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“LOTTA E INTERVENTO CON GLI OCCHI AL FUTURO”

di Jorge Cordeiro*

*membro della Segreteria e della Commissione Politica del Comitato Centrale del Partito Comunista Portoghese (PCP)

da “Avante”, settimanle del PCP

( pubblichiamo questo articolo del compagno Jorge Cordeiro, che si riferisce sia al quadro politico portoghese attuale – caratterizzato anche dall’appoggio esterno che il PCP offre all’esecutivo del socialista Antonio Costa – che al XX Congresso dello stesso PCP, in corso. Traduzione a cura di Giusi Greta Di Cristina)

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Nel dibattito preparatorio del XX Congresso, con la naturale attenzione che la valutazione della situazione del Paese sempre merita, un approccio e una riflessione sull’attuale momento e la nuova fase della vita politica nazionale ha suscitato, tra le altre questioni, particolare interesse.

Si comprende che così è. Innanzitutto per quello che rappresenta la questione, in sé, sveglia comprensibili interrogativi e percezioni che essa significhi una molteplicità di aspetti contraddittori che la accompagna. Inoltre perché su di essa ha inciso un vasto insieme di letture e interpretazioni che alcuni hanno lanciato a proposito: gli uni, cercando in essa ciò che in essa non possono veder corrisposto; gli altri, che le attribuiscono un significato e una portata che in essa non è presente; altri ancora, inoltre, che la presentano come ciò che non è, o vorrebbero che fosse.

Pertanto, è opportuno aggiungere elementi che contribuiscano al suo approccio. La prima questione di cui si necessita è quella di non dissociare la nuova fase politica dal quadro politico e istituzionale uscito dalle elezioni legislativa del 4 di ottobre del 2015. Non solo per ciò che i risultati numericamente hanno rispecchiato, ma anche, e soprattutto, per quello che hanno rappresentato nella sequenza del periodo che l’ha preceduta, ovvero la natura e l’intensità dei progetti liquidazionistiche, a partire dal patto di aggressione sottoscritto da PS, PSD e CDS con il FMI, l’UE e la BCE e applicato dal governo PSD/CDS, incarnavano quale fosse, in condizioni difficili e severe, la lotta da affrontare.

La sconfitta elettorale di PSD/CDS è inseparabile dalla progressiva erosione sociale e politica imposta dalla lotta. Più che l’espressione di condanna elettorale e la volontà di interruzione della sua azione e rimozione del potere, i risultati costituiranno anche, e soprattutto, un’espressione di esigenza e mutamento della politica.

DARE SENSO ALLA LOTTA

È stata a questa volontà di mutamento che il PCP ha risposto con la sua iniziativa e intervento: assimilando il significato dei risultati elettorali, dando senso e contenuto alla lotta, obbligando il PS al chiarimento del posizionamento di fronte alla situazione.

Sprecare l’opportunità di non tradurre sul piano politico ciò che, in tutta verità, la lotta aveva contribuito a raggiungere, era negare il suo valore intrinseco, ridimensionare la sua importanza, ignorare i suoi obiettivi che erano iscritti nel senso delle dimissioni del governo.

Com’era prevedibile, il PS da solo non formava un governo e non entrava in funzione se non avesse voluto. Le condizioni in cui lo avrebbe fatto sarebbero derivate dalle sue opzioni e politica. La considerazione che ha condotto alla Posizione Congiunta, peraltro non giudicata indispensabile dal PCP, e il posizionamento del Partito nei confronti del Governo, risulteranno dalla simultanea valutazione del grado di convergenza raggiunta e dal grado di compromesso che ad esso corrispondeva.

Una valutazione che si è rivelata, com’era prevedibile, limitata e che traduce la soluzione politica attuale – non nella formazione di un governo di sinistra, ma nella formazione e entrata in funzione di un governo minoritario del PS con il suo programma; non nell’esistenza di una maggioranza di sinistra nell’Assemblea della Repubblica, ma dell’esistenza di una relazione di forze in cui PSD e CDS-PP stanno in minoranza, e in cui, al medesimo tempo, i gruppi parlamentari del PCP e del PEV condizionano decisioni e sono determinanti e indispensabili al ripristino e conquista dei diritti e dei redditi; non una situazione in cui il PCP è forza di supporto di Governo per via di un qualche accordo di incidenza parlamentare, ma più una situazione in cui contribuisce affinché il Governo iniziasse le sue funzioni e sviluppi la sua azione, il PCP mantiene totale libertà e indipendenza politiche, orientando le sue analisi e decisioni a tutto il momento, in funzione di quello che serve agli interessi dei lavoratori, del popolo e del Paese.

