Partito Comunista Italiano

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IL NO SOCIALE, IL NO DI SINISTRA. CANCELLATI DAI MEDIA, MA VIVI NEL PAESE

di Alex Hobel, Segreteria nazionale PCI, responsabile Cultura

no-referendum

Lo spettacolo di queste ore è interessante e istruttivo. Da parte dei renziani e dei media mainstream si cerca di cancellare il fatto che nella vittoria del NO c’è un forte NO sociale e un forte NO di sinistra. Si cerca di far credere che a perdere sia stata “la sinistra”, come se la sinistra fosse il Pd, cercando cioè di cancellare anche solo l’idea che la sinistra sia altro. Quella che ha perso (finalmente!) è la post-sinistra neoliberale, quella post-Bolognina, scalfariana e ora renziana; ha perso il progetto neocentrista del Pd di Renzi, che doveva tramutarsi nel “Partito della Nazione”. Ma, appunto si tratta di un’altra cosa… Al contrario, mai come questa volta, la sinistra, che si riconosce totalmente nella nostra Costituzione (il Pci ne fece l’asse strategico del suo stesso progetto politico) ha vinto.

Il NO sociale. Le prima indagini sui risultati del voto ci dicono che il NO ha prevalso maggiormente nelle fasce giovanili (81% nella fascia dai 18 ai 34 anni), tra i disoccupati, gli operai e le donne; nelle periferie più che nei quartieri del centro, al Sud più che al Centro-Nord. Il messaggio politico mi pare evidente: ci avete tolto il lavoro, precarizzato la vita, rubato il futuro; ci avete imposto Jobs Act, voucher e “buona scuola”, e ora vorreste toglierci anche il diritto di voto per il Senato e altre garanzie democratiche previste dalla nostra Costituzione, dicendoci di fidarci, di lasciar guidare il manovratore… Mo’ basta, a questo diciamo NO! Definire questa risposta come “populismo” è una ridicolaggine; sarebbe meglio parlare di legittima difesa, di quella che Polanyi chiamava “autodifesa della società” contro il mercato che divora tutto.

In questo senso il NO, nonostante l’apporto consistente ma del tutto strumentale di forze come la Lega o Forza Italia (che già in piena campagna referendaria si è detta pronta a cambiare la Costituzione, ponendo solo la condizione di mettersi d’’accordo), è anche un NO nettamente di sinistra, proprio perché ha posto il problema della rappresentanza e della democrazia come prioritario rispetto a quella “governabilità” con cui le classi dominanti e i loro portavoce ci assillano dagli anni ’90 e che ha favorito solo il neoliberismo; e, appunto, un NO alle politiche antisociali fatte in questi anni e che meccanismi decisionali ancora meno democratici avrebbero reso ancora più facili.

NO sociale e NO di sinistra, dunque, si intrecciano, e in parte sono lo stesso NO. Anche se ai media piace dimenticarlo, per il NO erano schierati la Cgil (la maggiore organizzazione di massa del Paese), l’Anpi, l’Arci, l’Usb, gran parte del mondo dell’associazionismo, e poi i partiti: noi del Pci, Rifondazione, Sinistra Italiana, cui vanno aggiunte altre forze e parte della stessa sinistra del Pd. E a cui va aggiunto il Movimento 5Stelle, nella cui base c’è un pezzo consistente di “popolo di sinistra”. Certo, è più comodo far parlare solo i Brunetta e i Salvini, ma la realtà è un po’ diversa…

Tuttavia un problema vero esiste. E cioè: questa sinistra sociale, diffusa, questo mondo del lavoro e del precariato frammentato e disperso, non hanno un’adeguata rappresentanza politica, sul piano istituzionale si potrebbe dire che non l’hanno affatto. È questo allora il limite da superare, e ricostruire organizzazione, progetto e rappresentanza di questo mondo dev’essere il compito prioritario dei prossimi mesi, per noi comunisti, per quel Pci col quale abbiamo ripreso un simbolo e una cultura politica gloriosi e che vogliamo radicare sempre di più, e per quel fronte delle sinistre che è tutto da costruire, sulla base di paletti precisi, senza chiedere a nessuno di sciogliersi; un fronte popolare adeguato ai giorni nostri, come lo fu quello che i comunisti seppero promuovere in una delle fasi migliori della propria storia.

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