Partito Comunista Italiano

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Embraco – Una fine purtroppo annunciata

Di Dipartimento Lavoro PCI Piemonte e Valle d’Aosta

Fonte immagine: Quotidiano di Torino Sud

Lunedì prossimo i 377 lavoratori della Embraco ancora in forza riceveranno dal curatore fallimentare dell’azienda la lettera di licenziamento. Per loro rimarrà il solo ammortizzatore sociale della Naspi.
Per loro ora si apriranno, a detta della Regione Piemonte, la possibilità di partecipare a corsi di riqualificazione del personale per cercare di ottenere un nuovo impiego. Nel male, non possiamo che augurarci che questo accada veramente.
Quest’ennesima chiusura industriale in Piemonte rilancia il dibattito sul ruolo pubblico nella manifattura. L’ultimo piano di salvataggio di Embraco prevedeva l’immissione da parte dello Stato di 80 milioni di euro per andare a costituire una nuova società con la ACC di Mel (BL) (altra azienda del settore elettrodomestici in crisi) per la costruzione di apparecchiature per la ristorazione industriale.

Dal suo insediamento con la nascita del governo Draghi, il ministro delle Attività Produttive Giorgetti si è sempre opposto con forza a questo passaggio finanziario sostenendo che doveva essere un’operazione svolta dal mercato. A questa scellerata decisione si uniscono le direttive europee contro i cosiddetti aiuti di Stato, ennesimo caso dei danni che arreca ai lavoratori l’adesione dell’Italia all’Unione Europea.
Gli esiti dell’azione del Mercato sono sotto gli occhi di tutti: 377 lavoratori licenziati!
In questi quattro anni di vertenza il mercato finanziario ha mostrato tutti i suoi effetti bestiali, con acquisizioni fittizie dell’azienda a cui sono seguiti nuovi fallimenti con contestuali inchieste per bancarotta fraudolenta.

Ai 377 lavoratori va la solidarietà di classe del PCI.
Noi rilanciamo più forte che mai il nostro progetto politico, +Stato -Mercato, per costituire un polo pubblico industriale mediante la nazionalizzazione di tutte le aziende in crisi.
Quest’ultime sono semplicemente dovute all’azione predatoria del Capitale che si sposta verso altre
nazioni a minor costo del lavoro per estrarre ancor più plusvalore dai Lavoratori.

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