneticazioni sulla NATO naturale erede dei Partigiani, semmai, sarebbero più appropriate all’ONU: le Nazioni Unite combatterono alleate il nazifascismo, non quelle del Patto Atlantico tra le quali c’era anche la Germania e che si costituì quattro anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, come tutti sanno per contrapporsi ad un altro stato decisivo per la vittoria del 1945.

Anche  in questo caso, questo signore dovrebbe dirci: perché in oltre settant’anni non è mai andato alle manifestazioni dell’ANPI con le bandiere della NATO? In quale atto o documento questa alleanza militare rivendica la sua continuità con la lotta partigiana? Quando uno stato (l’Ucraina) ha vagheggiato la sua possibile adesione all’alleanza atlantica, il nostro ha forse ricordato l’incompatibilità tra ciò e il fatto che a Kiev è festa nazionale l’anniversario della nascita di uno dei più grandi criminali nazisti e sterminatore di ebrei, ovvero tale Bandera?

Ancora una volta, il problema non sono i fascisti ma l’ANPI. È una coincidenza molto significativa che questo forsennato tentativo di distruzione dell’ANPI si realizzi proprio demonizzando un manifesto che onora la Costituzione e nell’ambito di una campagna ausiliaria dei preparativi di guerra mondiale. Da quasi ottant’anni, infatti, l’ANPI -con innumerevoli documenti e manifestazioni, sempre coerenti- ha ripetutamente proclamato che i suoi scopi sono: la lotta per la pace, per la realizzazione della Costituzione, per la denuncia di quanti attentano all’onore e alla memoria della Resistenza e dell’antifascismo. Non c’era quindi modo migliore per far capire che l’attacco all’ANPI coincide con quello alla Costituzione, alla Resistenza ed è soprattutto funzionale alla guerra.

In attesa di conoscere su questi temi il pensiero del signore intervistato da Il Giornale, ricordiamo che appena tre o quattro anni fa -a proposito di bandiere NATO, ucraine ed israeliane nei cortei- aveva protestato proprio per il motivo opposto: non si può strumentalizzare il 25 aprile o la giornata della memoria del 27 gennaio -scrisse- per piegarle a problemi del momento che non hanno a che vedere con la loro origine.

A meno che con il nostro tifoso della NATO non si voglia augurare ai cittadini ucraini di vivere in futuro come da tanti anni tocca ai palestinesi. O no?

Un commento su “CON L’ANPI, PER LA PACE E I LAVORATORI

  1. Spiace notare purtroppo che anche all’interno dell’ ANPI si annidino personaggi come Fabrizio De Sanctis che ha condannato apertamente e duramente i sacrosanti striscioni esibiti stamattina che denunciavano le responsabilità pesantissime di NATO e USA nell’intera vicenda ucraina. Che siano Mattarella Draghi e Letta a difendere l’atlantismo guerrafondaio ce lo aspettiamo. Ma che che dall’ANPI arrivino esternazioni dello stesso tenore NO.
    I partigiani si rivolteranno nella tomba sapendo che in loro nome si sostengono le ragioni e le posizioni dell’imperialismo americano e dell’Unione Europea.

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