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IL CONDOR HA RIPRESO IL VOLO: IL TENTATO COLPO DI STATO IN VENEZUELA.

di Giusi Greta Di Cristina, Comitato Centrale PCI, Responsabile Nazionale Dipartimento Esteri relazioni con l’America Latina.

 

Dinnanzi alla Resistenza della Repubblica Bolivariana del Venezuela, dinnanzi al Popolo bolivariano che non cede, dinnanzi alla integrità e al coraggio dei governanti bolivariani che lottano senza sosta, il Condor lima i suoi artigli.

Da mesi raccontiamo tutti i piani messi in atto dagli Stati Uniti d’America, in accordo con le strutture trasversali e i suoi Paesi vassalli, per distruggere il legittimo governo presieduto da Nicolás Maduro.

Mesi in cui si è attaccata variamente la popolazione chavista, facendo scomparire il cibo, i medicinali, i beni di prima necessità. Beni che, per inciso, hanno continuato ad esserci in abbondanza nei ristoranti e nei supermercati delle zone ricche di Caracas. Quelle stesse zone che hanno formato ed offerto quelli che sono stati chiamati dai media occidentali “rebeldes callejeros”, i ribelli delle strade, che starebbero combattendo contro un fantomatico regime dittatoriale.

Il popolo è stato attaccato per le strade, con la tecnica delle guarimbas, con le bottiglie ghiacciate lanciate dalle finestre per colpire e uccidere i manifestanti in difesa del proprio Presidente, con le molotov arricchite da escrementi, appelli sui social per unirsi contro Maduro. Queste voci e azioni terribili hanno goduto del sostegno totale e prono di tutti i maggiori media mondiali, europei in particolare, diretti e controllati da quelle forze liberiste – che siano di destra o socialdemocratiche poco importa – che guardano con evidente avidità a un Paese che detiene la terza riserva di petrolio più grande al mondo e, al contempo, rappresenta un esperimento che, con tutti i suoi limiti ed errori, è riuscito nell’impresa titanica di creare una alternativa alla politica colonialista e imperialista nordamericana.

Riportiamo da lungo tempo cosa sta accadendo in Venezuela e come tutti i governi liberisti del mondo – e l’Italia non ha fatto eccezione – hanno fatto fronte comune per diffondere false notizie, montare l’opinione pubblica contro questo strano dittatore, che perde dignitosamente le ultime elezioni, che coesiste con un Parlamento praticamente in mano all’opposizione, cerca di ottenere tavoli di riappacificazione con l’opposizione stessa, si impegna per un dialogo costruttivo con gli USA.

Un insolito dittatore davvero, Nicolás Maduro.

Il “caso Venezuela” riempie le pagine dei quotidiani e periodici, persino qui in Italia, un po’ come accade per la Siria di Assad, con notizie solo a senso unico. Si organizzano eventi e presentazioni di libri con ospiti dai nomi altisonanti, mogli e parenti di controrivoluzionari che hanno organizzato tutti i tentativi di golpe contro il chavismo, dalla fine degli anni Novanta ad oggi.

Noi abbiamo raccontato dove sta la verità, tra l’altro facile da individuare e comprendere per chi guarda alla storia del subcontinente americano e sa che da quando esso ha cercato di liberarsi dallo stato di “cortile di casa” degli Usa, grazie a grandi donne e uomini, a rivoluzionari coraggiosi, ha subito, uno dopo l’altro, colpi di Stato dalle evoluzioni tremende, sia per la quantità di esseri umani barbaramente scomparsi, torturati e uccisi, sia per le nefaste politiche economiche adottate dai liberisti governi di estrema destra insediatisi in America Latina.

Governi, questi, che hanno relegato il continente ad un destino di subalternità e dipendenza economica, che ha permesso con misure differenti ai nordamericani – e agli europei loro alleati – di mangiare fette sempre più grosse dei beni di quell’immenso territorio.

Il processo rivoluzionario e progressista innescato dal Socialismo del Siglo XXI ha consentito al Venezuela di decidere delle proprie risorse energetiche, di nazionalizzare le industrie, di dare lavoro, casa, cure ad un popolo che moriva di fame, in contrapposizione alle poche famiglie ricche, ricchissime, spesso neppure venezuelane. Un processo di cui l’ALBA o il Mercosur sono solo alcuni degli esempi a suffragio della visione internazionalista di Chávez e della sua infinita capacità e volontà di costruire una “gran patria” di cui tutti i popoli latinoamericani si sentissero parte, e che garantisse loro una protezione, un aiuto e sostegno reciproco, politico ed economico. Progetti questi ai quali tutti i governi statunitensi si sono opposti: Donald Trump è solo l’ultimo attore a recitare la parte di un film la cui trama è sempre uguale.

Le abbiamo ripetute tante volte queste cose. Eppure di fronte alla sfacciataggine delle menzogne e alla capacità di memoria davvero ridotta dei cittadini europei forse vale la pena ricordarle ancora.

E ricordare i punti positivi di quella che è stata la Revolución Chavista non significa affatto ridurne le idiosincrasie, i limiti – più fattuali che teorici, a dire il vero – , legati per di più a un utilizzo quasi unico del petrolio come forma di scambio per ottenere beni e servizi in cambio. È stato di certo un limite, un tremendo limite, quello di Chávez prima e di Maduro dopo, il non aver sviluppato tutto un sistema economico di autosostentamento, indipendente dall’andamento economico mondiale basato sul petrolio. Di certo sì, si è trattato di un errore. Ma come si fa a non riconoscere l’enorme balzo in avanti di questo Paese, che come è avvenuto alla Cuba di Castro, Guevara e Cienfuegos, da colonia è divenuta nazione?

