Partito Comunista Italiano

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Il PCI presente al Forum Mondiale organizzato dal Partito Comunista Cinese

Introduzione a cura di Francesco Maringiò, Dipartimento Esteri PCI

Giovedì 27 maggio si è tenuto in modalità online un Forum mondiale organizzato dal Partito Comunista Cinese e che ha coinvolto i partiti comunisti di tutto il mondo.
Il forum, apertosi con la lettura di un messaggio del Segretario del PCC, compagno Xi Jinping, fa parte di una serie di attività inerenti alle celebrazioni del centenario di fondazione del partito cinese, che culmineranno a luglio.
Al forum hanno preso la parola 29 partiti comunisti da tutto il mondo (il PCI è stato l’unico partito italiano ad intervenire) assieme ai principali rappresentanti del PC cinese, a partire dal Ministro Song Tao, Capo del Dipartimento Internazionale del PCC.
Il PCI organizzerà anche in Italia dei momenti di approfondimento e conoscenza della storia del PCC, di cui vi daremo maggiori informazioni a breve.
Vi invitiamo a leggere l’intervento che il segretario del PCI ha tenuto nella sessione di apertura del Forum.

Mauro Alboresi – L’intervento del PCI

Come Partito Comunista Italiano ringraziamo sentitamente gli organizzatori per l’invito a questo importante simposio.
Esso, a maggior ragione alla vigilia del centenario della fondazione del Partito Comunista Cinese, costituisce infatti un’importante occasione di confronto tra i diversi partiti marxisti chiamati a misurarsi con i profondi cambiamenti che hanno investito nel tempo il mondo materiale e scosso le categorie utilizzate per interpretarlo, con le sfide di inedita portata che investono il pianeta, che rimarcano l’esigenza di un’alternativa di sistema volta all’affermazione di una moderna società socialista entro l’orizzonte ideale rappresentato dal comunismo.

In tale direzione l’esperienza del Partito Comunista Cinese costituisce per noi un riferimento di assoluto rilievo.
Essa evidenzia infatti la crescente capacità dello stesso di misurarsi con la realtà data, di affermarne una lettura originale, peculiare, di sapere tenere assieme teoria e pratica politica, ribadendo il primato di quest’ultima, di adeguare la propria linea ai mutamenti di volta in volta impressi ad essa.

Siamo quindi di fronte ad un’esperienza profondamente dialettica, che è alla base del successo registrato negli anni dal PCC, e che ha posto con sempre maggiore forza all’attenzione generale la Cina, ed oggi, con essa, pone la questione della costruzione del “socialismo con caratteristiche cinesi”, del massimo sviluppo delle forze produttive anche attraverso l’utilizzo di forme e meccanismi di mercato, funzionali anche e soprattutto sul piano della allocazione di risorse.

Una scelta, quella del PCC, che nel contempo esprime la piena consapevolezza circa la centralità della proprietà pubblica nei settori strategici dell’economia, della pianificazione, della programmazione dello sviluppo, della sua finalizzazione, e la necessità, a tal fine, di non mettere in discussione il ruolo di direzione, di governo del partito.
Ciò esprime la convinzione che socialismo e mercato, purché questi sia effettivamente regolato e controllato, non sono termini conflittuali, come, al contrario, lo sono in maniera irriducibile socialismo e capitalismo.
Se ne è discusso e se ne discute molto: per noi questa è una scelta pienamente dentro il pensiero marxista, parte del suo sviluppo, una scelta che ha fatto tesoro della stessa storia dell’URSS, delle diverse esperienze dichiaratamente socialiste concretizzatesi, del movimento comunista internazionale.

Non vi è dubbio che tale esperienza, il suo futuro, è inevitabilmente legato alle prospettive di una situazione internazionale sempre più preoccupante.
Siamo di fronte ad un insieme di questioni (pace, sviluppo, ambiente, diritti, etc.) che connotano la sfida globale e che impongono innanzitutto un cambio di prospettiva, un diverso approccio culturale e politico assieme.
Da una parte il capitalismo, che evidenzia sempre più la propria crisi strutturale, che si dimostra insostenibile, oltre che profondamente ingiusto, insensato, che nega la sussistenza dei problemi e propone con sempre maggiore aggressività la propria visione unilaterale, ponendo l’intera umanità sull’orlo del baratro.

Dall’altra l’esigenza di un futuro condiviso, per un’umanità che si misura sempre più con un destino comune, come dimostrato dalla stessa pandemia da Covid 19, un futuro orientato alla pace, alla risoluzione pacifica delle controversie internazionali, all’affermazione di uno stabile ordine internazionale, all’uguaglianza, l’obbiettivo di una società socialista per il ventunesimo secolo.

Come da più parti sottolineato i prossimi anni saranno segnati da un confronto sempre più marcato tra questi due scenari, tra queste due prospettive.
Anche a fronte di ciò, ne siamo convinti, è opportuno rilanciare, in forme e modalità nuove, al passo coi tempi, un nuovo internazionalismo, ricercare il massimo delle alleanze possibili con tutte le realtà che non si rassegnano all’attuale scenario, nella convinzione che un’alternativa è possibile, oltre che necessaria.
Il benessere del popolo quale obbiettivo primario di una società socialista, come sottolineato dal pensiero di Xi Jinping, è l’orizzonte entro il quale dichiaratamente, concretamente muove il Partito Comunista Cinese, ed i dati disponibili testimoniano dei grandi risultati raggiunti, riconosciuti anche dai diversi organismi internazionali.

Siamo pertanto di fronte ad un’esperienza originale ed allo stesso tempo efficace di costruzione di una moderna società socialista.
Quanto messo in campo dal Partito Comunista Cinese, dalla Cina nello scorso e nell’attuale secolo, costituisce un’esperienza di assoluto rilievo, che ha contribuito e contribuisce al rilancio degli ideali e della prospettiva del socialismo su scala planetaria, che ha riproposto ciò all’attenzione generale.

Un grande apporto, un grande contributo alla causa, ieri come oggi, un bel modo di traguardare il proprio centenario.

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