Partito Comunista Italiano

Sito ufficiale del PCI

La mozione e il programma di Imola (28-29 novembre 1920)

Proseguendo nella pubblicazione di materiali di documentazione in occasione del centenario del Pci, proponiamo ora due documenti, di poco successivi alla nascita della Frazione comunista, che si era costituita nella riunione di Milano del 15 ottobre 1920, grazie al convergere della corrente
astensionista di Bordiga, degli ordinovisti di Gramsci, Terracini e Togliatti e di altri gruppi minori. A Imola le varie componenti aggregatesi elaborarono una mozione unitaria, da presentarsi al XVII Congresso del Partito socialista.
Come si vedrà, la mozione riprende due dei punti posti dall’Internazionale comunista come condizioni per accettare l’adesione dei singoli partiti, ossia il cambio di nome del partito in Partito comunista e l’incompatibilità tra posizioni riformiste e appartenenza all’organizzazione. Quanto al programma, che sarà la base politica su cui si costituirà il Partito Comunista d’Italia, anch’esso ribadisce il superamento delle concezioni riformiste ed evoluzioniste, affermando chiaramente l’obiettivo di un nuovo Stato e di una nuova organizzazione sociale, richiamandosi apertamente all’esempio della Rivoluzione russa e al «sistema dei Consigli dei lavoratori (operai e contadini)».

Riferimenti bibliografici e materiali digitali:

La Frazione comunista al Convegno di Imola: 28-29 novembre 1920. Atti delle manifestazioni celebrative tenute ad Imola il 28-29 novembre 1970, Roma, Editori Riuniti, 1971
A. Lepre, S. Levrero, La formazione del Partito comunista d’Italia, Roma, Editori Riuniti, 1971
F. De Felice, Serrati, Bordiga, Gramsci e il problema della rivoluzione in Italia. 1919-1920, Bari, DeDonato, 1971
P. Spriano, Storia del Partito comunista italiano, vol. I, Da Bordiga a Gramsci, Torino, Einaudi, 1967
https://www.youtube.com/watch?v=cMy7mmp_Vw4

La mozione


Il XVII Congresso Nazionale del Partito Socialista Italiano, dopo adeguata discussione intorno all’indirizzo del Partito, basata sull’esame della situazione politica italiana e internazionale e di tutti i deliberati dell’Internazionale comunista (con particolare riguardo alle tesi del II
Congresso sulle condizioni di ammissione dei partiti nell’Internazionale e alla 17a di quelle sui compiti principali dell’Internazionale); richiamandosi ai principi marxisti, all’esperienza storica di tutta la passata attività del Partito, ed agli insegnamenti che scaturiscono dalle vicende della lotta rivoluzionaria, condotta dal proletariato mondiale dopo la grande guerra imperialistica; adotta le seguenti deliberazioni:

1) Conferma l’adesione alla Terza Internazionale comunista, impegnandosi a tutti quei provvedimenti che sono necessari per rendere la struttura e l’attività del Partito conformi alle condizioni di ammissione, con le quali il II Congresso dell’Internazionale ha efficacemente provveduto alle necessità di vita e di sviluppo dell’organo mondiale di lotta del proletariato
rivoluzionario;
2) conferma i criteri generali della revisione programmatica deliberata al Congresso di Bologna, modificando nella forma e in alcuni concetti particolari il programma del Partito, che resterà formulato secondo il testo unito alla presente mozione; e dichiara che il programma stesso
dovrà costituire la base per l’adesione personale al Partito di ciascun suo iscritto attraverso la integrale accettazione di principio;
3) decide di cambiare il nome del Partito in quello di Partito Comunista d’Italia (Sezione della Terza Internazionale Comunista);
4) afferma essere incompatibile la presenza nel Partito di tutti coloro che sono contro i principi e le condizioni dell’Internazionale Comunista, dichiarando che si sono posti e si pongono in tale situazione di incompatibilità:
a) tutti gli aderenti alla Frazione detta di Concentrazione ed ai suoi convegni;
b) tutti gli iscritti al Partito che nel presente Congresso daranno il proprio voto contro il programma comunista del Partito e contro l’impegno all’osservanza completa delle 21 condizioni di ammissione all’internazionale;
5) adotta come fondamento dell’organizzazione e della tattica del Partito le risoluzioni del II Congresso dell’Internazionale comunista, dichiarando obbligatoria per tutti gli iscritti la più stretta disciplina nella loro azione alle risoluzioni stesse, attraverso la interpretazione e le disposizioni degli organismi centrali direttivi, internazionali e nazionali. L’applicazione di questi criteri tattici, in relazione alle esigenze della situazione politica italiana, fissa al Partito i seguenti compiti principali:
a) preparazione nel campo spirituale e materiale dei mezzi indispensabili per assicurare il successo della azione rivoluzionaria del proletariato;
b) costituzione in seno a tutte le Associazioni proletarie di gruppi comunisti per la propaganda, la preparazione rivoluzionaria e l’inquadramento delle forze proletarie da parte del Partito;
c) annullamento immediato dell’attuale patto di alleanza con la Confederazione Generale del Lavoro, quale espressione inadeguata dei rapporti tra Sindacati e Partito; appello alle organizzazioni proletarie rivoluzionarie che sono fuori della Confederazione ad entrarvi per
sorreggere la lotta dei comunisti contro l’attuale indirizzo e gli attuali dirigenti di essa.
Impegno per tutti gli iscritti al Partito, che quali organizzati e organizzatori militano nel movimento economico, a sostenere in ogni circostanza nel seno di questo i criteri e le decisioni degli organi del Partito, e a lottare su tale piattaforma per assicurare ad elementi designati dal Partito le cariche direttive dei Sindacati. Distacco della Confederazione, appena conquistata alle direttive del Partito comunista, dal Segretariato giallo di Amsterdam e sua adesione alla Sezione sindacale della Internazionale comunista con le modalità previste dallo statuto di questa;
d) partecipazione alle elezioni politiche e amministrative con carattere completamente opposto alla vecchia pratica socialdemocratica e con l’obbiettivo di svolgere la propaganda e l’agitazione rivoluzionaria, di affrettare il disgregamento degli organi della democrazia borghese;
e) disciplinamento, con la elaborazione di un nuovo statuto interno per il Partito, le Federazioni e le Sezioni, di tutti i rapporti di organizzazione riguardanti: la stampa del Partito; il funzionamento delle rappresentanze elettive nei Comuni, nelle Provincie e nel Parlamento; il movimento giovanile e femminile; l’istituzione del periodo di candidatura al Partito per i nuovi iscritti; e le revisioni periodiche di tutti i membri del Partito, di cui la prima dovrà immediatamente seguire il Congresso.

