Partito Comunista Italiano

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Il PCI al seminario internazionale dei Partiti marxisti organizzato dal PCC

Su iniziativa del Dipartimento Internazionale del PC cinese, si è tenuta una conferenza internazionale tra i partiti comunisti dell’Europa, dell’America del Nord e dell’Oceania lo scorso 15 dicembre.

L’incontro, moderato dal vice ministro del Dipartimento Internazionale del PCC, compagno Qian Hongshan, è stato aperto dal Ministro Song Tao, ed ha visto il contributo di diversi segretari nazionali dei partiti dell’Oceania (PC dell’Australia), Nord America (PC del Canada, PC degli Usa) ed anche Europa (Partito dei Lavoratori Ungherese, PC di Bretagna, PC di Danimarca, PC di Finlandia, PC di Spagna). Per l’Italia è intervenuto Mauro Alboresi, Segretario del PCI.

Questo meeting assume una valenza molto peculiare, non soltanto perché cementa il confronto tra i Partiti comunisti ed il PCC e crea una piattaforma multilaterale di confronto tra le forze comuniste e marxiste di diverse regioni del mondo, ma perché avviene in un clima internazionale molto particolare, che richiede un maggiore ruolo e protagonismo del movimento comunista.

È con questo spirito che il PCI partecipa a questi eventi internazionali, portando il proprio contributo e la disponibilità ad un lavoro incentrato su due direttrici strategiche: la lotta contro la guerra ed i rischi di una nuova crescente guerra fredda ed il rafforzamento dell’internazionalismo. Anche per questa ragione il PCI ha sottoscritto l’appello, firmato da 355  partiti di tutto il mondo nel quale si chiede che la democrazia sia considerata un diritto di tutti e non un privilegio di pochi, che abbiamo pubblicato qualche giorno fa sul nostro sito.

Vi invitiamo a leggere l’intervento che il Segretario del PCI, compagno Mauro Alboresi, ha tenuto al Seminario

Dipartimento Esteri PCI


Il Partito Comunista Italiano desidera innanzitutto inviare un saluto al compagno Song Tao, Ministro del Dipartimento Internazionale e ringraziare il Dipartimento Internazionale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese per l’invito a partecipare a questa importante occasione di confronto tra diversi partiti marxisti del mondo.
Il titolo dato allo stesso “democrazia, giustizia, sviluppo e progresso: il perseguimento dei partiti politici marxisti” è oltremodo emblematico, esso, infatti, sottolinea largamente quella che è la loro finalità.
Questo confronto si colloca, come sottolineato, nel centenario della nascita del PCC, e di tanti altri partiti comunisti e del lavoro, in tanti altri paesi.

Abbiamo avuto modo a più riprese di evidenziare ciò che ha significato la nascita e lo sviluppo del movimento marxista sull’onda della Rivoluzione d’Ottobre per i diversi paesi e popoli del mondo, le cause del suo arretramento, della sua crisi, largamente riconducibile alla caduta dell’URSS, con tutto il suo valore simbolico, il proporsi del capitalismo come trionfante.

Da tempo sottolineiamo la crisi strutturale nella quale quest’ultimo versa, le politiche messe in campo per affrontarla, e ciò che queste hanno comportato e comportano in termini regressivi per l’umanità intera, sospinta sempre più, per quella via, sull’orlo del baratro, rappresentato da una sempre più stringente alternativa tra guerra e pace.
E’ un dato di fatto che sull’onda dei processi di globalizzazione affermatisi all’insegna della cultura liberista imperante, della concentrazione del capitale finanziario, in tanta parte del mondo, segnatamente nell’Unione Europea, si assiste ad una progressiva marginalizzazione del ruolo degli stati, dei parlamenti, ad un progressivo svuotamento delle costituzioni, al restringimento degli spazi di democrazia conosciuti in direzione dell’accentramento dei processi decisionali, più in generale ad una sempre più marcata crescita delle diseguaglianze, al peggioramento delle condizioni di vita dei ceti popolari.

La crisi finanziaria ed economica nella quale si dibatte tale realtà, acuita dalla crisi sanitaria derivante dalla pandemia da covid 19, è divenuta crisi sociale e con questa, in un crescendo di tensioni, si è oggi chiamati a fare i conti.
E’ anche e soprattutto a fronte di ciò che si evidenzia la ripresa di un movimento, quello di ispirazione marxista, che propugna un’alternativa di sistema, la necessità della costruzione di una moderna società socialista, del comunismo.
In tale direzione si è posta e si pone come riferimento l’esperienza cinese, che, come abbiamo avuto modo di sottolineare in altre occasioni, ha saputo misurarsi con la realtà data, affermandone una lettura originale, peculiare, tenendo assieme teoria e pratica politica, ribadendo il primato di quest’ultima.

