Partito Comunista Italiano

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La vertenza Piombino è vertenza del Paese. L’impegno del Pci nell’ambito di un’aggiornata politica delle alleanze.

di Comitato Regionale PCI Toscana

La “vertenza Piombino” che coi suoi sviluppi e punti d’ arresto, segna ormai da mesi il panorama e il destino sociale non solo di quel territorio ma dell’intera Toscana ed in via più generale della siderurgia in Italia, è destinata a rivelarsi sempre più -per caratteristiche e dimensioni- banco di prova della politica industriale e delle scelte generali del Governo in campo economico. In proposito, il Pci ha il dovere di dispiegare la massima azione unitaria in difesa delle ragioni del lavoro, sviluppando con più forza -in pari tempo e misura- un punto di vista critico ed autonomo circa la lunga crisi in corso, le sue dinamiche, l’aggressione portata all’asse ed al cuore industriale della città.

Siamo ad una stretta. Con l’accordo stipulato (prolungamento della Cassa Integrazione Guadagni e della solidarietà fino al luglio 2019, richiesta all’algerino Rebrab di riprendere la laminazione entro il prossimo agosto, presentazione di un Piano Industriale e individuazione di un partner siderurgico affidabile entro l’ottobre 2017) la vertenza piombinese è di fatto entrata in una fase forse decisiva. L’accordo rimane l’obbiettivo più impellente. D’altronde, la sua realizzazione è resa oggi ancora più ardua dal radicale mutamento della situazione rispetto al passato, col pericolo -che come Pci denunciamo con preoccupazione- di ricadere in quello stallo e progressivo consumarsi di ogni seria prospettiva di ripresa che ha caratterizzato i due anni trascorsi, rafforzando le posizioni delle forze che da sempre puntano alla dismissione e assumono come possibile l’ipotesi della chiusura della fabbrica. Ciò non sarebbe tollerabile né socialmente sostenibile, determinando la precipitazione ulteriore di una crisi che molto e profondamente ha già devastato la condizione materiale ed il tessuto civile e democratico di Piombino e dell’area vasta che ad esso si riferisce. Ora più che mai serve invece dare impulso alla lotta, proiettando oltre quel territorio il merito di una mobilitazione che gioco forza dovrà sempre più assumere carattere nazionale circa il destino di un segmento strategico -quello della produzione siderurgica- che da sempre si rivela determinante nella definizione dei livelli di industrializzazione del Paese. In questo quadro i comunisti faranno la propria parte dando seguito a Piombino e in Toscana, ad un piano di iniziative del Pci per la salvezza della fabbrica. Su questa situazione in sé già complessa, sono venuti via via insistendo in maniera sempre più diretta, gli effetti del mutato quadro politico generale. Nel breve di pochi mesi molto è venuto cambiando sia in campo nazionale che sulla scena internazionale. Venti di guerra si sono rafforzati, così come si sono acuite condizioni di dolore, ingiustizia e diseguaglianza in più parti del Paese. Le scelte compiute dal Governo sul lavoro (Jobs Act), l’attacco alla Costituzione portato dal gabinetto Renzi, l’ultimo colpo di mano procurato con l’esplicito appoggio delle destre dallo stesso Governo Gentiloni in materia di voucher, la scelta di aumentare le spese militari e molto altro; segnano la distanza con gli obbiettivi, il giudizio sulla crisi, la strategia del nostro Partito che si propone -al netto dei posizionamenti tattici degli altri, del dibattito e delle dinamiche in essere nel centrosinistra- quale forza alternativa al Partito Democratico e al renzismo. L’avvicinarsi delle elezioni generali, il dibattito in corso sulla legge elettorale (ovvero sul come si declina il tema sensibile della rappresentanza e della sovranità), il peso della crisi internazionale; segnano in via oggettiva la complessità ed instabilità del quadro politico. Il tutto, aggravato dalla ripresa di consenso delle destra politica e della destra sociale sottolineata -anche in Toscana- dalla parziale affermazione nelle recenti elezioni amministrative, di forze esplicitamente leghiste e fasciste. E’ questo il quadro in cui il Partito Comunista Italiano ha presentato nei giorni scorsi la propria proposta al Paese (sedici punti su nodi di fondo) impegnandosi nello sviluppo del massimo confronto a sinistra -da agirsi in condizioni di pari dignità e nell’intransigente difesa della propria identità ed autonomia- a partire dal merito dei problemi e all’insegna di “+Stato e –Mercato”, col fine di costruire un asse politico coerente che torni a dare fiducia e speranza a quella parte di popolo che più non vota, alla parte più disagiata e meno tutelata. Un quadro che da tempo impone un rapido aggiornamento della linea politica alla nuova fase e all’accelerazione che la crisi determina, dando corpo alla necessità di dare uniformità e coerenza alle nostre posizioni nel Paese. E’ questo il contesto ed il clima in cui la Segreteria Regionale ha da tempo posto all’attenzione della Federazione di Livorno e della Sezione di Piombino il problema della nostra uscita dalla Giunta di quella città (a guida Pd) distinta ed indipendente dall’esito e dai tempi della vertenza in corso, quale necessità politica del Partito tutto a fronte di una città la cui emblematicità (per storia e radicamento a sinistra) e il cui peso politico (non solo regionale ma nazionale) sono del tutto evidenti. E’ questa la via per sottrarre il Partito stesso ad aggressioni e incursioni polemiche interessate (che l’avvicinarsi della campagna elettorale enfatizzerebbe), tese a depotenziare la limpidezza di una linea che ci prevede forza distinta nel confronto avviato col centrosinistra e forza alternativa allo stesso Pd. Il tutto, rimarcando la necessità di restare in campo a Piombino con impegno e coraggio, se pur in altra ed aggiornata collocazione, sul merito delle questioni aperte; prime fra tutte, la battaglia operaia in difesa del lavoro e della siderurgia.

Un giudizio sulla fase e sul passaggio politico in questione, condiviso dalla Federazione Livornese, a cui il Comitato Politico Regionale del Pci della Toscana aderisce chiedendo che ad esso si metta un punto fermo, ribadendone l’opportunità e la necessità. In pari tempo, in questo contesto il Comitato Politico Regionale formula la raccomandazione di non desistere dal compiere uno sforzo di ulteriore riflessione ed approfondimento rilanciando un dialogo più avanzato coi compagni di Piombino. Questo, al fine di valorizzarne innanzitutto il cammino svolto, tutelando l’impegno da essi sin qui profuso in un contesto assai difficile, nel mentre ci si chiama a tutti i livelli alla corretta affermazione delle nostre proposte, osservando ovunque un rapporto di solidale e leale

Ponte a Elsa, 08 luglio 2017

 

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