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Loi Travail: dopo le proteste, i processi politici

di Alberto Ferretti, del PCI Marche, vive in Francia

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Chi pensi che i processi politici siano una specialità dei regimi autoritari si ricreda, oppure riveda i propri criteri di attribuzione di tale categoria. Una vera e propria caccia alle streghe si abbatte contro gli oppositori alla Loi travail in questo momento in Francia. Il risultato è una repressione senza precedenti nel generale silenzio della stampa borghese.

Sindacalisti, comunisti, organizzatori del movimento, oppositori appartenenti ai vari collettivi formatisi nel corso di questi mesi, sono presi a bersaglio dalle autorità giudiziarie, che tirano a modo loro le conclusioni della straordinaria stagione di lotta vissuta nel Paese in questo 2016. Approfittando della relativa “calma” dopo l’ultima riuscitissima giornata nazionale di mobilitazione del 15 settembre, e di un confronto che sembra essersi spostato nelle aule giudiziarie tra ricorsi legali per cercare di arginare i decreti attuativi.

Ultimi eclatanti esempi in ordine di condanna:

Il 6 settembre, ha fatto scalpore quella del segretario del Movimento Jeunes Communistes della Loira, Martin P.: per lui 8 mesi di prigione e 4000 euro di multa. La colpa è di aver esposto una bandiera ostile alla Loi Travail in una sede del Partito Socialista nel corso di un’azione di protesta lo scorso 12 maggio.

Il 4 ottobre, il tribunale di Lilla ha condannato alla prigione 6 manifestanti e militanti sindacali per la partecipazione al corteo del 28 giugno. Tra loro il militante CGT David Waegemacker, condannato a 6 mesi di prigione e 30 000 euro di multa.

Il 6 ottobre due sindacalisti della CGT e di SUD, Nicolas P. e Nicolas Jounin, sono finiti sotto processo a Bobigny, vicino Parigi, per aver partecipato a un’azione a Genevilliers, periferia parigina, il 28 aprile scorso nel contesto delle iniziative contro la legge sul lavoro.

A ciò vanno aggiunti 9 mesi anni di prigione inflitti recentemente agli 8 operai Goodyear che si opposero alla chiusura della fabbrica annunciata dalla multinazionale nel Gennaio scorso; e le condanne da 2 a 4 mesi inflitte ai 15 dipendenti e sindacalisti Air France per il famoso episodio della « camicia strappata » al dirigente Air France che annunciò il licenziamento di 3000 dipendenti del gruppo.

In totale si contano ad oggi 909 arresti, 796 azioni penali intraprese contro gli oppositori, conclusesi con 158 condanne  di cui 59 a pene detentive. L’intimidazione sembra essere la regola. Così come la protezione giuridica degli interessi del padronato.

Perché nel frattempo l’impunità regna sovrana tra i ranghi della polizia che si è macchiata e continua a macchiarsi di violenze inaudite. A tal punto che persino ai livelli più moderati si è chiesta l’apertura di una commissione parlamentare sul loro operato, richiesta ovviamente messa subito nel cassetto visto lo strapotere del Ministero degli Interni.

Difficile però dimenticare, per chi via ha partecipato, nonostante la censura mediatica, i feriti e mutilati che le forze dell’ordine – sotto la direzione del Ministro Bernard Cazeneuve e della Prefettura di Parigi – hanno lasciato dietro di sé nella loro opera di repressione del movimento. Romain Dusseaux, giornalista indipendente, ne è testimone: miracolosamente sopravvissuto al lancio di una granata da parte degli agenti contro i manifestanti del corteo del 26 maggio scorso, uscito dal coma solo pochi giorni fa ; o più recentemente Laurent Theron, sindacalista SUD che ha perso un occhio per lo stesso motivo nel corso della manifestazione del 15 settembre.

Alla luce dei fatti, il capitalismo monopolista europeo comicia a mostrare il suo volto più autoritario e repressivo in parallelo all’inasprirsi delle inevitabili lotte che la compressione dei diritti e dei salari dei lavoratori generano sul continente. L’état d’urgence, rinnovato ogni tre mesi senza dibattito pubblico, col pretesto del terrorismo permanente, è in realtà usato senza remore contro i movimenti sociali, delle forze operaie e degli oppositori alle contro-riforme imposte dall’adesione alla gabbia Euro comunitaria costruita intorno agli interessi del Capitale finanziario dominante.

Repressione anti-sindacale, messa sotto tutela delle stesse libertà democratiche borghesi e attacco al lavoro dimostrano una fascistizzazione in corso nel cuore dell’Europa. Tutta la nostra solidarietà militante ai compagni e a tutte le forze sociali sotto processo in Francia che cercano di opporsi a questa deriva.

 

http://www.humanite.fr/la-repression-sabat-sur-un-jeune-communiste-615270

http://www.initiative-communiste.fr/articles/prcf/airfrance-goodyear-loitravail-pres-dun-millier-de-proces-politiques-dizaines-de-prisonniers-politiques/

http://www.solidaires-saintdenis.org/2016/10/repression-contre-les-syndicalistes-pendant-la-loi-travail-rassemblement-a-bobigny-jeudi-6-octobre.html?utm_source=_ob_share&utm_medium=_ob_twitter&utm_campaign=_ob_share_auto

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