Partito Comunista Italiano

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L’importanza del PCC per il movimento comunista internazionale.

di Mauro Alboresi, Segretario Nazionale PCI

Come Partito Comunista Italiano, abbiamo posto e poniamo grande attenzione alla storia del Partito Comunista Cinese, la cui fondazione, nel lontano Luglio 1921, si inserisce, come quella di altri partiti comunisti in altre parti del mondo, compreso il nostro, in quello stesso anno, nel contesto delle grandi trasformazioni derivanti dalla conclusione della prima guerra mondiale, dal crollo degli imperi centrali, dall’esito della Rivoluzione d’Ottobre.

Una storia importante, che ha segnato e continua a segnare la storia della Cina, costituendo parimenti, nel suo sviluppo, un importante riferimento per il movimento comunista internazionale.

Molti sono i passaggi salienti che caratterizzano tale storia, ed analizzandoli si coglie innanzitutto la crescente capacità del PCC di misurarsi con la realtà data, di affermarne una lettura originale, peculiare, di saper tenere insieme la teoria e la pratica politica, ribadendo il primato di quest’ultima.

E’ alla capacità di analisi, di critica, di proposta che gli ha consentito di guardare avanti, misurando ed adeguando la linea del partito ai mutamenti di volta in volta impressi alla realtà, che va largamente ricondotto il suo successo.
Siamo di fronte ad un’esperienza profondamente dialettica, che ha trovato nell’opera di Mao Zedong una delle sue più alte espressioni, tanti gli esempi possibili al riguardo, ad un’esperienza che sviluppandosi negli anni successivi ad opera dei dirigenti che gli sono succeduti, centrale il ruolo di Deng Xiaoping, ha posto con sempre maggiore forza all’attenzione generale la Cina, e con essa la questione della costruzione del “socialismo con caratteristiche cinesi”, del massimo sviluppo delle forze produttive, anche attraverso l’utilizzo di forme e meccanismi di mercato,
funzionali anche e soprattutto alla allocazione di risorse.

Una scelta, questa, pienamente dentro il pensiero marxista, che ha fatto tesoro della stessa storia dell’URSS, delle ragioni che hanno concorso a determinare la sua crisi, ossia l’assenza, per motivi storici ed ideologici diversi, di elementi, anche spuri, volti alla dinamizzazione della sua economia (emblematica al riguardo la rimozione quasi immediata della NEP voluta da Lenin, così come, nella cosiddetta fase alta della stagnazione brezneviana, la rinuncia ad ogni azione volta a rivitalizzare quella economia socialista attraverso un nuovo rapporto tra piano e mercato, tra socialismo e mercato).
Una scelta, quella del PCC, sottolineata da Xi Jinping, dall’undicesimo congresso, che nel contempo esprime la piena consapevolezza circa la centralità della proprietà pubblica nei settori strategici dell’economia, della pianificazione, della programmazione dello sviluppo, della sua finalizzazione, e della necessità a tal fine di non mettere in discussione il ruolo di direzione, di governo del partito.

Ciò esprime la convinzione che socialismo e mercato, purché questi sia effettivamente regolato e controllato, non sono termini conflittuali, come, al contrario, lo sono in maniera irriducibile socialismo e capitalismo.
Un approccio, questo, verso il quale sono orientate anche altre realtà che nel mondo si misurano con la sfida della costruzione di una moderna società socialista.
Il benessere del popolo quale obiettivo primario di una società socialista è l’orizzonte entro il quale dichiaratamente, concretamente, muove l’azione del PCC, ed i dati disponibili testimoniano dei grandi risultati raggiunti, riconosciuti anche dai diversi organismi internazionali.
Siamo quindi di fronte ad un’esperienza originale ed allo stesso tempo efficace.

E’ questo il grande apporto, il grande contributo fornito da PCC, dalla Cina alla causa del socialismo.
Come più d’uno ha sottolineato, tale esperienza, il suo futuro, è legato alle prospettive offerte dalla situazione internazionale, da una fase storica caratterizzata dalla globalizzazione, da un processo di interconnessione tra i diversi paesi e le diverse aree del mondo di assoluta ed inedita portata.
Siamo di fronte ad un insieme di questioni che connotano la sfida globale (pace, sviluppo, ambiente, etc.) e che impongono innanzitutto un cambio di prospettiva, un diverso approccio culturale e politico.

Che l’umanità si misuri sempre più con un destino comune è un dato di fatto, come dimostrato dalla stessa pandemia da coronavirus con la quale essa sta facendo i conti.
Gli sforzi del PCC, della Cina, sono orientati alla pace, alla risoluzione pacifica delle controversie internazionali, all’affermazione di uno stabile ordine internazionale, essi pongono l’accento sull’importanza della cooperazione, del multilateralismo, della reciproca convenienza.
L’obiettivo della costruzione di un’umanità con un futuro condiviso è quindi la giusta risposta data alla situazione attuale, alle sue prospettive. L’esperienza cinese sta lasciando un segno importante in tale direzione, come dimostrano, ad esempio, la scelta di dare vita ad un progetto infrastrutturale inclusivo, con evidenti ricadute sul piano geopolitico, quale quello rappresentato dalla cosiddetta “Nuova via della seta”, la gestione della su richiamata pandemia all’insegna della collaborazione, della solidarietà.

Il capitalismo, che evidenzia sempre più la propria crisi strutturale, il suo essere un sistema insostenibile, oltre che profondamente ingiusto, insensato, che pone l’intera umanità sull’orlo del baratro, di contro, nega la sussistenza dei problemi, e propone con sempre maggiore aggressività la propria visione unilaterale.
Come da più parti sottolineato i prossimi anni saranno segnati da un confronto sempre più marcato tra questi due scenari, tra queste due prospettive, e quanto si sta prefigurando a seguito della elezione di Joe Biden a presidente degli USA, ossia il rilancio di un blocco imperialista euro atlantico a guida statunitense, dichiaratamente volto a contenere il ruolo della Cina sullo scenario internazionale, non può non preoccupare.

Anche a fronte di ciò, pertanto, è per noi opportuno rilanciare, in forme e modalità nuove, al passo coi tempi, un nuovo internazionalismo, ricercare il massimo delle alleanze possibili con tutte le realtà che non si rassegnano all’attuale scenario, alla sua deriva conflittuale, nella convinzione che un’alternativa è possibile, oltre che
necessaria.
Quanto messo in campo dal PCC, dimostra che esiste un altro modo di organizzare l’economia e la società, così come le relazioni tra i diversi paesi ed aree del pianeta, la praticabilità di una società socialista per il ventunesimo secolo, e costituisce un’esperienza di assoluto rilievo, che contribuisce al rilancio degli ideali e della prospettiva del socialismo su scala planetaria.

Ciò sottolinea l’importanza del PCC, per la Cina e per il movimento comunista internazionale.
Noi, il PCI, guardiamo a ciò con vivo interesse.

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