Come fa, ad esempio, a non considerare tutto questo la pseudo sinistra italiana, tutta preoccupata a condividere la linea mainstream del Maduro dittatore e affamatore del popolo? Come fanno costoro a proteggere e appoggiare – direttamente o meno si è comunque complici – questi figli di papà buttati in strada e intenti a bruciare vivi innocenti figli del popolo che difendono il proprio Paese dalle ingerenze estere? Come si fa a non rabbrividire nel vedere le immagini delle tombe di innocenti chavisti oltraggiate ed esposte nelle strade, utilizzate come barricate contro l’esercito di difesa nazionale?

Sono apprezzati questi ribelli che si battono per la scuola e la sanità private, per il mantenimento del loro status di “fortunati”.

Chiedetevi perché le rivolte siano scoppiate solo ed esclusivamente nei quartieri più ricchi della capitale, e chiedetevi come mai, al contrario, neppure un episodio abbia visto protagonisti, nella parte dei ribelli, quei poveri e medi cittadini che la fame, la mancanza di medicine e libertà dovrebbero percepirle maggiormente.

Il popolo non ha mai smesso di appoggiare il suo Presidente.

Ma questo i nostri media non ce lo diranno, intenti come sono a far da megafono all’ennesima prova di forza imperialista e neocolonialista che non ha perso il vizietto di non rispettare le decisioni di un popolo.

D’altronde il copione è sempre uguale: il cavallo di Troia dentro le istituzioni, che si serve dei mezzi che ha per introdurre il colpo di Stato.

È fresco alla nostra memoria il nome di Miguel Rodríguez Torres, ex dipendente del Ministero degli Interni, scoperto qualche giorno fa nel libro paga della CIA.

Oscar Pérez, l’attentatore che ieri pomeriggio ha rubato un aereo del CICPC, per attaccare dal cielo prima il Tribunal Supremo de Justicia, lanciando 4 granate, e il Ministero degli Interni, Giustizia e Pace immediatamente dopo, ha dichiarato di star agendo affinché venga rispettata le libertà del popolo (la libertà, nella fattispecie, che consisterebbe in qualcosa di simile a quanto è avvenuto in Brasile con Dilma Rousseff) è sotto interrogatorio in queste ore. Ma non ci pare così inverosimile ipotizzare che si riscontreranno anche in questo caso legami con la CIA.

Per fortuna nessun morto, ma la simbologia è talmente chiara da risultare persino banale.

Ci è capitato già in passato di condividere chi vede nelle vicende venezuelane una eco delle tragiche vicende cilene, sebbene vi siano degli ovvi elementi di differenze. Chiaro è che ci ritroviamo, da anni, davanti a una riedizione del Plan Cóndor, una macchina messa in moto alla fine degli anni Novanta, appena eletto Hugo Chávez Frías, e mai arrestatasi.

Negli anni l’appoggio dato alla Repubblica Bolivariana del Venezuela da parte degli altri governi socialisti è rimasto immutato: Bolivia, Ecuador, El Salvador e gli altri Paesi a guida progressista hanno garantito l’appoggio incondizionato alla revolución, subendo per questo, da parte degli Usa, minacce chiare di cessazione della cooperazione economica ed altre – più velate ma non troppo – di limitazioni delle libertà. L’ultima è arrivata nella mattinata italiana di oggi, quando dagli Stati Uniti il senatore Marco Rubio ha avvertito i governi di El Salvador, Haiti e Republica Dominicana della “necessità” di rompere le relazioni di appoggio al Venezuela per la “salvaguardia della democrazia nella regione”, pena il taglio degli aiuti economici statunitensi.

Il senatore repubblicano ha parlato dall’OEA, l’Organizzazione degli Stati Americani che però non ha proferito parola sul tentato colpo di Stato, trincerandosi dietro un criminale silenzio.

Guardiamo con costernazione a quanto sta accadendo, soprattutto all’atteggiamento di complicità e copertura offerto dai governi e dai media stranieri, che in questi mesi sono riusciti persino a far passare per antigovernativi i morti causati dai ribelli, indicando invece l’esercito nazionale come colpevole.

Il Partito Comunista Italiano si è già espresso stamattina in piena e totale solidarietà e appoggio al legittimo governo bolivariano.

Concludiamo ribadendo le parole pronunciate dal Presidente Maduro immediatamente dopo l’attentato golpista: “Nessuno di questi attacchi fermeranno l’attivazione del processo popolare costituente, né impediranno l’esercizio del diritto al voto da parte del popolo venezuelano il prossimo 30 di luglio per scegliere i membri dell’Assemblea Nazionale Costituente.”.

Ci uniamo alle parole del Presidente, e alla memoria del comandante Chávez, nella difesa della Repubblica Bolivariana del Venezuela e del socialismo, in America Latina e nel mondo.

Questo è il tempo in cui si deve chiaramente stare da una parte o dall’altra: l’impegno e le posizioni anti-imperialiste, anticolonialiste, antiliberiste non possono più essere poste in secondo piano, al servizio di una inesistente pace che, nella realtà dei fatti, è la vittoria delle classi dominanti.

Se la storia deve essere analizzata con le lenti della lotta di classe, l’appoggio a Maduro e a tutto quello che rappresenta la Repubblica Bolivariana del Venezuela dev’essere chiaro, netto e incondizionato.

Col popolo bolivariano e col presidente Maduro: ¡unidad, lucha, batalla y victoria!

 

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