Partito Comunista Italiano

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IL PCI A FIANCO DI LULA E DI DILMA ROUSSEF CONTRO LE SVOLTE GOLPISTE IN BRASILE

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di Fosco Giannini, segreteria nazionale PCI e responsabile Dipartimento Esteri

 

E’notizia di oggi, sabato 30 luglio 2016: Lula da Silva, l’ex operaio metalmeccanico, fondatore del Partido dos Trabalhadores (Il Partito dei Lavoratori) e Presidente del Brasile dal 2003 al 2010, è stato rinviato a giudizio per “tentata ostruzione” dell’inchiesta Lava Jato. Il rinvio a giudizio di Lula è un altro, enorme, tassello dell’attacco reazionario contro la gigantesca svolta in senso popolare in atto in Brasile dal 2002, l’anno della prima vittoria elettorale di Lula. Prima del rinvio a giudizio dell’ex Presidente abbiamo assistito, in rapida sequenza, alla procedura di messa in stato di accusa, alla Camera dei Deputati, il 13 dicembre 2015, della Presidentessa del Brasile Dilma Vana Rousseff , erede politica di Lula; alla formalizzazione dello stato di accusa contro di lei  e al passaggio della procedura al Senato( sempre alla Camera dei deputati, il 17 aprile 2015), per finire, il 12 maggio del 2016, al Senato, con la sospensione di Dilma Rousseff dalla carica di Presidentessa, con il passaggio al ruolo di Presidente di Michel Temer, già vice Presidente e leader del Partito Democratico Brasiliano, forza di destra, con il quale Il Partito dei Lavoratori governava, in mancanza di una propria maggioranza parlamentare.

Che cosa accade in Brasile?

Lasciamo subito la parola al Partito Comunista del Brasile ( PCdoB), che, in una nota della sua Commissione Politica, del 4 marzo 2016, chiaramente afferma:

 L’ex presidente Lula, rispettato in Brasile e in tutto il mondo, è stata portato arbitrariamente a testimoniare davanti alla polizia federale. Si tratta di un’aggressione inaccettabile non solo contro Lula, ma per la democrazia stessa, con l’obiettivo calcolato di accelerare la marcia golpista volta a deporre la presidente Dilma Rousseff.

E’ il momento della mobilitazione, della lotta e della vigilanza per tutti i democratici, per tutte le forze del popolo e dei lavoratori. E’ il momento dello sdegno, di prendere le difese della democrazia e dell’ex presidente Lula, maggiore leader e statista del Brasile contemporaneo, come è stato detto dal popolo nelle diverse consultazioni ripetute.

Anche l’Istituto Lula è stato il bersaglio di questo attacco, ed esso ha risposto con una dichiarazione pubblica che rifiuta con argomenti solidi tutte le false accuse contro l’ex presidente.

Questa arbitrarietà, questa ingiustizia contro Lula, è iniziata con l’operazione Lava Jato, che da mesi attacca la legalità democratica e imbastisce una caccia contro l’ex presidente.

Non vi era alcun motivo per cui Lula fosse prelevato con la forza dalla PF,  poichè ha fornito chiarimenti ogni volta che sono stato richiesti da parte delle autorità.  Azioni di forza e spettacolari infiammano gli animi della società e non contribuiscono alla ricerca della giustizia e al prevalere della verità.

Si è dimostrato con questo episodio e tanti altri in combutta con l’operazione Lava Jato come i grandi media si siano trasformati in una sorta di potere parallelo composto anche da settori della Polizia Federale, dalla magistratura e procuratori.

Un potere parallelo che, progressivamente, si è ingigantito imponendo metodi e pratiche tipiche di uno stato d’eccezione. chiaramente direzionato a screditare il governo, indagare e criminalizzare solo le forze che lo sostengono, in particolare PT e alleati di sinistra.

Questo attacco viene portato contro Lula per la forza e la speranza che egli rappresenta. Il fatto che l’ex presidente resti competitivo – come risulta dalle ricerche sulle intenzioni di voto – per le elezioni presidenziali del 2018 è il motivo che spiega la violenza politica che non cessa di essere esercitata contro di lui.

La verità è una sola: la destra neoliberale ha paura di perdere le elezioni nel 2018 a causa di Lula, questa è la vera ragione per la caccia intrapresa con la operazione Lava Jato contro di lui.

Questo atto provocatorio di Lava Jato è anche una manovra dei golpisti. Se non vi sarà alcuna reazione al’altezza di questo attacco,  sicuramente si arriverà presto al colpo di stato.

In questa momento decisivo, il PCdoB si rivolge a tutte le forze democratiche del paese, a tutte le forze progressiste e popolari affinchè, nonostante le differenze, si uniscano in mobilitazione, lotta e vigilanza in difesa della democrazia, dello Stato Democratico di Diritto.

