Partito Comunista Italiano

Sito ufficiale del PCI

I FALÒ DEGLI OLIGARCHI

a cura di Lamberto Lombardi – Segretario Provinciale PCI Brescia 

L’insieme dei fenomeni collegati con quest’ultima guerra dà un quadro complesso e articolato, radicato in un passato neanche troppo vicino e carico di conseguenze per il futuro: in nessun modo è possibile dare credito alla semplificazione adottata nel descriverla dalla quasi totalità della critica giornalistica per la quale si tratta della guerra dichiarata da Putin per inconfessabili mire espansionistiche, imperiali, ecc.

Se non fosse per il rispetto della reale sofferenza dei popoli in guerra, per il rispetto dei morti, ci verrebbe da dire che il quadro della devastazione a cui assistiamo nel nostro vissuto è di assoluta drammaticità.

Non esiste valore, idea, contenuto, di quelli alla base della nostra convivenza dal dopoguerra, ma anche di molto precedenti ad essa, che non sia finito nel tritacarne per venir e ridicolizzati e resi strame per chissà quanto tempo a venire.

Le liste di proscrizione contro i diversamente pensanti ma anche verso gli stranieri indesiderati, il clima di appiattimento gioioso e acritico sulle posizioni governative sono solo il sintomo di quanto sta accadendo, mentre la malattia ci pare assai più grave.

Per quanto la coscienza critica diffusa sia molto sviluppata e forse anche maggioritaria dobbiamo notare che questo popolo dissenziente non ha gruppo dirigente.

Le borghesie italiana ed europea, che tengono saldamente in mano le redini del governo e controllano ogni livello dell’informazione e delle decisioni, appaiono afflitte da qualcosa di più di una pochezza che ha ormai raggiunto dimensioni storiche. Hanno predisposto e accompagnato nei decenni una deriva politica e cuturale che giunge fatalmente ad assumere connotati criminali.

Come i prossimi mesi si premureranno di dimostrarci.

L’abietta indifferenza verso la soggettività inconfutabilmente nazista dell’Ucraina non è figlia del clima di guerra e della tolleranza verso le deviazioni degli alleati. E’ da decenni che le celebrazioni della Vittoria nella Seconda Guerra Mondiale non prevedono, in Europa, il coinvolgimento e l’invito alla Russia. Così come le medesime celebrazioni in Russia per il, 9 maggio vengono disertate dai rappresentanti europei, pur sempre invitati. Chi abbia, nel corso della sua vita, potuto assistere ad un solo documentario su che cosa abbia significato quella Guerra nell’allora Unione Sovietica, non può non essere traversato da un brivido di vergogna per questi atteggiamenti. Così come per coloro che hanno ringraziato per decenni l’Armata Rossa per quel sacrificio immane e vittorioso. 

Ma l’imperialismo occidentale è un dio geloso, non ammette comprimari, né testimoni scomodi e il 19 settembre del 2019 il Parlamento Europeo, con alla presidenza David Sassoli, italiano del PD, approva una risoluzione politica che si premura di parificare le responsabilità di Stalin a quelle di Hitler nel ricercare le origini di quel conflitto. Essa fu preceduta, nell’aprile del 2004, dall’istituzione in Italia, per legge, della giornata del ricordo, omologa e contraria a quelle della memoria e volta alla celebrazione dei martiri fascisti delle foibe. Un’istigazione al negazionismo ed al falso storico a favore della ‘pacificazione nazionale’.

Una risoluzione politica che riscrive la storia, è la pratica tipica dei regimi totalitari, si sputa addosso a venticinque milioni di morti dimenticando completamente le proprie responsabilità, quelle sì, storiche. Quando questo accade, nel silenzio assordante della borghesia europea, ha il significato inequivocabile di un dichiarazione di guerra, certamente, guerra di ‘civiltà’ premessa indispensabile per il ricorso alle armi. Già, ma quale civiltà?

Il terreno è stato preparato, tutto era pronto per vedere lo spettacolo degli antifascisti italiani ed europei stringere relazioni privilegiate coi nazisti ucraini.

Il bastone delle sanzioni infinitamente accresciute, dell’esclusione delle rappresentanze russe da qualsiasi tipo di competizione sportiva, veniva agitato per punizione e monito. C’era di che preoccuparsi, di che avere paura nel caso qualcuno avesse avuto l’idea di smarcarsi.

L’evaporare repentino di quasi qualsiasi forma di pacifismo ha avuto tratti, se possibile, ancora più drammatici.

Il Pontefice che ha condannato ‘i pacifisti che vendono le armi’ è stato subito completamente accantonato dai media. E’ un fatto mai visto nel nostro Paese. Il pacifismo cattolico, dopo essersi distaccato, negli ultimi anni, dalle organizzazioni pacifiste multirappresentative, è stato completamente abbandonato dai suoi dirigenti. Parlamentari, sindaci, assessori, consiglieri comunali e regionali di estrazione cattolica hanno messo l’elemetto e dato vita a manifestazioni per la ‘guerra giusta’.

