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Dispositivo conclusivo del Comitato Centrale del Partito Comunista Italiano

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Il recente voto referendario, inerente il taglio dei parlamentari, e quello relativo al rinnovo di 7 diversi Consigli Regionali, nonché di oltre 1000 Consigli Comunali, ben rappresenta la complessità dell’odierna fase
politica e le difficoltà che in essa i comunisti e, più in generale, tutta la sinistra di classe, sono chiamati ad affrontare.

La vittoria del sì nel suddetto referendum rende ancora più impellente la nostra denuncia di una riforma costituzionale che modifica grandemente il rapporto tra eletti e cittadini, che riduce la rappresentanza e per quella via gli spazi di democrazia. Una riforma pericolosa, che si inserisce nel progressivo svuotamento delle prerogative proprie del Parlamento, quale prodotto di un processo che viene da lontano, che sacrifica tutto, ivi compresa la democrazia, sull’altare delle compatibilità imposte dai poteri forti.

Ciò è espressione della crisi della politica nella quale si dibatte il nostro Paese, in un rapporto di causa/effetto con la crisi etica e morale da tanto tempo presente. In tal senso, va confermato il nostro No, nonché l’impegno
incondizionato a difesa della Costituzione.
Contestualmente a ciò, l’esito del voto regionale, per quel che concerne la sinistra di classe nel suo complesso, non può che essere considerato negativo, tale da confermare la sua sostanziale marginalità.
Mentre avanza il centrodestra, il Partito Democratico perde voti e il Movimento Cinque Stelle è in totale sbando e crollo di consensi, la stessa, infatti, raccoglie assai poco ed in termini generali va per lo più indietro.

Un risultato che d’altra parte è in linea con quello registrato nelle ultime diverse tornate elettorali che, se proiettato a livello nazionale, stante l’attuale legge elettorale, ne confermerebbe ancora una volta l’esclusione dal Parlamento.
In tale difficile contesto, il Partito Comunista Italiano si è presentato al voto soltanto in alcune delle realtà interessate, anche in conseguenza dei vincoli posti per la presentazione delle liste, assai difformi da realtà a realtà, a conferma dei limiti assai rilevanti in essere sul terreno delle agibilità democratiche. Lo ha fatto, con il proprio simbolo o in liste composite, in coerenza con i propri orientamenti generali, ponendosi in alternativa al centrosinistra, in considerazione di ciò che questi è stato, di ciò che è, di ciò che ad oggi dichiara di voler essere.

I risultati ottenuti, tra i quali spiccano a livello comunale alcune realtà nelle quali si è riusciti a conseguire percentuali a due cifre, a conferma dell’importanza del radicamento sul territorio e della bontà del lavoro svolto, costituiscono un punto di partenza suscettibile di essere pienamente valorizzato sul terreno politico quale sforzo che “guarda lungo” e punta a dare più spinta e consistenza al progetto di generale radicamento e di riproposizione di una “questione comunista” nel Paese, al progetto di
ricostruzione del PCI.

Siamo davanti a un dato oggettivo, che dovrebbe dunque essere oggetto di riflessione da parte di tutti, e che rinvia a molto di quanto è stato fatto o non fatto nel corso degli anni, anche e soprattutto in relazione al blocco sociale di riferimento, a partire dal mondo del lavoro, che, come il voto evidenzia, continua a cercare risposte altrove. Un dato oggettivo che dovrebbe mettere al bando qualsiasi pulsione di autosufficienza settaria ed anzi incrementare la disponibilità al confronto.
Nel solco dell’assemblea costituente che l’ha visto nascere, Il Partito Comunista Italiano non ha mai risparmiato l’impegno volto alla promozione della massima unità possibile tra tutte le forze ascrivibili al
campo comunista, alla sinistra di classe, con tutte le diverse realtà sindacali e sociali che si pongono in un’ottica di rottura, di alternativa nei confronti delle politiche vigenti, ed è possibile sottolineare al riguardo alcuni rilevanti risultati, tra i quali il Patto definito con Fronte Popolare, il Coordinamento Nazionale delle Sinistre di Opposizione, la relazione con le diverse realtà del sindacalismo di classe.

Pensiamo tuttavia che oggi, alla luce dei risultati, vada più che mai approfondito sul terreno dell’unità, il confronto politico e sociale sullo stato del conflitto di classe in Italia ed i relativi rapporti di forza. Ciò deve essere posto al centro del tavolo, come tema prioritario, non più rinviabile.
In relazione alla propria linea politica il Comitato Centrale esprime la propria preoccupazione per un quadro internazionale i cui equilibri sono progressivamente messi in discussione dalle politiche imperialiste
che vanno affermandosi, sia su scala locale che globale, rispetto alle quali spicca il ruolo degli USA e dei loro alleati, della NATO, e che espongono la pace mondiale a rischi crescenti. Un insieme di politiche contro le
quali il PCI conferma il proprio impegno sul terreno della denuncia, della contro informazione, della mobilitazione.

