Partito Comunista Italiano

Sito ufficiale del PCI

Invisibili

di Patrizio Andreoli, Segreteria nazionale Pci Dipartimento politiche dell’organizzazione

 

Livorno, 19 gennaio 2019. E’ sabato. Il corteo che ricorda il 98° anniversario della nascita del Partito Comunista d’Italia (poi PCI) prende le mosse dal Teatro Goldoni per sfilare per le vie cittadine. Il Pci è presente con le proprie bandiere ed un folto numero di compagne e compagni che si snoda dietro lo striscione della Federazione del Pci Livornese. Si manifesta fino al Teatro San Marco dove i diversi soggetti protagonisti dell’evento si alternano, prendono la parola, sottolineano il valore politico dell’evento. Il Pci della Toscana è l’unica forza che depone una corona di fiori; l’unico soggetto politico la cui bandiera da un anno all’altro sventola in alto accanto alla lapide posta sulla facciata a ricordo di quell’atto fondativo avvenuto nel 1921; l’ultima forza ad intervenire col proprio Segretario Regionale Marco Barzanti che bene riassume il perché e il per come siamo oggi qui, con uno sguardo alla durezza del nostro presente e alla funzione necessaria dei comunisti nella società italiana.

Ma per i media (carta stampata, radio e TV) il Pci non esiste.

Neanche una citazione tra gli altri, non una sola inquadratura, non un solo rigo pubblicato che lo riguardi; insomma non un cenno. E sì che di fotografi, giornalisti e reporter se ne scorgono -eccome- lungo il corteo. Il fatto è che ancora una volta si è scelto che altro facesse notizia: il folclore, gli slogan scarlatti, il nostalgicismo. Un reportage tra il caricaturale e lo strumentale a sottendere la parata degli ultimi garibaldini, più che a evidenziare -per quel che ci riguarda- il seme di una storia che punta testardamente a fecondare il futuro. Insomma, tutto e di tutti purché non si dica e sappia che il Partito Comunista Italiano c’è, è vivo e in campo al servizio dell’alternativa e del cambiamento. Finché si agitano semplicemente le bandiere e qualcuno tra i soggetti presenti invoca la catarsi rivoluzionaria nel nome di Stalin (mentre l’Italia e l’Europa precipitano a destra, persino sulla scorta di un consenso di massa) passi; un’inquadratura non si nega a nessuno in un tripudio di stelle rosse, colbacchi, cappotti militari sovietici e distintivi. Ma quando si tratta di riassumere le proposte e le parole d’ordine del Pci, ovvero quando più vi sarebbe bisogno di poter contare su una seria informazione; d’un colpo diveniamo “invisibili”. Si badi: noi e solo noi (erano presenti anche il PRC, PC, il “Comitato 1921”, i Carc, le Brigate Autonome Livornesi).

Bisogna saperlo. Non si tratta d’una potente e oscura magia che ci colpisce, né di un destino cinico e baro che ci perseguita. Si tratta di lotta politica e di classe. Si tratta di una delle tante versioni e declinazioni dell’anticomunismo oggi in atto nel Paese di cui sono in pari misura speculari sia il pessimo folclore (attraverso con cui si vuole accreditare la residualità dell’esperienza comunista), sia un interessato silenzio. Noi, intanto, dobbiamo continuare a dare spessore al progetto di ricostruzione del Partito Comunista. Studiare i problemi, aprire sezioni, diffondere le nostre idee, ricostruire la speranza. Insomma, dobbiamo non stupirci. Ma continuare a combattere e a indignarci, sì!

 

 

 

 

 

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