Partito Comunista Italiano

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COS’E’ LA “BLUE FLAG” E PERCHE’ NON SE NE PARLA. Il governo Gentiloni – Renzi alle esercitazioni militari in Israele  

 

di Fosco Giannini, Segreteria nazionale PCI, responsabile dipartimento esteri

In modo sempre più sofisticato i giornali, le televisioni, tutti i media in mano ai padroni del vapore, rimuovono la realtà delle cose, trasmettono “la menzogna totale”, stabiliscono (drammatiche) gerarchie di valore tra le notizie, consegnando una verità completamente deformata al senso comune di massa. Che con quella menzogna costituisce il proprio orientamento politico.

Vediamo l’ultimo, colossale, rovesciamento della gerarchia di valori nel fornire le notizie.

Venerdì 17 novembre ultimo scorso, diverse testate nazionali danno con grande rilievo (“la Repubblica” parte dalla prima pagina) la notizia che Silvio Berlusconi non deve più pagare quell’enormità di alimenti all’ex moglie Veronica Lario. Il senso ultimo è chiaro: aveva ragione Berlusconi e con quella ragione che i media gli attribuiscono – volens nolens – l’ex Cavaliere acquisisce ancor più simpatia tra le masse, nella fase, tra l’altro, in cui di nuovo è in crescita politica.

Ma qual è, invece, la notizia che sul piano oggettivo, sul piano del peso specifico degli accadimenti, dovrebbe essere data e data non è o è fornita, dai media, col contagocce e tutta censurata, svuotata della sua importanza politica, strategica, come ci fosse un accordo – e accordo c’è – tra Forze Militari e media?

La notizia che i lavoratori, i pensionati, i giovani, gli intellettuali dovrebbero sapere, venerdì 17 novembre, è quella relativa alle grandi, dispendiose, strategicamente dense esercitazioni militari cui l’esercito italiano ha partecipato nel deserto del Negev, nella base israeliana di Ovda, nell’operazione “Blue Flag” e terminate, appunto, lo scorso giovedì 16 novembre.

Cos’è “Blue Flag”? E ‘una grande esercitazione militare, organizzata dagli USA e dalla NATO, cui, a volte, partecipano anche Paesi esterni alla NATO, che circa ogni due anni si tiene nei territori israeliani, ed è volta alla difesa di Israele e al progetto d’attacco ai Paesi del Medio Oriente non genuflessi a Tel Aviv e a Washington.

Per chiarezza e sintesi ricordiamo ciò che scriveva Manlio Dinucci nel 2013: “ La «Blue Flag» è la più grande esercitazione di guerra aerea mai svoltasi in Israele, cui hanno partecipato nel novembre 2013 Stati Uniti, Italia e Grecia. La «Blue Flag» è servita a integrare nella Nato le forze aeree israeliane, che avevano prima effettuato esercitazioni congiunte solo con singoli paesi dell’Alleanza, come quelle a Decimomannu con l’aeronautica italiana. Le forze aeree israeliane, sottolinea il generale Amikam Norkin, stanno sperimentando nuove procedure per potenziare la propria capacità, «accrescendo di dieci volte il numero di obiettivi che vengono individuati e distrutti». Ciò che sta facendo in questo momento a Gaza, grazie anche al contributo italiano”. Così Dinucci, quattro anni fa.

Anche quest’anno, novembre 2017, in questi ultimi giorni, si sono dunque tenute in Israele le operazioni “Blue Flag”. Ma con delle novità, rispetto al 2013, rilevanti. La prima novità è il quadro politico e militare che si va costituendo (aumentando i già rilevanti pericoli di quest’area del mondo) in Medio Oriente: l’inedito asse politico, economico e militare tra Israele e Arabia Saudita – guidata dal nuovo leader in campo, Mohammed Bin Salman- in versione anti iraniana, anti Hezbollah del Libano, anti siriana (anti Assad) e, naturalmente, filo USA e filo imperialista.

