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TESI 15 – Una nuova questione meridionale

TESI 15

UNA NUOVA QUESTIONE MERIDIONALE

1.Nella crisi il Sud paga il conto più salato. Alla forte caduta del reddito, dei consumi interni e dell’occupazione, allo smantellamento del tessuto produttivo (già limitato e poco orientato all’esportazione), si associa l’ ingente riduzione della spesa pubblica e un aumento della pressione fiscale. Il taglio della spesa pubblica colpisce non solo gli investimenti ma anche settori sociali essenziali, a cominciare dalla sanità e dall’ istruzione, con conseguenze di lungo periodo sull’economia e sulla vita civile. I dati clamorosi sull’abbassamento dell’aspettativa di vita, sulla riduzione della popolazione, sulla disoccupazione, sulla povertà squadernano di fronte a noi gli effetti di una autentica macelleria sociale a cui è stato sottoposto il Mezzogiorno dalle politiche neoliberiste, dentro un circuito recessivo che continua. L’intervento pubblico per il Sud che, nonostante i suoi storici limiti, segnava l’esigenza di un riequilibrio dello sviluppo nazionale è stato, da molto tempo, archiviato ed anzi rovesciato. In questi anni si è registrato un gigantesco spostamento di risorse pubbliche dal Sud al Nord del Paese. Sono stati presi i soldi al Sud e spostati alle regioni del centro Nord. Si parla di circa 35 miliardi di euro prelevati dai fondi FAS. I tagli, operati in tutti i settori, dall’università alle opere pubbliche, hanno privato sistematicamente le regioni meridionali di fondi per progetti già in programma. Il Sud è diventato un mercato di consumo, un territorio deprivato, campo libero per speculatori come dimostrano tante vicende, a cominciare da quella tragica della Terra dei fuochi. In questo quadro si rafforza il potere delle mafie, sempre più organicamente connesse ai centri economico-finanziari, sempre più capaci di condizionare le istituzioni e che dal Sud si irradiano stabilmente su tutto il territorio nazionale. Invece di affrontare i nodi reali il governo ha fatto opera di propaganda come dimostra, tra l’altro,

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la stanca riproposizione del Ponte sullo stretto che rappresenta un’offesa per un territorio che non ha strade e ferrovie dignitose e che sconta un grave dissesto idrogeologico. Tutto ciò ha provocato una allarmante spaccatura del Paese, allargando il solco tra il Nord e il Sud e aumentando distanze e incomprensioni.

2.Ormai da anni è ripreso un flusso di emigrazione dal Sud al Nord. Protagonisti di questa nuova ondata migratoria sono i giovani diplomati e laureati, i cervelli del Sud, il cui abbandono blocca qualsiasi possibilità di trasformare il Sud medesimo. Ciò è la conseguenza di un ulteriore allargamento della precarietà, dell’insicurezza e del disagio sociale. Oggi la nuova questione meridionale si intreccia con una drammatica “questione giovanile”. Si tratta di un tema che riguarda le forze di cui dispone il Mezzogiorno e che possono essere messe a disposizione di un progetto nuovo di rilancio del nostro Paese. Nel Sud la disoccupazione è raddoppiata negli ultimi anni e tocca il 17,9%, mentre tra i giovani la disoccupazione raggiunge ormai il 70 %, circa il doppio della media nazionale che si attesta al 35,3 % .Dietro questi numeri c’è la vita di milioni di persone, di un’ intera generazione di ragazze e ragazzi. La grande speranza, per la quale intendiamo spendere l’impegno e la lotta dei Comunisti è quella che i giovani possano formarsi nelle scuole e nelle università del Sud e in seguito avere la possibilità di trovare,in questa terra, un lavoro adatto alle loro possibilità e ai loro studi. Quest’obiettivo va perseguito con una lotta politica coerente ed incessante. In questo senso è maturo il tempo di una grande battaglia generale per conquistare il diritto al reddito minimo di cittadinanza per i giovani, a partire dal Sud.

3.In questa battaglia ci aiuta l’attualità del pensiero meridionalista gramsciano. Ciò significa respingere, innanzitutto, il tentativo di rappresentare la questione meridionale come una mera questione criminale che si affronta con la militarizzazione del territorio. Il Sud è una grande comunità di 20 milioni di cittadini, ricca di storia, cultura e potenzialità che paga i prezzi di antiche ingiustizie e di moderne diseguaglianze, ma che può essere una ricchezza straordinaria per il futuro se si batte l’idea che esso serva solo come grande area di consumo dei prodotti del Nord. L’unica carta vera, che questo Paese ha a disposizione, è la carta del Mezzogiorno che deve essere sempre più considerato come la grande risorsa per il futuro dell’Italia, non più, come invece è avvenuto in questi anni, un peso per l’Italia sviluppata. Torniamo dunque a parlare di questa grande indicazione politica, di questa scelta di fondo che si chiama Questione Meridionale. Ciò serve al Sud, serve al Nord, serve all’Italia.

