Partito Comunista Italiano

Sito ufficiale del PCI

In merito alle dichiarazioni, fatte oggi a Piazzapulita, da Massimo Cacciari

Ciro Rinaldi, Responsabile Lavoro PCI Emilia-Romagna

“Voglio dire ai miei colleghi dello stato e del parastato, prima o dopo arriveranno a voi, per forza. E io spero che ci arrivino presto, perché è intollerabile che questa crisi la paghi metà della popolazione italiana”.

Il Partito Comunista Italiano stigmatizza tali affermazioni figlie di una visione capitalista della società.
Noi Comunisti vogliamo ricordare che i lavoratori pubblici sono gli insegnanti, i medici e gli infermieri che stanno combattendo contro la pandemia e quanti lavorano, mal pagati, per mantenere in piedi lo Stato.
Non sono i lavoratori, pubblici e privati, a dover pagare la crisi. Le risorse vanno prese a chi invece si è arricchito sfruttando i lavoratori, vanno prese riducendo le spese militari.

Noi, come abbiamo sempre sostenuto, siamo per PIÙ STATO MENO MERCATO!

Le dichiarazioni di Cacciari sono un ennesimo tassello della guerra fra poveri. Se uno statale non fa il suo lavoro è giusto che ne paghi le conseguenze, ma qui si sta parlando di una categoria che tiene in piedi lo Stato!

Un commento su “In merito alle dichiarazioni, fatte oggi a Piazzapulita, da Massimo Cacciari

  1. Il settore pubblico ha visto tagliare negli ultimi 20 anni almeno cinquecentomila posti di lavoro che, una volta scoperti in conseguenza del pensionamento od anche di licenziamenti volontari, non sono mai stati rioccupati.
    Se ci sono dei dipendenti con il braccino corto bisogna applicare le sanzioni previste dai regolamenti del personale. Ma le fatiche di chi ha dovuto farsi in tre per mantenere il servizio al pubblico, pur non chiedendo che debbano essere premiate, devono essere messe in rilievo da parte dei mass media. I/le dipendenti che si portavano a casa il lavoro per potere fare fronte alle urgenze, nessuno vuole ricordarli/e? Lo smart working, lavoro agile, svolto soprattutto nella pubblica amministrazione, si è rivelato una sorta di lavoro a cottimo moderno, per cui si lavorano più ore di quelle contrattuali per realizzare le varie attività,, senza che sia riconosciuto lo straordinario, ed una regressione per la vita delle lavoratrici che hanno condiviso il lavora agile con la cura dei/lle figli/e a casa per la chiusura delle scuole. Mi piacerebbe un serio programma televisivo che narri l’altra “faccia del lavoratore e delle lavoratrice pubblico/a”. Il mio pensiero va in particolare ai medici ed agli infermieri che non solo hanno faticato e faticano come bestie per fronteggiare la pandemia ma hanno pagato anche con la morte, contagiati/e dal virus, a causa di una sanità che è stata svenduta in parte ai privati.

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