La Cina, così come nella battaglia contro il coronavirus ha dato una grande dimostrazione di capacità, ma anche di attenzione nei confronti degli altri paesi colpiti, anche sul piano economico (emblematico il carattere inclusivo del progetto della cosiddetta “nuova via della seta”) si sta proponendo in termini nuovi, aperti, inclusivi, confermando la propria convinzione circa i valori che debbono presiedere ai rapporti tra gli stati, tra i popoli.
Siamo nella sostanza di fronte ad una concezione assai diversa, alternativa, a quella proposta da alcuni paesi, dagli USA e dai loro alleati in primis, volta alla contrapposizione, all’affermazione di una visione unilaterale di contro a quella multilaterale della quale la Cina è portatrice.

Il concetto cinese “la comunità umana dal futuro condiviso”, è davvero opportuno ispiri la governance mondiale.
La Cina sta operando per un mondo improntato alla pace, alla solidarietà, alla collaborazione, l’unico in grado di garantire il futuro stesso dell’umanità, e per costruire una moderna società socialista quale risposta alla crisi di civiltà nella quale sta precipitando il capitalismo.

Ciò ha posto con sempre maggiore forza all’attenzione generale la questione della costruzione del “socialismo con caratteristiche cinesi”, volta al massimo sviluppo delle forze produttive, anche attraverso l’utilizzo di forme e meccanismi di mercato, funzionali anche e soprattutto sul piano della allocazione di risorse.
Una scelta, questa, pienamente dentro il pensiero marxista, che ha fatto tesoro della stessa storia dell’URSS, delle diverse esperienze concretizzatesi nel tempo, del movimento comunista internazionale.
Una scelta, quella del Partito Comunista Cinese, che nel contempo esprime la piena consapevolezza circa la centralità della proprietà pubblica nei settori strategici dell’economia, della pianificazione, della programmazione dello sviluppo, della sua finalizzazione, e la necessità, a tal fine, di non mettere in discussione il ruolo di direzione, di governo del partito, anch’esso chiamato a riformarsi, ad essere sempre più adeguato, funzionale alla sfida del socialismo che entra in una nuova era.

Ciò esprime la convinzione che socialismo e mercato, purché questi sia effettivamente regolato e controllato, non sono termini conflittuali, come, al contrario, lo sono in maniera irriducibile socialismo e capitalismo.
Il benessere del popolo, obiettivo primario di una società socialista, è l’orizzonte entro il quale dichiaratamente, concretamente muove l’azione del Partito Comunista Cinese.
Siamo di fronte ad un’esperienza originale ed allo stesso tempo efficace volta alla costruzione di una moderna società socialista, essa vivifica il pensiero marxista, offre all’intero movimento che ad esso si ispira nuova linfa.
Certamente, come sottolineato, quest’ultimo opera in contesti ed in condizioni assai differenti, nella maggior parte dei casi registra rapporti di forza ad esso sfavorevoli, è chiamato a dare uno sbocco a lotte che si configurano largamente in chiave difensiva, di opposizione, ma quanto accade in Cina e negli altri paesi socialisti è più di una speranza, e contribuisce al rilancio degli ideali e della prospettiva del socialismo su scala planetaria, a riproporre ciò all’attenzione generale.

Come da più parti sottolineato i prossimi anni saranno segnati da un confronto sempre più marcato tra i due scenari. Anche per queste ragioni, abbiamo profondamente condiviso lo spirito ed abbiamo aderito all’appello congiunto dei partiti politici mondiali che si impegnano a compiere sforzi congiunti per esplorare la via della democrazia e lavorare assieme per promuovere lo sviluppo comune.

Anche a fronte di ciò, ne siamo convinti, è opportuno rilanciare, in forme e modalità nuove, al passo coi tempi, un nuovo internazionalismo, ricercare il massimo delle alleanze possibili con tutte le realtà che non si rassegnano all’attuale scenario, nella convinzione che un’alternativa è possibile, oltre che necessaria.

Mauro Alboresi, Segretario nazionale del Partito Comunista Italiano

Mauro Alboresi, immagine di repertorio

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