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TESI 18 – Il controllo ideologico nel post-moderno

TESI 18

IL CONTROLLO IDEOLOGICO NEL POST-MODERNO

LA QUESTIONE IDEOLOGICA

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1.La questione ideologica, rimossa da decenni dalla sua centralità nell’identità ideologico-politica del movimento comunista, ha invece nei suoi fondatori storici – da Marx (critica all’ideologia come falsa coscienza), a Gramsci (intellettuale organico e collettivo), a Lenin (la coscienza rivoluzionaria scaturisce dall’analisi della totalità dei rapporti sociali) – un ruolo fondativo nella teoria del socialismo scientifico che qualifica la natura e l’identità comunista rispetto a tutte le altre espressioni di sinistra e costituisce questione centrale per chi si propone di operare la ricomposizione di un soggetto organizzato dei comunisti e insieme la necessaria rigenerazione/attualizzazione dell’impianto ideologico-culturale del socialismo scientifico per il XXI secolo. Il concetto di ideologia come visione del mondo (Weltanschauung) e come falsa coscienza

  • essenziale sia per comprendere le dinamiche odierne di formazione del cosiddetto immaginario collettivo nel XXI secolo – cioè le dinamiche della riproduzione intellettuale borghese oggi, con la quale le classi dominanti celano le contraddizioni e l’origine delle disuguaglianze nella società, determinate dai rapporti di produzione basati sullo sfruttamento e sull’alienazione – sia per opporre alla mistificazione ideologica operata dopo l’89, nel segno unificante del neocapitalismo post-ideologico, un solido quadro di riferimento teorico, cioè una autonoma visione del mondo organica e alternativa ed una conseguente autentica prassi rivoluzionaria.

2.Attraverso lo sviluppo di una rinnovata e incessante opera di formazione nel/del partito è perciò necessario superare la dicotomia tra teoria e prassi, come frutto avvelenato della mistica “post-ideologica” della vulgata dominante, che ha caratterizzato in vario grado tutte le culture politiche della sinistra post ’89, ivi compreso parte del processo complessivo della rifondazione comunista. Una subalternità ideologica che, impedendo l’elaborazione di una teoria della trasformazione che

  • essenzialmente comprensione, scomposizione e ricomposizione della realtà odierna in una visione del mondo organica e rivoluzionaria, ha di fatto procrastinato la cosiddetta diaspora comunista. La nostra azione collettiva nel processo della rigenerazione comunista ha dunque la necessità di acquisire la piena consapevolezza del livello di sedimentazione ideologica che l’egemonia capitalistica ha depositato sulla sconfitta e sulla disarticolazione del movimento operaio internazionale, che hanno mutato il contesto ideologico-culturale odierno, producendo una condizione di passività ideologica e di arretratezza di coscienza di classe, anche in senso tradeunionistico oltreché storico, in un quadro più generale di arretramento della percezione della divisione in classi della società verso una dimensione ideologico-culturale interclassista.

Oggi, in un contesto di rapporti di forza estremamente sfavorevoli, compito dei comunisti è quello di sprigionare nella prassi delle dinamiche odierne, in particolare laddove più evidenti emergono le contraddizioni strutturali e il conseguente potenziale cedimento sovrastrutturale (guerra/crisi), tutte le potenzialità del metodo e degli strumenti di analisi propri del socialismo scientifico, a partire dalla analitica comprensione della complessità delle dinamiche odierne della formazione del consenso e dalla consapevolezza che l’attuale egemonia ideologico-culturale del capitale sulla società a capitalismo maturo, pur in termini mistificatori, ha una sua oggettiva base materiale, definita anche dai margini che lo sviluppo imperialistico ha permesso di esprimere.

LA FORMAZIONE DEL CONSENSO ATTRAVERSO I MEDIA

3.Oggi i nuovi media e le nuove dinamiche di formazione del consenso consentono – unitamente alla destrutturazione del sistema della formazione e istruzione pubblica – un livello di controllo ideologico sulla società e sulle classi subalterne, in termini di omologazione alla cultura neo-borghese egemone, impensabile fino a qualche decennio fa. La comunicazione come vettore dell’ideologia, con lo sviluppo delle nuove tecnologie hardware, ha assunto un ruolo fondamentale a supporto dell’affermazione della visione del mondo neocapitalista e comprende il mondo dell’informazione e quello dello spettacolo come fabbrica o produzione di consenso.

4.Due sono dunque gli ambiti di ricerca per ridurre la complessità e vastità degli attuali strumenti disponibili nella costruzione del consenso, al fine di produrre una prassi possibile in grado di affrontare la post modernità del controllo ideologico: i nuovi media e le nuove dinamiche di formazione del consenso che includono anche i media tradizionali (con l’avvento dei grandi network privati, conglomerati mediatici ma non più esclusivamente editoriali bensì connessi ad interessi economici diversi, da Mediaset a Sky):

  1. per nuovi media intendiamo il cosiddetto web 2.0, cioè l’insieme di applicazioni (Google, Facebook, Youtube, le chat, i blog ecc.) che permettono un elevato livello di interazione tra il sito web e l’utente e il complesso di tecnologie hardware (computers, ipod, smartphone) che, insieme, producono il flusso delle informazioni in rete in grado di orientare atteggiamenti e comportamenti sociali, politici, economici (d’altro canto il NASDAQ è essenzialmente l’indice, com’è noto, dei principali titoli tecnologici della borsa americana dove sono quotate le principali compagnie informatiche come Microsoft, IBM, Apple, Google, Yahoo, Facebook) e che permettono una partecipazione apparentemente non passiva e libera alla società del consumo e dello spettacolo, dove si compie una vera e propria evaporazione virtuale della classe nel luogo dell’alienazione sovrastrutturale per eccellenza, ove si sostituisce il contesto reale determinato dai rapporti di produzione con le comunità sociali virtuali dalle geometrie variabili e interclassiste e dove l’opinione del singolo spinge le comunità web verso un relativismo assoluto, che cancella il conflitto, la sintesi, la dialettica. La pervasività di questo mezzo è potenziata dalla sua estrema portabilità (smartphone, iPod) che permette l’accesso facile, continuo e quotidiano alle comunità sociali tramite le quali anche il lavoratore-merce-consumatore può connettersi in ogni momento al mondo globale dello spettacolo e del consumo;
  1. le nuove dinamiche del consenso incentrate sul monopolio che oggi le classi dominanti detengono non solo della produzione materiale e intellettuale, ma anche della produzione e diffusione delle emozioni su cui si fonda la propaganda di guerra dell’informazione come terrorismo dell’indignazione, rivolta a suscitare adesione alle strategie neo-coloniali e imperialiste. Ciò è evidente in tutti quei programmi (dai talk show ai reality show, format che vengono trasmessi in tutto l’occidente e non solo) non propriamente di natura politica ma che, caratterizzati da una commistione di informazione e intrattenimento funzionale alla creazione diuna adesione di massa, veicolano stereotipi comportamentali a sfondo ultrapoliticizzato e protesi alla alienazione dal contesto reale, attraverso una continua ginnastica emotiva che traccia un solco emozionale reattivo funzionale alla cancellazione di capacità autonoma critica sull’esistente. Un partito consapevole che anche questa materia è terreno ulteriore della lotta di classe del XXI secolo, come lo sono stati i media tradizionali nel secolo passato, non solo ha il compito di disvelarne la sostanza e l’obiettivo, ma anche, nel limite del possibile, attrezzarsi per intervenirci adeguatamente.

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