Il PCdoB chiama i suoi militanti a impegnarsi in questa mobilitazione decisiva per gli interessi del popolo e della nazione. Da oggi dobbiamo partire, in tutti i comuni, nelle strade, con diverse manifestazioni sempre più ampie, insieme ad altre forze progressiste, schierarci a difesa della democrazia, rifiutare le arbitrarietà che calpestano lo Stato Democratico di Diritto.

La democrazia vincerà il golpismo!

Totale appoggio all’ex presidente Lula!

São Paulo, 4 marzo 2016

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Rispetto alla nota del PCdoB abbiamo poco da aggiungere: in Brasile è in atto un processo controrivoluzionario, di destra, di carattere “golpista”, che – riassumendo la lunghissima storia di dittature militari che hanno subito il Brasile ed il suo popolo – punta ad interrompere l’esperienza progressista del Partido dos Trabalhadores , di Lula e della Rousseff e a riportare il Brasile sotto il dominio delle forze capitalistiche e reazionarie brasiliane e dell’imperialismo USA. Un “golpe” che cerca le sue motivazioni in accuse di corruzione politica rivolte a Lula e alla Rousseff, alle quali l’ex Presidentessa, ora sotto la spada dell’impeachment, ha così risposto : “E’ un impeachment fraudolento, un vero golpe moderno. In gioco ci sono il rispetto della volontà sovrana di 54 milioni di elettori che mi hanno votata e il rispetto della democrazia”. Tesi condivisa da moltissimi costituzionalisti brasiliani che così si sono espressi: “ Nel sistema presidenziale puro in  vigore in Brasile l’impeachment si giustifica solo se il Presidente ha mentito alla nazione. E ciò, nel caso della Rousseff, non è avvenuto”.

Ha scritto mirabilmente Gennaro Carotenuto, docente all’Università di Macerata e uno dei massimi esperti di America Latina in Italia: “ Restaurazione completata in Brasile. Dilma Rousseff, che aveva vinto le elezioni con oltre 54 milioni di voti, viene sostituita da un governo che non si limita a metterla in stato d’accusa per presunte violazioni, ma ribalta completamente il segno politico del paese. Quello presieduto da Michel Temer, un dinosauro della peggior politica, inquisito per corruzione e con un’aspettativa di voto che i più benevoli collocano al 2%, è un governo non eletto da nessuno, sessista e razzista, composto esclusivamente di maschi bianchi, sette ministri del quale già inquisiti per corruzione. Dopo aver coperto di letame, complici i media monopolisti, uno dei più autorevoli dirigenti politici mondiali, Lula da Silva, le destre hanno dunque fatto un passo avanti e preso il potere con un colpo di stato parlamentare destituendo una presidente, Dilma Rousseff, accusata di nulla. Quello di Temer è un governo di agroindustriali, fondamentalisti neoclassici ed evangelici (due facce della stessa medaglia), corrotti, violatori di diritti umani e narcos, che ha come ministro di giustizia un avvocato vicino al principale cartello criminale del paese. Addirittura, duecento degli uomini che hanno votato l’impeachment contro Dilma sono già inquisiti per corruzione, con l’infamia massima di uno di loro che ha votato in onore al boia che torturò la presidente durante la dittatura. La reazione può applaudire alla svolta di pulizia e libertà in Brasile, “che si è lasciato alle spalle 13 anni di dittatura comunista”, seguendo il mantra del mainstream che da anni si straccia le vesti per la corruzione vera o presunta nel PT, maquillando una piazza parafascista inneggiante ai militari, rappresentandola come democratica e progressista, ma la verità è che oggi al Palazzo di Planalto siede una destra che, per quanto lunare possa sembrare, non ha mai accettato di essere governata da una donna e avere ministri di pelle nera e non è mai stata democratica. Tutto ciò mentre le sinistre europee si immedesimano sempre e solo con le classi medie bianche e con gli studenti bene delle università private, una vera nuova destra estremista che si fa nuova classe dirigente, in nome di incoercibili valori liberaldemocratici ai quali tirare la giacca, immancabilmente da destra. Per quindici anni queste hanno spaccato il capello in quattro e storto la bocca, dal centro all’estrema sinistra, per Lula come per Néstor, Cristina o Evo o Chávez, accettando la logica delle destre sullo sterile dibattito sul “populismo” opposto al pensiero unico neoliberista, e difendendo come libertà d’espressione i monopoli mediatici privati, da Globo a Clarín, che continuano a privare di voce i più e d’informazione credibile l’intera regione. Adesso applauditeveli voi i Macri, i Temer, i Cunha, i Serra con i suoi 13 processi, neanche fosse dell’Utri, i Maggi, il re Mida dell’agroindustria, come i Leopoldo López e le Keiko Fujimori. Eletti o meno, corrotti o peggio, assassini e repressori, sono loro, non certo una rivoluzione proletaria che tanto spaventava le nostre sinistre, l’alternativa al campo progressista, social-democratico, che mille volte ha sbagliato ma aveva provato a metter mano alla terra desolata latinoamericana dopo mezzo secolo di dittature e governi fondomonetaristi”.

