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La strategia anti-cinese e il bluff di Pompeo. Giocarsi il tutto per tutto per conquistare gli elettori statunitensi.

Traduzione dall’inglese di Emiliano Alessandroni

Domenica scorsa [3 maggio 2020 N.d.t.], nel corso di un’intervista, il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha affermato che “esistono prove enormi” che il nuovo Coronavirus (COVID-19) abbia avuto origine in un laboratorio di Wuhan, in Cina. “Ricordatevi che la Cina ha una storia di infezioni propagate e una storia di laboratori al di sotto degli standard”. Ancora una volta il diplomatico americano ed ex direttore della CIA ha provocato scalpore nel mondo per mezzo di un insieme di accuse infondate.

Poiché Pompeo ha affermato che le sue affermazioni sono supportate da “enormi prove”, allora dovrebbe presentare queste cosiddette prove al mondo, e in particolare al pubblico americano che tenta incessantemente di ingannare. La verità è che Pompeo non possiede nessuna prova e nell’intervista di domenica stava spudoratamente bluffando.

L’amministrazione Trump continua a impegnarsi in una guerra di propaganda senza precedenti mentre cerca di ostacolare gli sforzi globali nella lotta contro la pandemia di Covid-19. I compiti più urgenti per le comunità internazionali sono quelli di prevenire la diffusione del virus e di salvare vite umane durante la ripartenza dell’economia mondiale. Paradossalmente, proprio Washington ha compiuto pochissimi sforzi per adempiere a questi compiti. Mentre negli Usa sono in corso le campagne elettorali per le elezioni presidenziali, l’amministrazione Trump ha attuato una strategia ben precisa per distogliere l’attenzione dall’incompetenza emersa nel corso della lotta contro la pandemia. È evidente che il loro obiettivo consiste nell’incolpare la Cina individuando nel paese la fonte del Covid-19.

L’origine del virus è motivo di grave preoccupazione scientifica. Finora, nessuno scienziato di fama mondiale ha accusato l’Istituto di Virologia di Wuhan di aver fatto trapelare il virus. Le agenzie di intelligence statunitensi, che agiscono su ordine del presidente americano Donald Trump, sono state coinvolte nelle indagini. Pompeo ha recentemente dichiarato di avere “enormi prove” su una cosiddetta “fuga da laboratorio”. In sostanza, quella che era originariamente una questione scientifica, è stata trasformata in un feroce attacco, istigato dalla politica, dall’intelligence e dalla diplomazia. Un comportamento ignobile che sfida le basi della scienza per fuorviare l’opinione pubblica.

Se Washington ha prove concrete, dovrebbe consentire agli istituti di ricerca e agli scienziati, di esaminarle e verificarle. Un’altra opzione sarebbe quella di fare in modo che le agenzie di intelligence rilasciassero un rapporto dettagliato sull’origine del virus, il che aiuterebbe la Casa Bianca a far avanzare le sue invenzioni. Washington ha scelto invece di non perseguire nessuna di queste strade e sta invece utilizzando un politico come Pompeo per ingannare la società americana con fantomatiche “prove enormi”.

La diffusione di queste voci costituisce un sottoprodotto degli Stati Uniti e di altri paesi occidentali che intendono alimentare un pregiudizio ideologico contro la Cina, essenzialmente attraverso la manipolazione dell’opinione pubblica da parte dei propri leader. Gli Stati Uniti stanno usando l’influenza politica di cui dispongono per raggiungere questo obiettivo.

Ciò a cui il mondo sta qui assistendo è la tipica situazione in cui alcuni politici americani si ergono a frontmen della disputa politica senza permettere agli scienziati statunitensi di commentare. Le recenti azioni di Pompeo sono state un attacco diretto al Partito Comunista Cinese e al sistema politico della Cina. Esse hanno anche contribuito ad alimentare l’ostilità anti-cinese in tutto il mondo occidentale nascondendo le proprie menzogne. Pompeo è convinto che non verrà mai ritenuto responsabile quand’anche si scoprisse che non ha detto la verità.

Sacrificando la sua credibilità politica, Pompeo sta facendo tutto il possibile per ottenere a Novembre una vittoria per Trump e per i repubblicani. Tuttavia questo tentativo sta diventando sempre più spericolato. Negli Usa questa domenica il Covid-19 ha fatto registrare il superamento dei 67.000 decessi. Gli Stati Uniti hanno recentemente modificato la loro stima precedente sugli incidenti mortali di Covid-19 da 60.000 a 100.000. Cercare di attivare l’economia in condizioni così difficili è rischioso in quanto una seconda ondata potrebbe colpire gli Usa in inverno. Con l’avvicinarsi delle elezioni di Novembre e tra le minacce del virus crescenti, sarebbe un’impresa ardua per l’amministrazione Trump vincere un secondo mandato senza ricorrere al sotterfugio anti-cinese.

Precedentemente il governo degli Stati Uniti si era dato da fare per accusare la Cina di nascondere la pandemia. L’accusa ha perso da allora ogni credibilità. Specie da quando recenti documenti hanno fatto emergere come gli Usa abbiano ignorato gli avvertimenti di altri paesi e di altre organizzazioni durante l’inizio della diffusione virale. Le rivelazioni hanno ispirato il governo degli Stati Uniti a lanciare un attacco contro l’Istituto di Virologia di Wuhan (sostenendo che la struttura ha fatto trapelare il virus), in modo da poter evitare di essere accusato di cattiva condotta sulla gestione della pandemia. Pompeo ha chiesto alla Cina di concedere agli Stati Uniti l’accesso al laboratorio di Wuhan. La mossa ha il solo scopo di generare ulteriori conflitti, che richiederebbero ancora altro tempo per essere risolti, alimentando quindi l’insoddisfazione pubblica statunitense contro la Cina.

Come Segretario di Stato americano, Pompeo sta impiegando una strategia da “scaricabarile” per deviare l’attenzione pubblica e creare un senso comune al servizio degli interessi della Casa Bianca e del Congresso. Per Pompeo, e per altri del suo stesso calibro, fatti e morale non hanno alcun valore. Il principale obiettivo ora è vincere le elezioni. Se la rabbia e l’insoddisfazione dell’opinione pubblica americana per l’incompetenza mostrata da Washington nel gestire la pandemia venissero fuori, l’amministrazione Trump a Novembre perderebbe. Un simile evento metterebbe fine ai giochi.

Pompeo si sta permettendo una performance da solista in spregio agli standard professionali che ci si attende da un capo diplomatico. Le sue esternazioni non sono supportate né da scienziati né da informazioni affidabili. È prevedibile che questo politico, che ha perso la sua bussola morale, continuerà a fare scalpore nel mondo con le sue teorie assurde e i suoi stravolgimenti dei fatti.

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