Il PCI ed il voto amministrativo

di Segreteria Nazionale PCI

L’esito del voto relativo al rinnovo dei Consigli Regionali di Valle d’Aosta, Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Campania, Puglia, nonché quello di oltre 1000 comuni, è noto, inequivocabile.

Gli elettori hanno complessivamente premiato il centrodestra, che conquistando le Marche governa ora 14 regioni su 20 ( resta in sospeso, per le dinamiche che gli sono proprie, l’assetto relativo alla regione Valle d’Aosta) ed al suo interno Fratelli d’Italia, che in tutte le realtà interessate incrementa i propri consensi.

Tale voto ha ridato comunque fiato al centrosinistra, avendo questi mantenuto, con ampio margine, il governo della Puglia, della Toscana, della Campania, regioni definite contendibili alla vigilia, soprattutto al Partito Democratico, alla sua stessa leadership.
Chi ne esce sconfitto è il Movimento 5 Stelle, il cui consenso è precipitato a livelli inattesi, tali da confermarne la crisi, per molti osservatori irreversibile e largamente riconducibile al carattere proprio di tale soggetto, alle sue sempre più marcate contraddizioni.

Tutto ciò, anche grazie all’esito del voto referendario, all’affermazione del si, consolida il governo Conte, sorretto dal Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle, pur spostandone il baricentro a favore del primo a scapito del secondo, e porta più d’uno a ritenere che lo stesso può proporsi di giungere alla scadenza naturale della legislatura.

Una possibilità, questa, riconducibile anche alle scadenze in atto, in primis quelle derivanti dalle scelte attuate dall’Unione Europea, in rapporto agli stati membri, in materia di politiche finanziare ed economiche, con le loro inevitabili ricadute sociali, quale risposta agli effetti della pandemia da
coronavirus ancora drammaticamente in atto.
Tra i commentatori politici tale possibilità è suffragata anche dall’accresciuto prestigio personale del Presidente del Consiglio, dalle “scadenze istituzionali” alle porte, in primo luogo quella dell’elezione del Presidente della Repubblica.

Ciò che questa tornata elettorale tra l’altro evidenzia è l’estrema articolazione di soggettività, di liste componenti l’alleanza di centrodestra e di centrosinistra, che se da un lato sottolinea la capacità aggregativa delle forze principali di tali schieramenti, dall’altra ne evidenzia la crescente debolezza,la non autosufficienza.
Colpisce anche l’affermazione personale conseguita da molti dei presidenti eletti, sia del centrodestra che del centrosinistra, che sopravanzano largamente, in termini di voti, le liste delle quali sono stati dichiarati espressione, un’affermazione che pone rilevanti interrogativi, soprattutto
in prospettiva, circa il rapporto tra gli stessi e le forze politiche alle quali afferiscono.

Anche da ciò esce confermata la tendenza ad una sempre più marcata personalizzazione della politica, con tutto quanto ne consegue.
Anche per quanto concerne la sinistra di classe, la sinistra di alternativa, il voto in oggetto ha detto molto.
Il risultato complessivamente conseguito dalla stessa non può che essere considerato insoddisfacente, tale da confermarne la sostanziale marginalità.

Esso è in linea con quello registrato nelle ultime diverse tornate elettorali, e se proiettato a livello nazionale, stante l’attuale legge elettorale, ne confermerebbe ancora una volta l’esclusione dal Parlamento.
E’ un dato oggettivo, che non può che interrogare la stessa, e che rinvia a molto di quanto è stato fatto o non fatto nel corso degli anni, anche e soprattutto in relazione al blocco sociale di riferimento, a partire dal mondo del lavoro, che, come il voto evidenzia, continua a cercare risposte altrove.

In tale contesto, il Partito Comunista Italiano, come noto, si è presentato al voto soltanto in alcune delle realtà interessate, anche in conseguenza dei vincoli posti per la presentazione delle liste, assai difformi da realtà a realtà, a conferma dei limiti assai rilevanti in essere sul terreno delle agibilità democratiche.
Lo ha fatto promuovendo liste con il proprio simbolo, o liste nelle quali fare convivere, sulla base di un programma comune, il proprio simbolo accanto a quello di altre soggettività, o ancora aderendo a liste composite aventi un chiaro orientamento alternativo.

I risultati ottenuti a livello regionale evidenziano positivi segnali, in linea con quelli registrati in ambito comunale, con le eccezioni di alcune realtà nelle quali si è andati ben oltre, a conferma dell’importanza del radicamento sul territorio, della bontà del lavoro svolto.

L’insieme di tali risultati conferma l’opportunità e la possibilità di proseguire nella direzione della ricostruzione del Partito Comunista Italiano, dell’unità dei comunisti entro un fronte della sinistra di
classe, una linea che non ha alcuna valida alternativa.

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