Comitato della Frazione Comunista
Bombacci, Bordiga, Fortichiari, Gramsci, Misiano, Palano, Repossi, Terracini
 
Il programma
Il Partito comunista d’Italia (Sezione dell’Internazionale comunista) è costituito sulla base dei seguenti principi.

  1. Nell’attuale regime sociale capitalistico si sviluppa un sempre crescente contrasto fra le forze produttive ed i rapporti di produzione, dando origine all’antitesi ed alla lotta di classe tra il proletariato e la borghesia dominante.
  2. Gli attuali rapporti di produzione sono protetti dal potere dello Stato borghese, che, fondato sul sistema rappresentativo della democrazia, costituisce l’organo per la difesa degli interessi della classe capitalistica.
  3. Il proletariato non può infrangere né modificare il sistema dei rapporti capitalistici di produzione, da cui deriva il suo sfruttamento, senza l’abbattimento violento del potere borghese.
  4. L’organo indispensabile della lotta rivoluzionaria è il partito politico di classe. Il Partito comunista, riunendo in sé la parte più avanzata e cosciente del proletariato, unifica gli sforzi delle masse lavoratrici, volgendoli dalle lotte per gli interessi di gruppi e per risultati
    contingenti alla lotta per la emancipazione rivoluzionaria del proletariato; esso ha il compito di diffondere nelle masse la coscienza rivoluzionaria, di organizzare i mezzi materiali d’azione e di
    dirigere nello svolgimento della lotta il proletariato.
  5. La guerra mondiale, causata dalle intime insanabili contraddizioni del sistema capitalistico; le quali produssero l’imperialismo moderno, ha aperto la crisi di disgregazione del capitalismo, in cui la lotta di classe non può ché risolversi in conflitto armato tra le masse lavoratrici ed il
    potere degli Stati borghesi.
  6. Dopo l’abbattimento del potere borghese, il proletariato non può organizzarsi in classe dominante che con la distruzione dell’apparato statale borghese e con la instaurazione dello Stato basato sulla sola classe produttiva ed escludendo da ogni diritto politico la classe
    borghese.
  7. La forma di rappresentanza politica nello Stato proletario è il sistema dei Consigli dei lavoratori (operai e contadini), già in atto nella rivoluzione russa, inizio della rivoluzione proletaria mondiale e prima stabile realizzazione della dittatura proletaria.
  8. La necessaria difesa dello Stato proletario, contro tutti i tentativi contro-rivoluzionari, può essere assicurata solo col togliere alla borghesia ed ai partiti avversi alla dittatura proletaria ogni mezzo di agitazione e di propaganda politica, e con l’organizzazione armata del proletariato per respingere gli attacchi interni ed esterni.
  9. Solo lo Stato proletario potrà sistematicamente attuare tutte quelle successive misure d’intervento nei rapporti dell’economia sociale con le quali si effettuerà la sostituzione del sistema capitalistico con la gestione collettiva della produzione e della distribuzione.
  10. Per effetto di questa trasformazione, economica e delle conseguenti trasformazioni di tutte le attività della vita sociale, eliminandosi la divisione della società in classi, andrà anche eliminandosi la necessità dello Stato politico, il cui ingranaggio si ridurrà progressivamente a
    quello della razionale amministrazione delle attività umane.

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