Il Comitato Centrale del PCI conferma il proprio impegno in direzione del superamento dell’Unione Europea, un impegno che trae ulteriore conferma dalle politiche che la stessa ha messo in campo relativamente alla grave crisi finanziaria ed economica da tempo in atto, amplificata a dismisura dalla pandemia da coronavirus, con le sue drammatiche conseguenti ricadute sociali. Politiche che con l’indubbia rilevante massa di denaro resa disponibile, portano con sé un ulteriore marcato condizionamento delle
scelte dei singoli stati membri, un’ulteriore limitazione della loro autonomia a vantaggio delle economie più forti, dei gruppi di potere dominanti.

Il Comitato Centrale del PCI ribadisce il proprio giudizio critico circa le scelte adottate dal governo Conte bis, non tanto sulla gestione della fase emergenziale derivante dalla pandemia da coronavirus, quanto in
particolare sul piano della tutela del lavoro, del reddito della parte più in difficoltà della popolazione, in direzione della salvaguardia del tessuto produttivo esistente, della stessa scuola, in quanto largamente insufficienti, inadeguate, sbagliate. Un giudizio confermato relativamente a quanto si prospetta circa l’utilizzo delle risorse provenienti dall’Unione Europea, sotto forma di prestiti od a fondo perduto, in quanto largamente improntato a sostenere un sistema finanziario e produttivo che continua a proporsi con la stessa logica che è largamente alla base delle cause del progressivo arretramento registrato dal Paese.

Una logica volta a socializzare le perdite ed a privatizzare i profitti, marcatamente parassitaria nei confronti del soggetto pubblico, confermata in questi giorni dalle parole, dalle rivendicazioni esplicitate con rinnovata
arroganza dalla Confindustria. Ciò che il governo sarà chiamato a definire a breve circa l’utilizzo delle su richiamate ingenti risorse, costituirà una sorta di cartina di tornasole delle reali volontà in campo.
Il Comitato Centrale del PCI, in considerazione di ciò, conferma il proprio impegno affinché il prezzo della crisi in atto non sia scaricato sulle lavoratrici ed i lavoratori, sulle masse popolari, bensì su coloro che in
questi lunghi anni si sono avvantaggiati come non mai dalla iniqua redistribuzione della ricchezza prodotta.
Qui, tra l’altro, si colloca la questione di una politica fiscale che rompa con la logica vigente ed affermi anche una patrimoniale sulle grandi ricchezze. Come sottolineato da noi a più riprese, non siamo tutti sulla stessa barca, non servono patti sociali, governi di unità nazionale, ma scelte chiare, volte ad una reale discontinuità, ad un vero cambiamento.

Occorre pertanto operare affinché in campo vi sia una proposta alternativa, di classe, che in netta discontinuità con le politiche vigenti, attorno ad una piattaforma rivendicativa caratterizzata da alcune questioni centrali, segnatamente salute, lavoro, ambiente, saperi, tenda ad acquisire un vasto consenso.
Il Partito Comunista Italiano conferma inoltre il proprio impegno per la liberazione delle donne, contro l’oppressione di genere operata dal patriarcato, promuovendo apposite iniziative, in coerenza con quanto
definito dall’ADOC ( Assemblea Donne Comuniste), particolarmente necessarie in una fase come l’attuale, caratterizzata dall’affermazione delle destre, nella quale integralismi ed attacco ai diritti sono sempre più
evidenti, marcati.

Il Partito Comunista Italiano, impegnato sui suddetti fronti, coerentemente con il proprio atto costitutivo, conferma la propria piena disponibilità al confronto in direzione dell’unità dei comunisti entro un fronte
della sinistra di classe.
Una linea, questa, decisa dall’Assemblea Costituente, confermata dal 1° Congresso e ribadita dall’Assemblea Organizzativa Nazionale, che non ha alcuna concreta, valida alternativa. Il Comitato Centrale, respingendo fermamente ogni posizione di segno avverso ed ogni ipotesi di superamento del PCI, chiama l’insieme delle strutture, l’insieme delle compagne e dei compagni, al massimo impegno nella direzione indicata, nella convinzione che da ciò e non da altro passa la possibilità di cambiare la situazione
data.

Roma, 11 Ottobre 2020.

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