Dunque, non vi sono dubbi che l’attacco a Lula e a Dilma Rousseff  sia un chiarissimo tentativo di ripristinare in Brasile l’ordine imperialista e cancellare la rivoluzione popolare e progressista in atto, appoggiata anche dai comunisti e dalla sinistra brasiliana.

Peraltro, per capire, basta far parlare i fatti. Dopo il quindicennio progressista di Lula e Rousseff, contrassegnato da uno spostamento ingente di risorse verso la spesa sociale ( lotta di massa alla fame, alla povertà e lotta per l’alfabetizzazione  e l’assistenza sanitaria gratuita di massa), della messa al centro degli interessi popolari e del contenimento del potere economico capitalistico brasiliano, dal 12 maggio scorso – da quando, cioè, Temer ha spodestato la Rousseff e preso il potere governativo ad interim – il quadro politico e sociale è cambiato violentemente in senso reazionario. Con la stessa linea che ha contrassegnato la politica di Mauricio Macrì in Argentina, Temer, in pochi mesi, ha già avviato licenziamenti di massa, ha promesso l’aumento dell’età pensionabile e l’aumento dell’orario di lavoro, avviando rapidamente imponenti processi di privatizzazione e di riprivatizzazione del patrimonio pubblico. Sino alla svendita a imprese straniere (argentina e norvegese) di quote pesanti della Petrobras, la più grande azienda petrolifera brasiliana, secondo il modello messo in atto ultimamente in Messico.

Ma oltre al ripristino dell’ordine liberista e reazionario all’interno del Brasile, l’obiettivo dei “golpisti” di Temer è chiaramente collocabile e fa capo ad un più generale disegno imperialista, condotto dagli USA e dalla NATO,volto ad attaccare il fronte dei BRICS ( nel quale il Brasile di Lula e della Rosseff ha sempre svolto un ruolo determinante), fronte sempre più antagonista e sempre più  vera “ossessione” di quello imperialista.

L’attacco congiunto, contro il Venezuela di Maduro e della rivoluzione bolivarista, delle forze reazionarie interne e gli USA;  il tentativo di destabilizzazione reazionaria in tanta parte dell’ America Latina; la svolta nazifascista a Kiev diretta all’occupazione militare della stessa Ucraina  da parte degli USA e della NATO per portare la minaccia bellica sempre più vicina alla Russia e alla Cina; il tentativo, perseguito dagli USA, di contrapporre il Vietnam alla Cina; la crisi, già dalle forti sembianze militari, aperta dagli USA nei mari del sud della Cina: tutto ciò – e molto ancora, a partire dal ruolo sempre più planetario del “gendarme” NATO  – ci parla di un attacco violento, che non esclude esiti militari, ai BRICS, alle loro oggettive politiche di natura antimperialista e alle loro concrete politiche di appoggio ai popoli  e agli stati in via di liberazione dal giogo USA e NATO.

Per tutti questi motivi il Partito Comunista Italiano, in totale accordo con il Partito Comunista del Brasile, esprime la massima solidarietà a Lula, a Dilma Rousseff, al Partito dei Lavoratori  e alla rivoluzione brasiliana, oggi fortemente insidiata e colpita dalle forze della reazione. Nel 2018 si terranno le nuove elezioni nazionali in Brasile. Come dimostrano gli stessi, odierni, sondaggi, in Brasile il popolo è ancora con Lula e la Rousseff e nettamente contrario (all’80%) delle prime e socialmente violente misure del nuovo governo Temer. Che oggi pensa solo a servire i poteri forti che l’hanno voluto, ma che, domani, dovrà rispondere al popolo.

 

Un commento su “IL PCI A FIANCO DI LULA E DI DILMA ROUSSEF CONTRO LE SVOLTE GOLPISTE IN BRASILE

  1. Come al solito queste ricostruzioni non riportano il fatto che questi capovolgimenti sono in gran parte responsabilità dei governi di sinistra e le destre in maniera opportunistica ne sfruttano gli errori. Le politiche totalmente assistenzialiste e di sovvenzione (invece che di sviluppo) hanno mostrato in Brasile e in Venezuela i propri limiti appena il mercato ha iniziato a non sovvenzionarle più con l acquisto di petrolio o di altre materie prime economie poco sviluppate. Possiamo fare tutte le ipotesi di complotto degli Usa e o dei capitalisti ma il malcontento dei venezuelani costretti a fare le code per fare la spesa e al lavoro coatto nei campi e dei brasiliani che vedono a fronte di tasse sempre + alte servizi sempre peggiori e in entrambi i paesi un altissimo tasso di criminalità e corruzione (nonostante la sinistra al potere fosse arrivata promettendo la lotta a questo male assoluto). La perdita di consenso è una realtà innegabile e e ultime elezioni in Venezuela hanno visto in minoranza Maduro e Dilma è stata eletta con poco + del 50% dei voti ed è stata costretta a governare con Temer (ora dipinto come il male assoluto ma fino all impeachment vice di Dilma)

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