4.Ci vuole una svolta profonda: occorre promuovere un grande piano di investimenti pubblici verso il Mezzogiorno, aumentando seriamente l’impegno dello Stato. Pensiamo ad un nuovo flusso di finanziamenti legato ad un “Progetto per il Mezzogiorno del XXI secolo”. Il Sud ha bisogno di una nuova industrializzazione, di potenziare reti e infrastrutture, di un piano per la difesa del suolo, di interventi per la riqualificazione ambientale e urbana, di valorizzare le produzioni agricole tipiche, di rilanciare l’artigianato, di valorizzare i beni culturali, di sviluppare la produzione di energia da fonti rinnovabili, di promuovere uno sviluppo del turismo fondato sulle risorse del territorio. Decisivo è il quadro mediterraneo, segnato da rischi di guerra ma anche da grandi potenzialità. Il processo di reindustrializzazione del Paese non può non passare per il Mezzogiorno, attraverso politiche infrastrutturali e creazioni di poli logistici che facciano di quest’area una terra di scambi mercantili con tutto il Mediterraneo e con l’Asia, soprattutto dopo il raddoppio del Canale di Suez che rivoluzionerà i traffici mondiali. Si tenga conto che ormai il 60% del commercio mondiale riguarda l’Asia: la strategia cinese della “Via della Seta” (con la recente costituzione della Banca Asiatica per gli Investimenti) sarà decisiva per il Sud, visto come naturale approdo degli scambi mondiali che passano dal Mediterraneo: da questo punto di vista le nostre realtà portuali

risultano favorite nella competizione con i porti dell’Europa del Nord. Per questo è vitale che si creino collegamenti autostradali, ferroviari e e marittimi nelle città del Mezzogiorno, attualmente inesistenti.

5.Una politica di pace, cooperazione, accoglienza che è nell’interesse nazionale dell’Italia è particolarmente decisiva per il Mezzogiorno. Il ruolo nevralgico e di cerniera che il Sud può svolgere è in netto contrasto con l’ espansione degli insediamenti militari NATO sul territorio meridionale che dobbiamo combattere con determinazione. I movimenti contro le basi militari, da Napoli alla Sicilia e alla Sardegna, così come quelli antirazzisti, sono tra le esperienze di lotta più importanti del Mezzogiorno e i comunisti lavorano al loro rafforzamento.

Riapriamo il dibattito sulla Questione Meridionale come bussola fondamentale della nostra azione, del nostro orientamento, del nostro progetto politico, consapevoli della piena attualità della lezione di Antonio Gramsci che avvertiva che “ il Sud è l’emblema del fallimento del capitalismo italiano”.

  1. Lo sviluppo sociale ed economico delle aree meridionali, in modo particolare delle Regioni ad economia agricola, Puglia (olivicoltura), Calabria-Sicilia (agrumicoltura), è strettamente legata al sostegno e alla valorizzazione del proprio patrimonio agroalimentare. L’esclusività dei comparti rappresenta di fatto una risorsa immensa dovuta alla qualità dei prodotti in questione. Si rende pertanto necessario il rilancio dei suddetti comparti, che stanno attraversando la crisi più grave degli ultimi decenni a causa di diversi fattori, tra i quali: deflazione dei prezzi, embargo dei prodotti agroalimentari imposto dalla UE alla Russia, trattato UE-Marocco, trattato UE-Tunisia, cambiamenti climatici. Indispensabili e non più rimandabili sono una serie di interventi strutturali da parte delle Regioni e del governo centrale. Possiamo qui esporre, anche se sinteticamente, una serie di proposte concrete da avanzare alle rappresentanze politiche e da tradurre in linee di lotta e piattaforme rivendicative:

1) rivedere gli accordi comunitari UE-Marocco/UE-Tunisia, introducendo meccanismi di tutela relative alle importazioni extracomunitarie;

2) interventi sulle industrie di trasformazione succhi, per una politica dei prezzi più adeguata;

3) sostegno alla distribuzione tramite specifici accordi con la catena distributiva;

4) interventi straordinari sulla Tristezza Virus e Xylella;

5) creazione dei marchi di qualità;

6) piano giovani, premio a fondo perduto ai giovani che si organizzano in cooperative per la lavorazione della terra;

7) introduzione di idonei meccanismi per incentivare la formazione di consorzi dei piccoli produttori;

8) agevolazioni e benefici fiscali tra i quali: riduzione del costo dell’energia elettrica, dell’acqua a scopo irrigativo, e dei mezzi tecnici in genere;

9) incentivi per favorire l’ingaggio al fine di combattere il caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori extracomunitari;

10) riconoscimento della condizione di lavoro usurante. (emendamento Sicilia).

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