La posizione congiunta non è un obiettivo in sé. Vale per la fissazione di una determinata correlazione di forze e non solo per il suo contenuto e orizzonte, limitati e lontano da poter rispondere all’esigenza che lo sviluppo sovrano del Paese reclama. Ciò che essa esprime o sta raggiungendo non risulta da un qualche atto di pentimento del PS sul riposizionamento in opzioni programmatiche strutturanti né rappresenta un regalo dell’attuale Governo ma è l’espressione della lotta dei lavoratori e dell’intervento del PCP. l’esecuzione di politiche che rispondano all’esigenza che lo sviluppo sovrano del Paese reclama, non è un riposizionamento politico del PS ma è espansione della lotta dei lavoratori e dell’intervento del Partito. Non è assumere, o rifiutare di valorizzare, è attribuire a terzi quello che per intero è dovuto all’intervento dei lavoratori e del Partito.

VALUTAZIONE ATTENTA

L’attuale situazione politica ha suscitato due tipi di posizionamento antagonisti ed egualmente errati – uno che, abusando del suo significato, subordina il necessario al possibile, sacrificando la prospettiva di lotta per obiettivi generali nella mera soddisfazione dell’immediato;vedendo in ciò che è congiunturale un fine in sé; un altro che, in nome di obiettivi generali e ulteriori, sminuisce le possibilità di raggiungere risposte anche se parziali e limitate, che nega o svalorizza i progressi e le conquiste in nome della mera proclamazione dell’obiettivo finale. togliendo il valore ai traguardi raggiunti a breve termine.

Opporre la lotta per miglioramenti e conquiste parziali alla lotta per la trasformazione sociale è, anche se non sembra, la più arretrata delle attitudini che impedisce le prime e rende difficile il cammino per la seconda.

A avaliação da situação e dos desenvolvimentos exige que se tenha presente as inegáveis contradições que encerra. Como em tudo, e mais nas actuais circunstâncias, a redução a visões maniqueístas de branco ou preto, contrárias aos métodos de análise marxista-leninista, deve ser afastada.

La valutazione della situazione e degli sviluppi esige che si tengano presenti le innegabili contraddizioni che essa contiene. Come in tutto, e più ancora nelle circostanze attuali, la riduzione a visioni manichee di bianco o nero, contrarie ai metodi di analisi marxista-leninista, deve essere abbandonata.

La complessità della situazione, gli elementi di “novità” che essa comporta, le dinamiche contraddittorie che presenta, necessitano, più che di precipitose conclusioni, una attenta valutazione. Non nella prospettiva statica in cui si presentano in ogni momento, ma prevedendo possibili sviluppi, non ignorando il ruolo di fattori soggettivi che su di esse incidono, intervenuti per influenzare e agire su esse. Ridurre a un sì o ad un no la risposta a questioni di questa complessità tranquillizzano le coscienze ma non daranno la risposta che il Partito ha il dovere de essere all’altezza di dare.

Si esamini l’obiettivo di allontanare PSD e CDS dal governo. Come si intende? Nella sua dimensione di valore assoluto o relativo? Allontanare PSD e CDS assume un valore relativo dentro un obiettivo generale, ma un valore assoluto nella circostanza in cui esso fosse sinonimo di interrompere un’offensiva con i tratti e l’intensità che si conosceva. Ciò che si assume, in una data congiuntura, come condizione (interruzione dell’azione del governo anteriore) non può esser visto come l’obiettivo (rottura con la politica di destra). Con una osservazione indispensabile: la questione cruciale che è stata posta non è quella dell’intimidazione con il ricatto del pericolo di ritorno del PSD e del CDS ma quello di garantire che la politica di destra non si sviluppi, da quei partiti o dal PS.

ASPETTATIVE E LIMITAZIONI

È evidente la contraddizione, presente fin dall’inizio, tra il livello di aspettative generate e le limitazioni ovvie dell’attuale soluzione politica. Valutare ciò che da essa può risultare a partire da ciò che essa non è e non potrà essere, a partire da un governo di minoranza del PS, significa sminuire quello che si è raggiunto per la lotta dei lavoratori e per l’azione del Partito.

L’attuale situazione è in sé prova di rifiuto della tesi che assumono come inevitabile un cammino di liquidazione dei diritti e dell’intensificazione dello sfruttamento. Fatto salvo che, contemporaneamente e al contrario, la situazione e i suoi sviluppi si incaricano di rivelare le limitazioni che essa incarna.

