Partito Comunista Italiano

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CONTRO L’ASTENSIONE: STORIA E COERENZA.

di Norberto Natali, Comitato Centrale PCI

no-referendum

Una parte della sempre più frenetica e scoppiettante campagna elettorale (ormai non è più solo referendaria) di Renzi si propone di convincere qualche frangia di elettorato di sinistra ad astenersi anziché votare NO. Avvertiamo sparuti segnali che ciò potrebbe ottenere qualche risultato: non tanto per merito del fanfarone della Leopolda, quanto a causa della grave crisi ideologica, politica, organizzativa, che da tempo ha colpito la sinistra.

Si rimestano confusamente, in modo demagogico e cialtronesco, gli argomenti che “i comunisti non votano come i fascisti”, “non si può votare come Berlusconi e Salvini” fino a quelli più assurdi, per esempio che Berlinguer (o la Iotti o altri) avrebbero votato Sì.

In modo semplice e schematico, vorremmo prendere in considerazione l’argomento dei “comunisti che votano come i fascisti”.

L’accusa è molto vecchia. Ricordare chi la usò permette di inquadrare meglio il problema. Facciamo qualche esempio. Circa trent’anni fa, il capo del governo Craxi accusò il PCI (che faceva un’opposizione ferma e giusta) di “aver votato l’85% delle volte insieme al Movimento Sociale Italiano”. Si riferiva alle varie votazioni parlamentari, senza fare distinzioni.

Il PCI e l’MSI erano i due partiti di opposizione: non mi sembra strano che votassero contro le varie istanze del governo, ciascuno con i propri motivi. Forse Craxi avrebbe preferito che il PCI non facesse opposizione e accettasse un sistema di corruzione e leggi inique ed antipopolari “per non votare come i fascisti”.

Nel 1985 si svolse il referendum (per ottenerlo, si può dire, Berlinguer si batté fino alla morte) contro la prepotenza (commessa da Craxi) del “taglio dei quattro punti di scala mobile”, ovvero l’arbitraria decisione di togliere ai lavoratori 27.000 lire al mese, di cui avevano maturato il diritto.

Per poco non lo vincemmo e il giorno dopo (raccontiamo la storia anche minuta) in alcune strade di Roma volò qualche sberla, perché i socialisti affissero (anzi, tentarono di farlo) un odioso manifesto nel quale era disegnato il compagno Natta (all’epoca Segretario Generale del PCI) a braccetto con il fascista Almirante, in una scenetta che li vedeva sconfitti.

In quella campagna referendaria, voluta dal PCI, erano tutti contro gli operai (compreso Grillo che fece degli spot elettorali per i craxiani) e l’MSI, per far vedere che era all’opposizione e cercare un po’ di spazio (aveva il 5-6% dei voti a fronte del 33,3% del PCI) si dichiarò a favore della restituzione del maltolto ai lavoratori.

Probabilmente, i burattinai del potere borghese spinsero i fascisti a questa posizione: spostavano poco e così non si lasciava ai comunisti il “vantaggio” di essere soli contro tutti in una causa giusta e molto popolare.

Ora cominciamo a chiarirci le idee: certamente Craxi (e altri che possiamo ben immaginare) avrebbe preferito che il PCI -dopo aver lottato subito e duramente contro quella misura ingiusta ed essersi battuto per ottenere il referendum- avesse scelto di non votare come Almirante, ovvero avesse appoggiato la prepotenza del governo.

Certi politicanti si improvvisano antifascisti solo quando fa comodo ai padroni. E’ giusto ricordare che Craxi, dopo aver dimostrato tanta sensibilità contro i fascisti (cioè per togliere 27.000 lire ai lavoratori a vantaggio del padronato) fu poi quello che si vantò di aver “sdoganato” il partito di Almirante. Così, anzi, si aprì il processo che in pochi anni portò i fascisti a trasformarsi in Alleanza Nazionale e andare al governo. Grazie a Craxi!

Chi oggi è un po’ debole rispetto a certe sirene dell’antifascismo, dovrebbe ricordare quali sono le radici moderne dei concetti utilizzati dalla subdola campagna renziana. Bisogna rammentare la teoria degli opposti estremismi, la quale fu la base teorica (e non solo) della strategia della tensione e del periodo più torbido e sanguinoso della nostra storia, tra gli anni ’60 e ’70.

Tesi di ispirazione atlantica sempre respinta, per esempio, dal ministro democristiano (ma ex partigiano) Taviani. Mentre era il cavallo di battaglia di Andreotti, degli uomini di potere espressione della mafia e di altre forze tenebrose.

