Partito Comunista Italiano

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Legge elettorale proporzionale pura. Un contributo alla discussione

di Walter Tucci, Direzione Nazionale PCI

 

Nel nostro Paese si è di recente evitata una pericolosa deriva antidemocratica introdotta da una controriforma costituzionale, che – insieme  ad una riforma elettorale, con un abnorme premio di maggioranza – avrebbe portato al “partito unico della Nazione”, assegnando il dominio incontrastato delle Istituzioni governative, parlamentari e di controllo, a chi avesse preso un solo voto in più, anche se con  una bassissima percentuale di voti.

L’obiettivo era quello di togliere rappresentanza a qualsiasi dissenso o opposizione, ma grazie ad un sussulto di coscienza democratica e popolare è stato sconfitto.

Ora, però, c’è il secondo tempo, in cui si cerca la rivincita tramite una legge elettorale, che in nome della governabilità, impropriamente elevata a parametro costituzionale, può ottenere il medesimo obiettivo:con un premio elettorale che dà la maggioranza a chi è minoranza, con capilista bloccati e candidature multiple che creano nominati, si impedisce, di fatto, agli elettori di scegliere i propri rappresentanti e si toglie, al popolo l’esercizio di quella sovranità che l’art. 1 ha posto a fondamento ed essenza stessa della Costituzione.

E ciò avverrebbe nonostante che la Consulta abbia cancellato il ballottaggio e modificato il premio di maggioranza, in base al principio dalla stessa sancito con sentenza n.1/2014: ”…ogni legge elettorale deve contemperare il criterio della rappresentatività del corpo elettorale, con quello della governabilità…che può essere garantita senza sacrificare la rappresentanza democratica..”!

I sitemi elettorali maggioritari o misti hanno, infatti, minato le fondamenta stesse della democrazia parlamentare e della partecipazione democratica, con un’artificiosa distorsione tra il numero dei seggi assegnati ed i voti effettivamente ottenuti, dando luogo a maggioranze blindate in Parlamento, ma minoritarie nel Paese e lontane dai reali bisogni e dall’effettiva volontà del popolo.

Del resto, quale miglior sistema poteva garantire il depotenziamento delle opposizioni e della funzione stessa di controllo di un Parlamento in cui non è più rappresentata la effettiva volontà di ogni singolo cittadino?

Ecco perché noi comunisti proponiamo un sistema elettorale che (in attesa di passare ad un vero monocameralismo, con l’abolizione tout court del Senato, per semplificare l’iter legislativo e ridurre le spese):

-sia omogeneo e coerente in entrambe le Camere;

-ridia la piena rappresentatività agli eletti del Parlamento, delle Province e dei Comuni, ripristinando l’uguaglianza degli elettori ed il loro diritto a scegliersi i propri rappresentanti;

-non distorca la volontà degli elettori, privilegiando la governabilità a scapito della rappresentatività;

-garantisca ai cittadini la scelta dei rappresentanti presso le Istituzioni;

-restituisca al popolo la sovranità sancita dalla Costituzione e l’uguaglianza nell’esercizio del diritto di voto (una testa un voto);

-riconduca, attraverso il rapporto diretto tra rappresentati e rappresentanti, i partiti alla loro funzione costituzionale (art. 49) di “rappresentanza organizzata della volontà popolare” e di collegamento tra società e Istituzioni;

-ridia equilibrio anche al rapporto tra forma di Governo e rappresentanza politica, ristabilendo la centralità del Parlamento, con la partecipazione democratica del cittadino alle scelte della vita politica, attraverso il suffragio universale.

In altre parole proponiamo un sistema proporzionale puro, con le preferenze e senza innaturali sbarramenti, che non avrebbero più alcun senso, qualora si trovasse il modo di ridurre il numero dei parlamentari, avvicinandolo alla media europea e senza alcun pregiudizio per la piena ed effettiva rappresentanza delle diverse istanze democratiche. Non c’è, infatti, alcun ragionevole motivo per alterare la rappresenta- tività, impedendo a chiunque sia sotto una determinata soglia, l’accesso alla rappresentanza parlamentare. Una logica, questa, che rende inutile il voto di milioni di elettori (sommando tutte le liste minoritarie), che risulterebbe come mai espresso!

Proponiamo, dunque, una legge che appare più adeguata e coerente con l’impianto costituzionale e la complessità del sistema multipolare italiano, articolato, ormai, su almeno tre poli e su diverse forze politiche, cui va riconosciuto il diritto costituzionale di rappresentare interessi profondamente diversi.

Una legge che contempli anche il vincolo di mandato, la sua revocabilità ed una forma di finanziamento pubblico della politica, trasparente e regolamentata, che valga allo stesso modo per tutti.

Vanno, inoltre, riviste le norme ed i meccanismi che regolano il sistema del voto degli Italiani all’estero (L. n 459/2001), per i pericoli di inquinamento, della segretezza e del carattere personale del voto.

L’esperienza fin qui fatta ha dimostrato come spesso il corpo elettorale chiamato ad esprimersi è composto da cittadini emigrati da decenni, alcuni dei quali sono già deceduti, senza essere stati tolti dagli elenchi. Occorre, pertanto, definire in modo più rigoroso il corpo elettorale; rendere più efficienti le operazioni di scrutinio, verso il superamento del voto per corrispondenza e riorganizzare in almeno tre circoscrizioni (nord, centro e sud) l’unica circoscrizione di Castel nuovo di porto, la cui caotica organizzazione impedisce di fatto il controllo reale delle operazioni di spoglio, rendendo ingestibile l’intero scrutinio ed inquinandone il risultato finale.

Infine, va profondamente rivisto il sistema di raccolta delle firme, il cui numero appare sproporzionato, rispetto la reale consistenza dei partiti non presenti in Parlamento, che ne sono, viceversa, esentati.

E’ una inaccettabile discriminazione per i partiti più deboli e/o esordienti, già penalizzati dalle soglie di sbarramento, che, appunto riteniamo improponibili e contrari entrambi al principio costituzionale della massima rappresentatività poli- tica.

Va, dunque, semplificato ed informatizzato tutto il sistema, a partire dalla riduzione del loro numero.

 

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