Partito Comunista Italiano

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CONTRO IL “CETA” E CONTRO IL “ TTIP”: il PCI aderisce alle mobilitazioni del 5 novembre

di Fosco Giannini, segreteria nazionale PCI; responsabile dipartimento esteri

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Chi non ricorda Roy Batty, l’androide di “ Blade Runner” che sotto la pioggia, in punto di morte, dice : “ Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare…”. Ecco, parafrasando Roy Batty, oggi noi potremmo dire, in relazione ai giganteschi, oscuri e sconosciuti movimenti economici e finanziari  capitalisti che dietro le nostre spalle stanno impostando il futuro: “ Accadono cose che noi umani non possiamo nemmeno immaginare…”.

E’ il caso del TTIP ( Transatlantic Trade and Investment Partnership, il Trattato Transnazionale sul Commercio e gli Investimenti) che le forze imperialiste e capitaliste USA e dell’ Unione europea stanno progettando al fine di costruire un nuovo ed immenso mercato ( liberista e senza regole, guidato solo da organismi tecnici sovranazionali subordinati alle multinazionali) cha  dovrebbe unire – nell’ idolatria delle merci e del profitto – tutto il nord America e l’Europa, trasformando questo immenso spazio in un unico mercato, costituito da 850 milioni di persone e segnato da un immenso rialzo dei flussi commerciali USA- Ue: dagli attuali  636 milioni di euro al giorno ai possibili 120 miliardi di euro, ma ciò entro un quadro di forte torsione liberista e attacco ai diritti e ai salari  dei lavoratori USA- Ue e attacco all’occupazione, all’ambiente e alla salute. Un mercato dalle proporzioni titaniche volto, tuttavia, non solo ad una nuova accumulazione capitalistica intercontinentale, ma alla costruzione di un nuovo blocco geopolitico dal carattere offensivo nei confronti della Cina e di Paesi emergenti come l’India, il Brasile e contro tutti i Paesi BRICS. Un nuovo blocco offensivo sotto il comando degli USA e della NATO che, appunto, vuol costituirsi attraverso il TTIP, che non a caso, e da tempo, è segretamente negoziato tra Commissione Europea e Governo USA. Ma anche sé è vero che il TTIP nasce “dietro le quinte” della storia e dietro le spalle dei popoli e delle grandi masse, è pur vero che movimenti di lotta sono nati e sono stati e sono tuttora in campo contro il progetto USA – Ue e che, in virtù delle loro lotte e delle contraddizioni interimperialistiche ancora in atto, il TTIP è stato sinora bloccato.

Ma, appunto, nella costruzione capitalistica del futuro “Vi sono cose che noi umani non possiamo nemmeno immaginare…”. E, oltre il TTIP, sta celermente avanzando, in modo altrettanto segreto, un altro progetto interimperialista: il CETA ( Comprehensive Economic  and Trade Agreement  e cioè l’accordo Economico e Commerciale Globale tra Canada ed Unione europea), un mercato di circa 560 milioni di persone sotto un ombrello iperliberista che porterebbe alla liberalizzazione di circa l’80% degli scambi commerciali tra Canada e Ue, che travolgerebbe tutte le piccole imprese europee favorendo la penetrazione di un mare di prodotti canadesi di bassa qualità in concorrenza con quelli europei ( ad esempio: l’imitazione infima del prosciutto di Parma e della Foresta Nera o del formaggio francese Roquefort). Un progetto, quello del CETA, che abbatterebbe il 97% tra dazi e dogane, consentirebbe alle oltre 40 mila grandi imprese USA che operano in Canada – tra le quali le gigantesche aziende agroalimentari della Coca Cola, della Mc Donald, Cargill, ConAgra foods –  di conquistare, per altre vie,  gli stessi privilegi che garantirebbe il TTIP: la possibilità di attaccare le regole che limitano i loro immensi profitti e persino la possibilità di citare gli Stati europei in giudizio ( con il meccanismo dell’Investiment Court System) se questi Stati “le danneggiassero” con l’applicazione delle regole democratiche. La dittatura del capitale.

