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Enti locali: la proposta del PCI

Per pagare i rincari di energia nei comuni, autorizzare l’uso del Fondo Svalutazione Crediti (FCDE)

Di Michele Tripodi, Segreteria nazionale, Dipartimento Enti Locali

Fonte immagine: Meridionenews

L’anno 2022 veniva annunciato un anno di rincari dovuto al nuovo debito creato dal PNRR.

Nessuno immaginava, almeno tra la gente comune e i lavoratori, che l’impennata del costo dell’energia elettrica potesse in qualche modo essere riconducibile all’esplosione del conflitto in Ucraina. Lo sapeva però chi, in questi anni, ha esasperato la già tesa situazione internazionale favorendo lo scenario di guerra ancora in atto con ripercussioni sconcertanti sulle importazioni di gas.

Il riflesso sul carobollette è stato immediato. E mentre il governo Draghi aumenta di circa 13 miliardi la spesa per armi, foraggiando la violenza della guerra, milioni di famiglie di lavoratori italiani perdono parte dei loro redditi in bolletta. Con aumenti fino al 55% la luce e il gas naturale costano più cari e amari, facendo perdere potere di acquisto agli stipendi sempre più uguali rispetto agli anni precedenti.

L’energia costa per tutti, anche per gli enti locali che faticano a programmare i propri bilanci previsionali per l’anno 2022 a causa del raddoppio dei costi dell’elettricità. Il decreto-legge n. 17 adottato dal Governo il 1° marzo e poi convertito in legge il 27 aprile 2022 recante “Misure urgenti per il contenimento dei costi dell’energia elettrica e del gas naturale” ha stanziato un fondo di 250 milioni di Euro per gli Enti locali che dovrà essere ripartito entro il 29 maggio.

Lo stesso decreto stabilisce un contributo ulteriore per gli enti che hanno usufruito dell’anticipazione di liquidità e alcune agevolazioni nella restituzione delle rate scadute e non pagate. Ancora prima il decreto c.d. Sostegni aveva svincolato le quote di avanzo di amministrazione per finanziare i bilanci ma non ad esempio i residui finanziari in cassa non vincolati che potrebbero scaturire dal risultato di amministrazione.

Le misure del Governo Draghi sono insufficienti e tutti i comuni rischiano di implodere sotto i colpi del caro-energia. In attesa di leggere il decreto “Aiuti” in fase di pubblicazione e da cui non ci si aspettano novità di rilievo, gli enti locali non sono in grado di chiudere i propri bilanci a causa dei rincari paurosi dell’elettricità. I servizi di pubblica illuminazione, di captazione idrica, di pompe di calore nelle scuole e nelle strutture di uso pubblico, sono alimentati ad elettricità o gas naturale e rappresentano una spesa corrente e ripetitiva impazzita nel primo trimestre 2022 che, se non ristorata a dovere, determinerà l’impossibilità di strutturare i bilanci delle comunità locali.

Una soluzione a questa sciagura però esiste. Basterebbe allentare la morsa dei Fondi di “non spesa” (Fondo Svalutazione Crediti oggi denominato Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità) che ogni anno vengono accantonati e iscritti obbligatoriamente in bilancio nella parte spesa e che se svincolati rappresenterebbero una fonte di finanziamento della spesa corrente, indipendentemente dai trasferimenti statali. Certo, questo significa ammorbidire le regole della nuova contabilità e finanza pubblica che purtroppo si struttura sul pareggio di bilancio, principio imposto dai Trattati europei e dal “fiscal compact”. Ma se uno sforzo si è compiuto per uscire dalla pandemia con gli stanziamenti del PNRR, allora è possibile anche salvare i comuni dal sicuro fallimento semplicemente svincolando il Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità (FCDE) di ogni ente.

La proposta del PCI è rivolta direttamente al Governo Draghi, che purtroppo però rappresenta l’ideologo del monetarismo europeo e delle regole di austerità, come pure alla Conferenza Stato-Regioni oltre che all’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani. Organismi questi ultimi che dovrebbero pretendere di poter destinare per il prossimo esercizio annuale e pluriennale il fondo FCDE alla copertura dei maggiori costi imprevisti sull’energia elettrica.

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