Partito Comunista Italiano

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Far diga con milioni di “no”!

di Massimiliano Cannavò Partito Comunista Italiano, Santa Luce (Pisa)

no-referendum

L’attacco alla Costituzione viene da lontano. Riguarda poteri internazionali forti e forze nazionali pronte a distruggere diritti e conquiste. Vogliono riportarci indietro di decenni!

L’attuale Governo guidato dal Partito Democratico, pare eseguire alla lettera quella che ormai è universalmente definita la “ricetta anticrisi” della JP Morgan (una società finanziaria con sede a New York, leader nei servizi finanziari globali), pubblicata nel maggio 2013 da Europe Economic Research. Una ricetta tesa a minare fortemente la nostra Costituzione e quella di tutti gli stati della Comunità Europea che hanno steso la propria legge fondamentale dopo la caduta del nazifascismo. Ecco che cosa scriveva allora questo gruppo finanziario: “Quando la crisi è iniziata era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica: debito pubblico troppo alto, problemi legati ai mutui e alle banche, tassi di cambio reali non convergenti, e varie rigidità strutturali. Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei Paesi del sud, e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea.(…) I sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell’esperienza. Le costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo. I sistemi politici e costituzionali del sud presentano tipicamente le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se vengono proposte sgradite modifiche dello status quo. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I Paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia).” Ma che cos’è accaduto dopo questa presa di posizione nel nostro Paese? Forse è utile svolgere una comparazione fra la ricetta della JP Morgan e i fatti. Fase 1:“…tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori…” Con la legge 183/2014 (Jobs Act) l’attuale Governo Renzi ha dato vita a riforme del mercato del lavoro che hanno limitato fortemente l’operato delle organizzazioni sindacali, dando più potere agli imprenditori (la fase 1, dunque è completata!). Fase 2: consapevole di governare sulla scorta di una maggioranza parlamentare ottenuta con una legge dichiarata incostituzionale (Porcellum), il Governo Renzi per non essere attaccato su una modifica così profonda della Costituzione ha compreso che era necessario preparare il terreno. Nel luglio scorso, ha così determinato l’entrata in vigore di una nuova legge elettorale, il cosiddetto “Italicum”. (fase 2, completata!). Fase 3: Combinando la nuova legge elettorale e le modifiche costituzionali proposte ecco cosa ne conseguirebbe: a) stravolgimento della democrazia rappresentativa; b) concentramento del potere nelle mani del Governo e di chi lo guida con l’attribuzione possibile ad un unico partito di un forte potere esecutivo e legislativo; c) condizionamento dell’elezione del Presidente della Repubblica, dei giudici della Corte Costituzionale e dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, organi di garanzia e di controllo fondamentali. La cosiddetta (contro-) riforma costituzionale Renzi-Boschi, che prevede la modifica sostanziale della “Parte II” denominata, non casualmente dai padri costituenti “Ordinamento della Repubblica”, opererebbe modifiche tali da stravolgere seriamente l’ordinamento costituzionale a cominciare dal superamento (pasticciato!) del bicameralismo e dal ridimensionamento del Senato; il tutto enfatizzando in via demagogica l’abbattimento dei costi dello Stato. Un Senato depotenziato che lascerebbe alla sola Camera il potere di revocare la fiducia al Governo. In linea con la Legge elettorale 52 del 2015 (Italicum), che assicura una maggioranza assoluta dei seggi all’unica lista che ottiene il miglior risultato (al primo turno se supera la soglia del 40% dei voti espressi; al ballottaggio senza la previsione di una soglia di partecipazione, dunque anche nel caso di un’astensione maggioritaria), si produrrebbe l’effetto per cui un solo partito potrebbe formare il Governo e ottenere la fiducia alla Camera, anche se espressione di una netta minoranza di votanti! La verità è che tale riforma creerebbe e stabilizzerebbe una sorta di oligarchia antidemocratica! Insomma, ci troveremmo dinanzi ad un Governo in grado di far davvero che cosa gli pare senza i necessari contrappesi istituzionali! Tutto ciò sarebbe intollerabile riportandoci indietro di oltre settanta anni in barba a uomini e donne che si sono sacrificati con mille lotte, in barba ai nostri partigiani che sono morti ed hanno creduto in un futuro diverso! In pari misura, sarebbero ritoccate (con forti rialzi e condizionamenti) le soglie relative alla raccolta delle firme utili a Referendum sia propositivi (proposte di legge di iniziativa popolare) che abrogativi, mettendo in atto ulteriori sbarramenti sul cammino di una più ampia partecipazione. Un quadro quello sopraccitato, grave contro cui è necessario mobilitarsi! Le fasi 1 e 2 sono state completate con effetti disastrosi. Impediamo che si porti a termine la fase 3! Dovrebbe essere a tutti caro e chiaro come non basti tutto il denaro della JP Morgan o di qualche altro capitalista, per lavare il sangue versato di chi ha combattuto per liberare il nostro Paese e per comprarsi la nostra democrazia! Serve uno scatto: il 4 dicembre alziamo una diga di “No” a difesa della nostra Costituzione. Essa non va tradita o sfregiata, ma attuata e difesa! Andare a votare. Per contare come e più di sempre!

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