Partito Comunista Italiano

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CORONAVIRUS E POLITICHE PER L’AMBIENTE

di Edoardo Castellucci, Segreteria Nazionale PCI
e Responsabile Ambiente e Territorio

L’Italia è in quarantena, tutto il territorio nazionale è in zona rossa, o meglio, come ha tenuto a precisare il Presidente del Consiglio dei Ministri Conte, è in “zona protetta” e bisogna “Restare a casa”, d’altronde siamo in piena emergenza Coronavirus visto che non si è voluto chiudere, come fatto in Cina, le province interessate dal contagio, ed oggi, per contrastare la diffusione del virus COVID-19 o SARS-COV-2, bisogna far rispettare norme e raccomandazioni, che avrebbero dovuto essere basilari.

Ancora una volta questo nostro Paese è in emergenza.

Emergenza sanitaria prima di tutto, ma anche e soprattutto emergenza ambientale. Una emergenza epidemiologica, anzi una pandemia, che, come fa notare la virologa Ilaria Capua, deriva dall’azione dell’uomo sull’ambiente, e dai grandi squilibri che hanno portato alla crisi ecologica, figlia di un modello di sviluppo non più sostenibile e della distruzione delle risorse ambientali che il sistema capitalistico ha provocato e continua a provocare, questo perché l’ambiente è considerato un problema allo sviluppo e al profitto, mentre è la vittima dell’uso sfrenato e spregiudicato che di esso ne fanno le logiche del capitalismo.

Una pandemia quella del Coronavirus o COVID-19 che, come scrive Celestino Panizza, Presidente dell’Associazione Medici per l’Ambiente di Brescia, “richiama con urgenza l’attenzione alle interazioni tra cambiamento ambientale e insorgenza di malattie infettive.”
Malattie infettive, di origine zootecnica, che si sono succedute nel corso di questi decenni e, che sono causate dai cambiamenti climatici, dal consumo di suolo, dalla distruzione del territorio e delle risorse naturali, e dalle varie forme di inquinamento, che hanno colpito la specie umana, come la SARS, l’Ebola, l’AIDS, la MERS, e che sono dovute allo spillover, il “salto di specie” dagli animali all’uomo, determinato, come scrive Francesco Bilotta in “Coronavirus, Ebola e le loro cause” su Il manifesto del 26 febbraio 2020, dalla “… pressione antropica e la distruzione degli habitat naturali delle specie selvatiche …” e dall’ “impatto che le attività umane hanno sugli ecosistemi, le pratiche agricole, i sistemi di allevamento, la distruzione della biodiversità …”, e favorito nella diffusione dalla crescita demografica nel XX secolo, con la conseguente concentrazione in grandi metropoli e/o megalopoli e dalla intensità e rapidità degli spostamenti.

E’ singolare che la pandemia sia esplosa, come scrive Mario Tozzi su La Stampa, “in due delle zone più inquinate e stressate del Pianeta”, Hubei, in Cina, la Pianura Padano-Veneta, in Italia, dove si concentrano alte densità di popolazione, ma anche elevati tassi di inquinamento atmosferico e del suolo che determinano un aumento di malattie ed allergie a causa del trasporto, da parte delle polveri sottili, di microrganismi come virus, funghi e batteri, che finiscono nei polmoni degli abitanti.

La Pianura Padano-Veneta, la megalopoli delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, dove, come sottolinea Patrizia Gentilini dell’Associazione Medici per l’Ambiente in una intervista su Il manifesto del 5 marzo 2020, “… l’esposizione alle polveri sottili e al biossido di azoto rappresenta una emergenza sanitaria.
Le concentrazioni hanno raggiunto livelli insostenibili senza che le amministrazioni attuassero misure adeguate.” a ciò si aggiunge: “… l’emergenza ambientale causata dall’elevata concentrazione di Pfas (sostanze perfluoro alchiliche) nelle acque sotterranee, superficiali e potabili.” nei comuni di Vicenza, Padova e Verona. Senza dimenticare l’epidemia dovuta alla Legionella che aveva colpito, nell’estate 2018, l’area bresciana e mantovana.

Tutto ciò contribuisce ad indebolire il fisico dei cittadini residenti in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna favorendo complicanze respiratorie, si spiega anche così il numero molto alto di contagiati (80,00% del totale nazionale).

E’ singolare che, per fermare il Coronavirus, in questo nostro Paese si mettano in atto indispensabili misure eccezionali che toccano i nostri stili di vita e le nostre abitudini, mentre si adoperano misure palliative per contrastare il pericolo causato dall’inquinamento ambientale, che provoca circa 80.000 morti l’anno, con le polveri sottili, che fanno dell’Italia il primo paese per mortalità in Europa con circa 40.000 decessi.

C’è la necessità di fermare il virus e ridare serenità e sicurezza ad una popolazione spaventata da un nemico invisibile piombato improvvisamente sulla scena nazionale, ma non si può ogni volta ricorrere all’emergenza.
Fermare il virus è anche e soprattutto una opportunità per intervenire oltre che sulle politiche sanitarie, rimettendo al centro un servizio sanitario unico e riaprendo le strutture ospedaliere chiuse tornando ad una dotazione di posti letto adeguata alla popolazione nazionale, anche e soprattutto sulle politiche ambientali per evitare e scongiurare il ripetersi di eventi epidemiologici.

Politiche ambientali che promuovano: una rigenerazione ambientale e territoriale che salvaguardi gli ecosistemi; la lotta all’inquinamento ed ai cambiamenti climatici; la riduzione del consumo di suolo e della deforestazione; la conservazione della biodiversità; in modo da assicurare un governo del territorio e dell’ambiente che ripensi e ridisegni l’idea stessa di pianificazione del territorio e delle città, che sappia esprimere e rappresentare i sogni e i bisogni di chi li vive.

Una pianificazione territoriale, che interroghi la natura e ne preveda gli effetti, basata sulla prevenzione e non sull’emergenza, e che deve essere assunta come metodo generale delle decisioni, attribuendo priorità alla salvaguardia ed alla valorizzazione delle qualità territoriali – ambientali – culturali – sociali ed alla riduzione dei rischi connessi al cattivo uso delle risorse.

Pianificazione e prevenzione due termini che da comunisti prediligiamo inseriti nel programma “+ Stato – Mercato” che, come più volte ribadito, ci permettono di risparmiare costi e sprechi di denaro pubblico, e di salvare vite umane, nella consapevolezza che per la difesa dell’ambiente e del territorio l’economia va governata e non viceversa.

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