Secondo uno studio recente dell’americana Tufts University, la partenza dell’accordo CETA ( utile per una ristretta area di  esportatori canadesi, USA e dell’Ue) causerebbe, già sul breve periodo, un forte perdita sul versante dell’occupazione ( circa 600 mila posti di lavoro in meno nel giro dei primi 6 mesi) e minaccerebbe importanti regole sul fronte della sicurezza alimentare e della salute. Nel Rapporto “ Butta quella pasta”, messo a punto dalla Campagna Stop TTIP Italia ( www. stop-ttip – Italia. net) si denuncia il facilmente ipotizzabile massiccio ingresso di grano e pasta canadesi, pieni, com’è noto, di tossine e residui di diserbante, grano e pasta tossici che in Italia, per legge, non passerebbero mai.

Ma, ancora: sappiamo bene cos’è la “Monsanto Company”: una multinazionale USA di biotecnologie agrarie con 18 mila dipendenti ed un fatturato di circa 14,5 miliardi di dollari, produttrice di mezzi tecnici per l’agricoltura e famosa per la produzione di sementi transgeniche e, dopo l’acquisizione della “ Seminis Inc”, la più grande azienda al mondo di sementi convenzionali. Una “Monsanto” dalla produzione ambigua, continuamente sotto i riflettori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e produttrice, ad esempio, e grande venditrice nel mondo, del diserbante “Roundup”, che come ingrediente chiave ha il glifosato, ritenuto cancerogeno anche – e soprattutto – dalla OMS.

E’ chiaro che la  “Monsanto”, in attesa della ratifica del TTIP, potrà utilizzare, per penetrare  i mercati europei, la via del CETA, in versione Canada – Ue.

Con il TTIP, per ora fermo anche grazie alle lotte dei movimenti europei ( le lotte sovranazionali contro il TTIP e contro il CETA rappresentano  una lezione per le forze comuniste e della sinistra politica e sindacale di classe dell’Ue, forze che hanno bisogno di costruire una loro lotta sovranazionale contro l’Ue), e il CETA siamo, in verità, di fronte ad un altro – e poderoso – tentativo di globalizzazione selvaggia dell’economia capitalistica. Un processo che ancor più abbatterebbe i diritti e i salari dei lavoratori europei, colpirebbe ancor più le democrazie e le Costituzioni dell’Ue e permetterebbe un’invasione di  merci tossiche nei mercati del vecchio continente.

In questo quadro va compresa e valorizzata la forte resistenza che la regione belga della Vallonia ( una delle tre regioni  con parlamento autonomo del Regno del Belgio) ha posto contro la firma, a Bruxelles, del progetto CETA. Tutti i governi Ue avevano già aderito al progetto e anche due delle tre regioni con parlamenti autonomi del Regno del Belgio ( Fiandre e Bruxelles – Capitale) avevano firmato. La Vallonia, avanzando una critica forte ( sulla falsariga dei movimenti “No TTIP/CETA) non aveva, sino a ieri, firmato.

La notizia di oggi è che anche la Vallonia ha ceduto, seppur con un compromesso col governo belga dal quale è scaturito un documento in cui si afferma “che il governo belga valuterà l’impatto economico e ambientale dell’applicazione provvisoria del CETA sul proprio territorio”.

Ora, sarà il Parlamento europeo che dovrà votare il progetto CETA che, una volta votato in Parlamento, dovrà essere ratificato dai 27 Paesi membri dell’Ue: la lotta continua e deve continuare.

Per tutte queste ragioni il Partito Comunista Italiano afferma la sua netta contrarietà al TTIP e al progetto CETA e aderisce, dopo le grandi manifestazioni di questi giorni a Bruxelles e Berlino, alle mobilitazioni  “ Stop TTIP/CETA” del prossimo 5 novembre, che si terranno in tutta Europa e che in Italia si organizzeranno a Roma, Milano, Torino, Verona e Udine.

Il PCI, i comunisti e le comuniste, ci saranno.

 

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