Partito Comunista Italiano

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L’Università di Messina elargisce crediti a chi partecipa alle “lezioni” per il Sì

di Antonella Arena, PCI Messina

no-referendum

Il ciclo di seminari promossi dal Dipartimento di Giurisprudenza per esporre alla cittadinanza i contenuti della riforma costituzionale affidato solamente ad esponenti del Si. I partecipanti otterranno preziosi crediti. La lettera di contestazione di una docente

 Per fortuna non tutti sono disponibili a “chinar la testa” davanti agli abusi. Succede che, a Messina, c’è chi non ci sta e fa sentire la sua voce. E’ il caso di Antonella Arena, docente universitaria e comunista.

 “Da cittadina e docente dell’Ateneo di Messina, mi ha assai indignata l’apprendere che tra i relatori selezionati per il ciclo di seminari promossi del Dipartimento di Giurisprudenza allo scopo di esporre alla cittadinanza i contenuti della riforma costituzionale, comparissero firmatari dell’appello dei costituzionalisti per il Si e nessun esponente dello schieramento per  il No. Possibile che non vi fosse nell’intera Università alcun docente disposto a rappresentare le ragioni avverse alla riforma?

 Poi ho stabilito di andarci comunque, al primo degli appuntamenti in calendario e mi sono compiaciuta nell’apprezzare il garbo dei relatori ela pacatezza dei toni.

 Questo sebbene l’aula magna fosse popolata da numerosi studenti e avvocati che con la loro partecipazione si aggiudicavano preziosi crediti e la cui presenza, massiccia nella fase delle relazioni, andava rarefacendosi giusto nel momento del dibattito conclusivo generosamente offerto alla platea.

 E allora, scusandomi in anticipo con coloro i quali non ritengano la cosa appropriata per questa mailing-list, approfitto di questo canale di comunicazione che è l’unico attraverso il quale mi è consentito di farvi giungere il senso del mio disagio, per farvi partecipi delle mie modeste considerazioni su quanto ho potuto ascoltare.

 Della riforma, fatta la doverosa premessa che tutto ciò che umano è perfettibile, a mio modesto avviso è emerso che la ragione più convincente che dovrebbe indurci ad approvarla, è la certezza che sarà cambiata.

 Insomma, l’hastag della campagna referendaria più che “basta un si” dovrebbe essere lo slogan rispolverato di un vecchio spot pubblicitario: basta la parola.

 Basta infatti un semplice artificio dialettico e il discorso dal piano concreto di ciò che di scritto ci ha consegnato il Parlamento, nel testo della riforma e nel testo della legge elettorale del Si il “combinato disposto” del testo Boschi e dell’Italicum, viene infatti sbrigativamente risolto a favore della partecipazione dei cittadini, evidenziando la vulnerabilità di una riforma costituzionale alla quale in materia di Senato si può far agevolmente cambiar verso attraverso il puntello della legge elettorale.

 Stabilito ciò ha senso, mi domando, una disamina di pregi e difetti della riforma costituzionale che, omettendo la legge elettorale che tutto il mondo ci invidia, pone a presupposto delle proprie argomentazioni la proposta di modifica siglata da quattro signori su un pizzino, sul tavolo pieghevole di quella che è sembrato essere una kermesse aziendale?

 Stando così le cose, mi sento di esprimere la mia gratitudine agli illustri giuristi che si sono cimentati e si cimenteranno nella loro azione divulgativa alla cittadinanza ma, con tutto il rispetto, sarebbe più utile che della riforma che sarà venisse a parlarci da Hogwart il docente di arti magiche e divinatorie.

 Non guasterebbe, nell’attesa, sottoporre alla platea che in cambio della propria attenzione acquista crediti, il punto di vista assai pià qualificato del mio di chi, dotato delle necessarie competenze tecniche, per questo e numerosi altri motivi, si rifiuta di approvare a scatola chiusa una riforma costituzionale che non solo è imperfetta, alcuni sostenitori si sono spinti a definirla “bruttina”, ma il cui unico pregio sembrerebbe essere la possibilità che chi la ha redatta e frettolosamente approvata intenderebbe riservarsi, di farne una costituzione on demand, da adattare alla bisogna.

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