La seconda, davvero preoccupante, novità è quella che consegue al nuovo quadro politico generale determinato dal nuovo asse Israele-Arabia Saudita (asse totalmente sostenuto da Donald Trump, nella sua versione aggressivamente anti iraniana) e cioè proprio il rafforzarsi dell’impegno militare degli USA, della NATO e dei loro “amici” imperialisti a favore di Israele e, conseguentemente, contro la Siria, l’Iran, il Libano e il popolo palestinese.

È questo, se i media italiani e occidentali fossero stati oggettivi (illusione che non nutriamo, di fronte ai rapporti di forza attuali), che si sarebbe dovuto riferire al popolo assonnato dei lettori e dei telespettatori venerdì 17 novembre: l’aumento considerevole ed inquietante dell’impegno militare italiano ed internazionale nelle esercitazioni in Israele al seguito dell’operazione “Blue Flag” di questo novembre 2017.

Infatti, anche rispetto all’operazione del 2013, ad Ovda, nel Negev, in questi giorni novembrini è di molto cresciuto il livello di movimenti militari: si sono levati nel cielo israeliano, per la prima volta, assieme ai caccia bombardieri USA, NATO e italiani, anche i caccia della Francia, della Germania e dell’India, assenti nelle operazioni degli anni precedenti. Per ciò che riguarda il rafforzamento dell’impegno italiano vanno soprattutto segnalate due operazioni, che si sono aggiunte al “contributo” militare italiano “tradizionale”: questa volta, infatti, il governo italiano ha fatto partire dalla base militare di Ghedi, Brescia (dotata, peraltro di ogive atomiche) verso Israele quattro caccia bombardieri Tornado del 6° stormo. Inoltre, l’Esercito italiano ha partecipato alle esercitazioni di terra (esercitazioni sul terreno condotte dall’intero fronte imperialista, che nel 2013 non si erano organizzate, essendo allora solo di cielo) tenute sul confine libanese – israeliano, sul fiume Litani, sul quel territorio potenzialmente infernale che separa l’area sciita militarizzata egemonizzata da Hezbollah e le casematte militari di Tshal, l’esercito israeliano.

L’esercito italiano, la sua Marina, la sua Aeronautica, le basi USA e NATO in Italia hanno cioè partecipato in modo determinante, in questi giorni e senza che quasi nessuno sapesse (il Parlamento ne era al corrente, ne ha discusso?), ad un progetto attivo di guerra pro israeliana e pro Arabia Saudita in funzione, essenzialmente anti iraniana: linea Trump-Netanyahu.

Oltre il pericolo bellico che questa scelta del governo Gentiloni-Renzi comporta, vi sono le ingenti spese militari che essa richiede: con queste spese filo USA e filo NATO per l’annuale “Blue-Flag”, si poteva costruire un grande ospedale? Mettere a posto alcune scuole? Produrre lavoro? Non sappiamo con precisione, poiché le spese di guerra sono misteriose, come i piani bellici. Ma siamo alle solite: si sacrifica innanzitutto lo stato sociale e l’autonomia del nostro Paese per allinearsi con la Casa Bianca (linea politica che sta, peraltro, in questi giorni ben praticando, nel suo viaggio negli USA, anche Luigi Di Maio per il nuovo e “governativo” Movimento 5 Stelle).

Ed è alla luce di ciò che ancor più giuste e razionali appaiono le parole pronunciate in questi giorni dal compagno Mauro Alboresi, segretario del PCI: “È dal merito delle questioni che dipendono le alleanze politiche”. Ed è certo che è innanzitutto a partire dalla lotta contro le guerre imperialiste, contro le spese folli per il riarmo, per l’uscita dell’Italia dalla NATO e per una politica internazionale di pace e cooperazione (linea del PCI) che si possono meglio valutare i rapporti di alleanza politica ed elettorale.

 

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