Partito Comunista Italiano

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FESTA REGIONALE DEL PCI TOSCANO – dibattito sul Programma del PCI: presentati i 16 capitoli

a cura del PCI  della Toscana

 

La 2° Festa Regionale della Toscana (12-23 luglio), si sta rivelando giorno dopo giorno un formidabile strumento di rapporto coi cittadini e i lavoratori della Versilia e della Toscana intera. Una vetrina non effimera e soprattutto un luogo nuovo (per carattere e clima politico) da vivere e partecipare, dove i nostri simboli, le nostre proposte accompagnano discussioni, impressioni, voglia di stare insieme. Una Festa ospitale ed ordinata come i comunisti sono abituati da sempre a fare e ad offrire. La raccolta delle firme per l’abolizione dei ticket sanitari, i volantini/documento della Segreteria e del Comitato Regionale del PCI (Antifascismo, ambiente, battaglia per la sanità pubblica etc.) ogni sera diffusi, segnano la bacheca del partito dentro alla Festa, punteggiata di commenti, di annunci di incontri, dei nostri dibattiti. Tra questi, particolare rilievo – per densità e significato politico – quello relativo alla presentazione delle proposta politica  dei comunisti al Paese all’insegna di “+Stato, -Mercato” avvenuta lo scorso 15 luglio, presente il compagno Fosco Giannini della Segreteria Nazionale. Ha presentato l’iniziativa il compagno Patrizio Andreoli, Segretario regionale del PCI della Toscana sottolineando come non si tratti di “esercitarsi nel riassumere agli occhi del Paese i guasti profondi provocati da una crisi sociale che divora diritti, futuro, lavoro; ma nell’indicare la via e le condizioni per la costruzione di una controffensiva popolare che parte dalla capacità di ascoltare ed interpretare il dolore dei tanti e delle tante, di dar voce alla condizione materiale di disagio della parte più povera e debole a cui è stata in questi anni sottratta persino la speranza in un mondo migliore e più equo. Non una recitazione di promesse, ma un esercizio concreto circa il “che fare” e come farlo, che parla ai lavoratori, all’intera generazione di giovani a cui è stato rubato il futuro, agli sfruttati, a tutti coloro che si è voluto non contassero più. Ecco perché – ha proseguito Andreoli – “le Proposte del PCI devono essere vissute, agite ed agitate come un vero e proprio strumento di lotta e battaglia politica. Una piattaforma non solo buona per qualche utile dibattito, ma da far vivere nel rapporto diretto con un Paese smarrito e diviso, dando forma e sbocco politico serio all’indignazione, dando segno di lotta organizzata alla rivolta scomposta, dando forma e spinta verso il cambiamento alla rabbia e alla rassegnazione diffusa.”

Il compagno Fosco Giannini, presentando – capitolo per capitolo – il Programma del Partito, ha innanzitutto ricordato come esso non sia nato in un “laboratorio politico ristretto”, ma sia il frutto del  lungo processo della costituente comunista, il prodotto – non certo finale, ma in divenire – del lungo processo di incontri, discussioni, dibattiti, ricerca politica e teorica che ha caratterizzato la fase della costituente comunista, dei circa cento convegni pubblici che tra il 2014 e il 2016 hanno visto assieme – a confrontarsi sui temi internazionali, sui temi storici e ideologici, sui temi nazionali del lavoro e della democrazia – i partiti comunisti e le forze della sinistra politica e sindacale italiana, assieme ai movimenti e agli intellettuali e ai leader operai senza tessera. Una tendenza alla riflessione collettiva che ha segnato anche la costruzione finale del Programma del PCI, scritto dai dirigenti del PCI, dai responsabili dei diversi Dipartimenti, discusso in Segreteria Nazionale, in Direzione Nazionale e poi “licenziato” dal Comitato Centrale.

Entrando nel merito dei 16 capitoli del Programma, Giannini ha evidenziato le innovative parole d’ordine in esso contenuto: fuori l’Italia dalla NATO, parola d’ordine che si forgia nell’assunzione piena dell’antimperialismo, della lotta contro le politiche di guerra USA e per il disarmo; no all’esercito europeo, parola d’ordine conseguente alla critica radicale dell’UE e dell’Euro. E poi il lavoro e lo stato sociale: via la legge Fornero, via il Jobs Act. Una proposta programmatica complessiva ( ambiente, democrazia, giovani, liberazione delle donne) che richiede, per essere attuata, una linea politica totalmente alternativa al PD e la costruzione di un fronte comunista, di sinistra, popolare volto al cambiamento reale del Paese e da costruirsi innanzitutto nella lotta sociale.

Dopo l’introduzione del compagno Giannini  – a dimostrazione di quanto sia stata viva la Festa e ricco e partecipato il dibattito sul Programma – si sono succeduti ben undici interventi. Un’interlocuzione appassionata che ha suggerito riflessioni, ha chiesto libertà di integrazione e migliore definizione delle proposte in discussione, svelando un’esigenza di partecipazione popolare come da anni più non accadeva. Forza! Un vento nuovo si sta alzandosi nel Paese. Bisogna crederci, bisogna sostenerlo.

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