Partito Comunista Italiano

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Gallarate – Carrefour: il fallimento del capitalismo di importazione

di Osvaldo Bossi, segreteria provinciale PCI Varese

Un colosso della grande distribuzione francese, penetrato da tempo nella catena della grande distribuzione in Italia grazie ad operazione di continue acquisizioni, molto discutibili, di aziende del settore italiane, ha presentato ai lavoratori italiani, il suo ben servito in termini occupazionali.
Circa 620 esuberi, da smaltire a breve su quasi tutto il territorio nazionale. I primi punti di distribuzione a pagare, in termini di esuberi lavorativi, risultano collocati nel sud Italia, ma anche il centro e il nord sono interessati.
La situazione è precipitata proprio durante l’incontro tenutosi qualche mese fa durante il quale, per il contratto integrativo tra la dirigenza Carrefour e Sindacati, a trattativa quasi chiusa, la dirigenza in modo subdolo ha presentato la lista dei licenziamenti, la quale riguarda anche Gallarate, ed esattamente i punti vendita di Viale Milano e di Malpensa Uno.
I lavoratori interessati sono circa una trentina, ma come purtroppo ci si prospetta, non sarà che l’inizio. Il 4 febbraio scorso è stato indetto uno sciopero del settore il cui esito è stato valutato positivamente dalle organizzazioni sindacali Filcams-Cgil, convinte che ciò sarà solo l’inizio di una mobilitazione che avrà, a breve, momenti di grande criticità proprio sul fronte occupazionale.
Il PCI, a fronte di quanto sta accadendo nel settore, nel esprimere solidarietà ai lavoratori interessati dal provvedimento di licenziamento, condanna senza remore il comportamento di questa multinazionale della distribuzione alimentare e, al contempo, esprime un giudizio negativo sull’operare nei confronti del lavoro in quest’ambito. Le liberalizzazioni selvagge, con aperture domenicali ed anche notturne, i turni di lavoro inaccettabili ed infine il licenziamento, non sono che il preludio di una condizione che potrebbe interessare altre aziende del settore.
Ciò che deve essere chiaro a tutti è il fatto che non è comprimendo il mondo del lavoro che si risolve il problema della disoccupazione, ma dando luogo ad una politica economica industriale seria, capace che sia in grado di rispondere al problema di uno sviluppo economico equilibrato, rispettoso delle lavoratrici e dei lavoratori e dell’ambiente.
Ancora una volta, manca un piano economico adeguato per rispondere efficacemente alla crisi, un piano che deve tenere presente una politica dei redditi adeguata alle esigenze delle masse popolari, non si supera l’attuale crisi capitalistica continuando nell’opera di massacro delle classi lavoratrici, sviluppo e democrazia si devono e si possono combinare non con un economia di mercato atta a produrre valore di scambio, ma con un economia del valore d’uso, con un‘economia socialista, unico vero antiveleno all’attuale devastazione economica e sociale prodotta dal mercato capitalistico nazionale e internazionale.

Varese 12 Febbraio 2016

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