Partito Comunista Italiano

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Dati ISTAT giugno: il trionfo della precarietà.

di Giorgio Langella, Coordinamento regionale PCI – Veneto

L’occupazione a giugno di quest’anno cresce. I nuovi dati ISTAT lo confermano. La notizia è data con ampio risalto dagli organi di informazione on-line. Ansa riporta: “Ancora in crescita gli occupati, +329 mila in un anno” e “Il tasso di disoccupazione dei giovani ai minimi dal 2012. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istat, a giugno prosegue la tendenza positiva già registrata nei tre mesi precedenti. Trainano gli indipendenti, mentre sono stabili i posti fissi.”

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Si vuole evidenziare come tutto vada bene e che, evidentemente, il jobs act è stato un successo. Quel successo sostenuto da Tito Boeri solo pochi giorni fa su dati INPS che, invece, riportavano qualcosa di molto diverso. Un calo dei contratti a tempo indeterminato che è in atto da quando sono stati diminuiti gli incentivi alle aziende. Andando a vedere le tabelle ISTAT si capisce, se è vero quanto riposta l’ANSA, nei primi 6 mesi di quest’anno i posti di lavoro “permanenti” sono calati dai 15.027.000 di gennaio agli attuali 14.800.000 (in calo anche rispetto a maggio quando furono 14.860.000 e ai 14.904.000 di aprile). Crescono, e di molto, i contratti a termine (dai 2.071.000 di gennaio ai 2.341.000 di aprile, i 2.483.000 di maggio, i 2.536.000 di giugno) e gli indipendenti (5.397.000 in gennaio, 5.515.000 in aprile, 5.438.000 in maggio, 5.637.000 in giugno). Tenuto conto che ISTAT considera occupato chiunque abbia fatto almeno un’ora di lavoro nella settimana di riferimento e che l’aumento dei voucher è stato impressionante, è giusto domandarsi quale sia la “qualità” del lavoro che è cresciuto in questi mesi. Infatti, quello che risulta è il trionfo della precarietà. Dovrebbe essere, quindi, la dimostrazione del fallimento degli obiettivi sbandierati dal governo con il jobs act. Obiettivi propagandistici di facciata, perché quelli veri erano, evidentemente, altri. Quelli, cioè, di cancellare l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori rendendo il lavoro una merce e i lavoratori ricattabili “pezzi di ricambio”, di ridurre i sindacati a figuranti capaci solo di dare qualche servizio a lavoratori e pensionati, di togliere diritti a chi vive del proprio lavoro. Questi obiettivi, certamente, li hanno raggiunti. Che il lavoro eventualmente prodotto (ed è tutto da dimostrare se si considerano le ore di lavoro) sia quello saltuario, a giornata o quello che dura qualche ora al mese è un fattore secondario per un governo che è, di fatto, alle dirette dipendenze di confindustria, banchieri e padroni vari.

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Obiettivi di una politica che può e deve essere sconfitta a partire dal referendum costituzionale che, con un chiaro e netto NO, potrà evitare di consegnare definitivamente le istituzioni repubblicane a un’oligarchia che non vuole governare ma pretende di comandare.

 

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