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MAURIZIO: A ROMA, IL 22 SETTEMBRE, CON TE

Nota di Ufficio Stampa: in attesa di raccogliere i tantissimi ricordi e i messaggi di cordoglio e vicinanza che stanno giungendo al Partito per la scomparsa del caro Maurizio Musolino e di  realizzare una pagina a lui dedicata, pubblichiamo il ricordo di Fosco Giannini, responsabile dipartimento Esteri.

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La segreteria nazionale del PCI, dopo il Congresso Costituente del 24-26 giugno a Bologna, mi ha dato l’incarico di responsabile del dipartimento esteri. Un ruolo che doveva essere naturalmente ricoperto – se non fosse già stato attaccato dal male che ce l’ha portato via – dal compagno Maurizio Musolino, ben più capace ed esperto di me in questa materia. La prima cosa che ho fatto, appena ricevuto l’incarico, è stata quella di telefonare a Maurizio e chiedergli se poteva lavorare al dipartimento esteri, se poteva aiutarmi, essendo il suo aiuto imprescindibile. La prima risposta è stata un “no”: “ Ti ringrazio, ma non ce la faccio, Fosco. Non esco più di casa, sono troppo debole e un minimo lavoro mi accascia”. Lo disse con una voce flebile flebile, con un sussurro pieno di graffi, come provenisse  da un vecchio vinile. Poi ci fu il tentativo di colpo di stato in Turchia e la reazione di Erdogan. Fu naturale, per me, nonostante il suo precedente “no”, chiamare Maurizio, per sentire la sua opinione ed eventualmente – ma ci speravo poco, vista la sua stanchezza – chiedergli un articolo per il nostro sito. Maurizio, inaspettatamente, mi rispose con una voce meno flebile della prima telefonata. Sviluppò subito un’analisi profonda della situazione turca ( “E’ un colpo di stato della NATO – mi disse – e non tanto per cambiare il corso delle cose  – proseguì – ma solamente per sostituire Erdogan, un uomo che la NATO non riesce a piegare come vorrebbe ai suoi ordini. I comunisti non possono parteggiare – finì di analizzare – né con il colpo di stato, né con la NATO, né con Erdogan”). Alla recente Festa del Partito Comunista Portoghese ho avuto un incontro con la delegazione del Partito Comunista Turco, che ha sviluppato la stessa analisi di Maurizio.

Dopo la lettura sui fatti di Turchia, ho avuto l’ardire di chiedere a Maurizio un articolo per il sito del PCI. Dopo un po’ di resistenza mi ha detto di si. A volte si aspettano articoli per settimane. L’articolo di Maurizio era pronto il giorno dopo e nello stesso giorno Lucia (la compagna Mango) l’ha pubblicato.

Da allora, ho cominciato a chiamare Maurizio per ogni cosa e, soprattutto, per avere da lui indicazioni su come costruire il dipartimento esteri, il suo progetto di lavoro, i suoi obiettivi. Maurizio mi rispondeva – con mio stupore e gioia crescente – sempre con più passione e determinazione. Persino la sua voce era tornata tuonante, profonda, com’era nei tempi senza il male. Le sue indicazioni di lavoro erano sempre più precise, dettagliate, imponenti. In questo periodo ho sognato che la malattia stesse per essere sconfitta. Ci teneva molto alla campagna nazionale per l’uscita dell’Italia dalla NATO e sentivo che soffriva per non poter essere in campo, ma nel contempo era come se – in quella fase di speranza – si preparasse a tornarci, sul campo. Chi ha lavorato con  Maurizio sa che carattere, che temperamento avesse: forte, scevro da ipocrisie, chiaro e netto nelle critiche e senza subordinazioni di sorta, con nessuno. Quello che si dice “un caratteraccio”, un tratto, tuttavia, decodificabile attraverso la nota definizione di Oscar Wilde: “ Si parla di caratteraccio quando un uomo ha carattere”.  Tutti, in verità, sopportavano facilmente il carattere di Maurizio poiché, assieme a quello si sentiva forte – come un odore – la sua bontà d’animo, la sua generosità, persino la sua fragilità.

Nella fase (del passato agosto) dell’illusione – l’illusione che la malattia potesse essere sconfitta- Maurizio ha lavorato, per telefono, quotidianamente con me e ha fatto tanto per il lavoro del dipartimento esteri. Tanto, davvero. E aveva – assieme alla voce nuovamente possente – ritirato fuori il proprio carattere. Era critico e mi contestava totalmente un punto, per lui cruciale: non dovevo investire tutto il tempo e l’energia nelle iniziative della campagna contro la NATO, ma dedicarmi di più, con più attenzione, alla costruzione del dipartimento esteri. “ Prima l’organizzazione – mi diceva con voce non tanto amichevole – poi il lavoro. Se no, fai un casino”. Io gli rispondevo che occorreva una prima fase di lavoro sul campo, per rilanciare il Partito e, attraverso il lavoro, selezionare i quadri per il dipartimento. Maurizio era d’accordo su tale impostazione ma riaffiorava continuamente in lui il dirigente comunista che, senza struttura, diffidava – e giustamente – di ciò che chiamava “movimentismo”. Era una bella discussione – da Maurizio condotta- che ci univa e univa i compagni e le compagne del dipartimento in costruzione.

Ma, al di là di ciò, ero così contento che Maurizio avesse ripreso ad essere tosto e chiaro! Ero così contento che si arrabbiasse con me, poiché vedevo in ciò la ripresa della salute, il riemergere della vita. Il ritorno pieno della sua passione militante, il ritorno ad essere il dirigente comunista e internazionalista che era sempre stato mi faceva piangere; chiudevo le telefonate con lui intriso, nello stesso modo, di gioia vera e di amarezza per ciò che ancora poteva accadere.

Quando sono partito per Lisbona, per la Festa del Partito Comunista Portoghese, l’ho sentito, per chiedergli ancora consigli. Era il 29 agosto: la sua voce era ancora forte, il suo forte disappunto nei miei riguardi – che non ero ancora riuscito a dar forma al dipartimento esteri, nonostante le sue spinte e i suoi disegni – mi dava di nuovo una grande felicità. Alla fine della telefonata (l’ultima, l’ultima volta che ho sentito la sua cara voce, che ora mi manca da morire) ha voluto darmi come una carezza, una pacca sulle spalle, da compagno, e mi ha detto (non lo dimenticherò mai più) : “ Fosco, non far caso alle mie arrabbiature: mi tengono in vita. E poi mi arrabbio solo con chi stimo. Quando torni da Lisbona ci vediamo a casa mia. Se sei d’accordo, la facciamo lì la riunione per la costruzione del dipartimento esteri. Io faccio ancora fatica ad uscire. Ma ‘sta riunione dobbiamo farla, Cristo!”.

Non la faremo più con te, Maurizio. Ma appena la faremo – al più presto, te lo prometto – è chiaro che sarai con noi.

Come sarai con noi il 22 settembre a Roma, all’iniziativa sul Medio Oriente a cui hai lavorato tanto, che dovevi introdurre con la tua relazione, prima che il male rialzasse la testa come un serpente e ci togliesse ogni illusione.

A Roma, il 22 settembre, con te. Sarai idealmente sul palco a suggerirci della Siria, della Turchia, del Medio Oriente. Soprattutto del popolo palestinese, di cui sei e sarai per sempre un militante. Sarai sul palco per il PCI, per tutti i compagni e le compagne che ti hanno stimato tanto e tanto ti hanno voluto bene. Che ti vorranno bene per sempre.

Ci vediamo a Roma, il 22 settembre, Maurizio!

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