Il cattolicesimo tace.

E da queste osservazioni deriva un interrrogativo: quale società e quale Paese erediteremo alla fine di questo conflitto? E, prima ancora, quale tritacarne ha potuto operare tanto in profondità da azzerare in pochi giorni, in poche ore il tessuto comune che ci univa da ottant’anni? E, ancora, quali saranno le nuove basi di convivenza, in quali nascosti laboratori alacremente forgiate, dove ci porteranno?

Per una volta credo che non dobbiamo andare lontano, basterà capire quale sistema valoriale sia alla base delle amministrazioni locali a noi vicine.

Ebbene, almeno dall’inizio della Seconda Repubblica nel 1993, alla base di qualsiasi delibera, progetto amministrativo c’è una sola domanda: quanto rende? Quanto rende in voti e finanziamenti privati o, viceversa, in finanziamenti privati e voti? Ogni parco ecologico o agricolo deve aver garantito profitti milionari a progetti edificatori privati, ogni passaggio urbanistico, ogni panchina, ogni iniziativa, ogni abitazione costruita, ogni anziano bisognoso di cure dovevano e debbono garantire una rendita, politica ed economica a un oligarca. Dividendo così il tessuto sociale in due parti, una che può rendere e l’altra no.

Quanto rende il pacifismo? Niente, niente profitti sulle armi, niente riconoscenza dai potenti guerrafondai. E l’antifascismo? Poco assai, quasi scomparsi i vecchi partigiani rende molto di più strizzare l’occhio ai fascisti meritandosi il plauso silenzioso e remunerativo degli oligarchi cittadini. E il comunismo? Suvvia non scherziamo, ma poi nemmeno il socialismo, il laicismo, il cattolicesimo. Le feste popolari poi, sono fatte da gente che si autorganizza, che non saprà mai essere grata, cancelliamole. Ecco, diciamo che il mondo delle idee non rende niente, solo qualche passaggio in passerella nelle iniziative ‘culturali’, magari sotto elezioni, facendo sfoggio delle poche cose ricordate dal liceo, ma poi basta.

E’ sulla base di questo parametro, quello della rendita bruta, che si sono misurate le affidabilità dei futuri gruppi dirigenti, che oggi governano ovunque dimentichi di tutto che non sia ‘quanto rende?’. E divengono ministri della Repubblica senza essere in grado di elaborare un pensiero complesso nemmeno di fronte a tragedie epocali, accompagnando il declino dell’Europa senza avere chiaro in mente nulla se non la miseria della propria ‘affidabilità’.

L’operatività politica, la normale amministrazione democratica vengono garantite da diverse ‘filiere’ tutte facenti capo a Washington: a) il politicamente corretto che seleziona valori che aprano sia a quel percorso di conflitto di idee che dia la parvenza di vissuto democratico ma che, allo stesso tempo, non metta mai in discussione il regime, sia al processo identificativo di massa, che diviene indispensabile in corso di conflitto. Peraltro perenne.

b) la dottrina Monroe, sanzione dell’alterità statunitense rispetto al diritto internazionale di tutti gli altri, la più monumentale trasposizione internazionale della dottrina del Marchese del Grillo, io sono io e voi…E’ la filera del ‘doppio standard’ che apre, in nome della democrazia, alle più fragorose infrazioni alle regole. E’ una filiera che si avvale della costruzione, dell’addestramento, della messa in opera, ove utile, cioè quasi ovunque, di entità neofasciste e neonaziste. Che si avvale della guerra biologica attraverso l’insediamento, in territori consegnatisi alla schiavitù moderna, di laboratori segreti in cui sperimentare la guerra chimica e biologica senza curarsi degli effetti collaterali. Che provvede a instaurare focolai di guerra permanente ove i milioni di morti sono, anch’essi, ‘danni collaterali’. Che terrorizza gli alleati con la minaccia di finire soli e disperati al di fuori di qualsiasi tutela. C) la filiera del ‘quanto rende’, che con mille occhi controlla e cura, in ogni parte del globo, che nessun profitto privato, per quanto minimo, venga pregiudicato da un insano trasporto verso il bene comune. E’ la filiera che benedice qualsiasi sperpero di denaro pubblico, qualsiasi fallimento di compagnie statali, qualsiasi corruttela. Presidiata dagli oligarchi in ogni passaggio politico-amministrativo ha modellato il presente e cancellato storia e coscienze.

Concludendo, il prossimo 25 aprile con chi ritroveremo, a commemorare che cosa? i falò degli oligarchi hanno bruciato tutto, resistenza, antifascismo, pacifismo. A Brescia ci resta solo la manifestazione storica delle ‘Mille Miglia’ con annesso Museo per l’annuale parata nazional-popolare degli oligarchi. Potrebbe essere pericoloso non partecipare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Copy link
Powered by Social Snap