In definitiva, secondo costoro i comunisti e i fascisti (o i “rossi” e i “neri”) erano forze da considerare sullo stesso piano, come di natura eguale e di segno opposto, le quali erano estranee alla Repubblica democratica ed ostili ad essa allo stesso modo. Estrema sinistra (si intendeva anche il PCI) ed estrema destra attaccavano all’unisono -da due fronti opposti- la democrazia italiana perché il nostro era uno dei paesi “dell’occidente libero”.

Quanta differenza c’è, dopo mezzo secolo, con la propaganda renziana che accusa ancora -a suo modo- i “rossi” e i “neri” di opporsi al cambiamento, ad un futuro di crescita del paese e di un suo maggior successo internazionale per ricacciare l’Italia nel passato, nel caos, nella regressione?

Oggi, semmai, ci sarebbe da riflettere su una curiosità: perché i fautori del SI battono questo tasto solo rivolgendosi a sinistra e non fanno anche il contrario? Ossia, perché non invitano gli elettori di destra o di estrema destra a “non votare come i comunisti” come sarebbe più logico, viste le radici storiche della Costituzione?

Chissà quanti elettori reazionari e fascisti (e i renziani dovrebbero già saperlo) voteranno Sì: chi scrive per esempio ha già qualche dato in proposito e sarà bene -in questo scorcio di campagna elettorale- che i compagni facciano sapere pubblicamente quante persone notoriamente di destra, in realtà, sono a favore della “deforma” costituzionale.

Lo stesso vale per i noti richiami a Casapound: a Roma per esempio nel popoloso quartiere di Casalbertone (dove c’è un virulento circolo di Casapound) i fascisti ricoprono in continuazione i manifesti per il NO affissi dai giovani di sinistra. Bisogna denunciare questi fatti perché, probabilmente, sono più diffusi di quanto si pensi.

Infine, c’è anche un “antenato” di questo genere di argomenti.

Dopo l’omicidio di Matteotti, tutti i parlamentari antifascisti si ritirarono, come è noto, sull’Aventino. I comunisti, Gramsci in persona, tentarono per mesi di proporre a quell’assemblea di lanciare la mobilitazione popolare e lo sciopero generale contro il governo Mussolini.

Alla fine capirono che era tutto inutile e che l’Aventino era il modo per NON combattere veramente il fascismo. Perciò, a malincuore, tornarono alla Camera, soli e pochi per lottare direttamente (per quel che si poteva) contro centinaia di deputati fascisti.

Anche allora, i codardi che non erano capaci di combattere il regime, dissero che i comunisti “se la facevano” in parlamento con le squadracce di Mussolini.

Come ha detto giustamente Landini, il problema non sono tanto i fascisti, i quali, eventualmente, difendono la Costituzione (forse hanno capito la lezione e comunque sono loro a doversi giustificare con i propri sostenitori) ma i “democratici” che la Costituzione vogliono stravolgerla. Vorrei chiedere a qualche immaginario compagno: se non votare come i fascisti (quali? quanti? Tutti insieme o basta un singolo gruppo?) è il criterio per decidere, non abbiamo forse dato alla borghesia il modo per farci fare quello che vuole? Ossia basta che ordini a qualche gruppo fascista di prendere una certa posizione affinché noi -automaticamente- prendiamo quella opposta.

Ma come si fa a credere a chi parla male di Casapound per il referendum quando poi con quelli ci va a braccetto, per esempio, nel sostegno ai nazisti ucraini e in molte altre situazioni? Ricordiamo, solo per dirne una, che qualche mese fa una sezione milanese del PD ospitò rappresentanti di una formazione militare nazifascista ucraina, come dimostrano filmati già presenti su internet.

E infine: è più antifascista difendere la Costituzione o lasciare (per non votare -ammesso che sia vero- come i fascisti) che Renzi la stravolga?

Per la Costituzione hanno combattuto i partigiani, materialmente l’hanno scritta centinaia di loro alla Costituente (e con essi Terracini, Togliatti, Secchia, Iotti, Pertini, ecc.), in essa si riflettono i valori dell’antifascismo e tra le sue pagine aleggia lo spirito dei fratelli Cervi: tutto questo è meno significativo del richiamo “antifascista” di Renzi?

Per favore, facciamo che queste siano solo domande retoriche!

I veri antifascisti devono sapere che l’eventuale vittoria del Sì (magari ottenuta furbescamente anche grazie a chi non se l’è sentita di “votare come i fascisti”) sarà usata (non solo simbolicamente) come una sorta di “contro 25 aprile”, per suffragare nuove gravi avventure reazionarie, di guerra e di ulteriore stravolgimento della Costituzione stessa.

Forse avremo Renzi e fascisti sulla cresta dell’onda in quest’impresa. In tale malaugurata ipotesi sarà giusto che ogni compagno, ogni sincero antifascista, si domandi: dov’ero io il 4 dicembre 2016? Cosa ho fatto io, quel giorno, per scongiurare questa degradante situazione?

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