Dimostrare ciò che si impone come necessario senza sprecare ciò che si può conquistare, è mostrare che c’è un altro cammino che dev’essere costruito, quello della politica patriottica e di sinistra, indispensabile per il Paese, identificando sia le ragioni che le difficoltà, dimostrando nell’esperienza pratica vissuta come condizione per il fare – rompendo con la politica di destra, sviluppando la lotta delle masse, dando più forza al PCP e affermando la politica alternativa – è sicuramente una attitudine politica più avanzata, userei il termine più rivoluzionaria, per l’indispensabile elevazione della coscienza politica delle masse di quanto il rifugio in una posizione di negazione di qualsiasi intervento per il raggiungimento di obiettivi immediati in nome di non condizioni non disponibili per raggiungere obiettivi più generici. Coloro i quali non vedono la lotta per obiettivi immediati come una condizione necessaria all’accumulazione di forze e di condizioni per obiettivi più avanzati, ridurranno la questione in una accusa di ‘fasismo’. Si rifiutino letture riduttrici che, se accettate, condurrebbero all’attendismo in nome dell’attesa di congiunture desiderate. Se così si facesse, la lotta per la rottura con la politica di destra sarà sottovalutata perché non è l’obiettivo finale della lotta dei comunisti. Il che significherebbe eludere che la concretizzazione di questa rottura è condizione e parte della lotta ai fini di imporre una politica patriottica e di sinistra, costruire una democrazia avanzata quale parte integrante della lotta per il socialismo.

L’insufficienza dell’attuale soluzione politiche è creatrice di tutte le critiche che, a partire da un posizionamento coerente, hanno fondamento sul fatto che essa non rappresenta una rottura con gli interessi del capitale monopolista e della sottomissione estera. Ma ciò che la rende intollerabile, per alcuni, è il suo significato di andare in un senso diverso da quello che si vorrebbe perseguire. Ciò che la rende intollerabile è che sembra tradursi in avanzamenti nel ripristino e conquista dei diritti. Ciò che la rende intollerabile è il ruolo svolto dal PCP.

FIDUCIA NELLA LOTTA

Il PCP non alimenta illusioni quanto ai limiti della nuova fase della vita politica nazionale. Tuttavia non spreca né rinunciaad integrare la lotta per obiettivi più generali per i quali lotta. È decisivo come fattore  di avanzamento, per l’indispensabile rafforzamento del Partito, imprimere nella coscienza dei lavoratori e nella loro azione la lotta per una politica patriottica e di sinistra che sleghi il Paese dalle opzioni della politica di destra e dia risposta, come solo essa può dare, alle aspirazioni e agli interessi del popolo e ai problemi nazionali.

Come nel passato, la lotta continuerà ad essere un fattore maggiore nell’evoluzione del Paese. Una lotta che l’evoluzione recente della vita politica nazionale si è rivelata in tutta la sua dimensione e valore. Una lotta che ha smentito chiunque non vedesse una resistenza a qualsiasi attacco ad una parte della costruzione del futuro. Non c’è lotta per la lotta. C’è la lotta che in ogni momento deve essere contro o combattuta contro. Ed anche la lotta per forzare progressi e conquiste. Tutte esse confluiscono e si sommano nella lotta per la trasformazione sociale. La nuova fase della vita politica nazionale, come si è tradotta nella sconfitta del governo PSD/CDS, è in sé un fattore di fiducia nelle possibilità di lotta, di incoraggiamento per proseguire e andare più lontano.

Non mancano pressioni sul PCP, alla presunta incoerenza rispetto alle posizioni del passato, l’abbandono del suo progetto, la cessione alla congiuntura, la sentenza di inventate deviazioni ideologiche.

Il PCP, come la sua storia testimonia, non si farà influenzare da giudizi esterni, né si arrenderà alle pressioni. Il Partito saprà condurre e decidere in totale indipendenza, fedele al suo impegno col popolo e coi lavoratori, confidando in se stesso e nella sua esperienza. Non separando gli obiettivi immediati da quelli per i quali lotta e dai quali non può prescindere. Basando la sua azione per ampliare la base di appoggio a una politica alternativa, contribuendo all’alternanza della correlazione delle forze e per il rafforzamento dell’influenza esercitata del PCP, nel cammino dell’alternativa politica, patriottica e di sinistra, della democrazia avanzata, di una società libera dallo sfruttamento, la società socialista.

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