Partito Comunista Italiano

Sito ufficiale del PCI

Il Decreto bavaglio di Lamorgese

Di Dipartimento Comunicazione Nazionale PCI

Siamo contro il Governo che sceglie il Decreto Lamorgese. Siamo per la libertà e il diritto a dissentire e manifestare.“I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.”. Come già detto dal Segretario PCI Mauro Alboresi, se Forza Nuova e accoliti capeggiano atti violenti, vale il diritto/dovere dello Stato di impedire che ciò avvenga, ed anzi abbiamo chiesto lo scioglimento di queste forze fasciste. Ma non pare sia avvenuto fin qui, oltre la cagnara che molti elettoralmente hanno voluto aizzare. Per le altre cose, e comportamenti, e diritti fondamentali, i comunisti, il PCI, ritiene che valgono le prerogativer dell’articolo 17 della Costituzione. Per questo lo abbiamo sopra evidenziato. Quindi gli accadimenti di Trieste come quelli,m ora, di Milano, per noi sono solo conferme che per quanto attiene gli altri due punti sostanziale su cui poggia il provvedimento della “Direttiva Lamorgese” in modo netto noi pensiamo questo: il primo, che continuare ad avere lo sguardo fisso sul primato dell’economia (dell’economia degli affari, non del diritto al lavoro!) porta a trtattare il restringemento delle libertà (allontanare le manifestazioni dove “non danno fastidio” a chi deve vendere etc) come un fatto tecnico che tecnico non è. E’ politica e tratta dei diritti fondamentali anche a dissentire, a manifestare. Il secondo, riguarda i no vax. Contrari alla nostre opinioni e convincimenti. E pure con giudizio non positivo di taluni comportamenti. Ma nulla di tutto ciò, può consentire a costoro, in quanto cittadini, in quanto dissidenti, – se non violenti – di avere garantito il diritto a manifestare al pari nostro! Non accettiamo limitazioni alle libertà costituzionali non motivate da oggettive ragioni sanitarie.

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