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“Oltre la collina”. Il senso della nostra battaglia.

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Sul valore politico dell’azione dei comunisti nella campagna elettorale in Toscana

di Patrizio Andreoli, Segreteria Nazionale PCI

Il voto regionale del 20 e 21 settembre ha segnato un prima ed un poi, circa il ruolo della sinistra in questa Regione ed insieme,  la stessa iniziativa e presenza del Partito Comunista Italiano. Davvero molto bisognerà discutere su quanto è accaduto e sui compiti nuovi che in via aggiornata ci attendono.

La scomparsa in Consiglio regionale di qualunque forza posta a sinistra del Pd non è fatto secondario, anzi è politicamente enorme e molto racconta. Così come la crescita di una destra populista e fascista che continua a caratterizzare il sentire profondo di una parte larga della società toscana e che nessuna vittoria parziale e provvisoria del centrosinistra (ma su questo sarà necessario tornare)  può derubricare a mero fenomeno elettorale.

Soprattutto bisogna non smettere di studiare, non smettere misurarci con la complessità dei fatti reali, implementando via via sapienza ed azione politica. Mi limito qui ad alcune prime osservazioni sul senso della battaglia data dal Pci. Il coraggio, la generosità e la passione con cui i comunisti hanno affrontato sul territorio l’impegno elettorale ha rappresentato uno sforzo corale straordinario di efficace traduzione (e non solo di rituale adesione) della linea del Partito. Ha rappresentato il convincimento, al netto di mille difficoltà oggettive, di timori (e persino il peso di qualche insopportabile detrattore); di quanto fosse necessario misurarsi qui ed ora con la materialità dello scontro politico, della sfida programmatica e culturale che la battaglia per il governo regionale poneva. Non abbiamo provato.

Ci abbiamo creduto, imprimendo una formidabile accelerazione al processo di crescita di nuovi quadri comunisti sui territori, di conoscenza (laddove neanche eravamo percepiti), di insediamento e sviluppo del Partito. Il tutto, sia detto subito, andando ben oltre -per spirito e convincimento- i termini di un confronto di merito sui tanti nodi aperti in campo regionale. Si è trattato di questo e molto più. Certo, abbiamo agito il confronto con maturità e serietà, crescendo in fretta sotto la frusta degli eventi e la necessità di posizionare il Partito su questo o quel tema oltre quanto già per nostra parte approfondito, rintuzzando questa o quell’aggressione polemica degli avversari. Abbiamo corrisposto per questa via ad un bisogno oggettivo, quello di tenere colpo, mettendo alla prova decine di compagni sul merito delle questioni aperte.

Anche per questo oggi l’intero corpo del Partito è più forte e consapevole. Ma quel che conta, è il valore politico, è la coscienza della sfida assunta. Andando oltre l’urgenza di esserci (tanto per auto citarsi nella battaglia politica dopo trent’anni di assenza dall’agone regionale), andando oltre la denuncia e la protesta noi abbiamo confermato la nostra ispirazione e funzione di governo; governo dei processi, costruzione dell’orizzonte del cambiamento, indicazione di un’altra Toscana possibile.

Questa cultura politica, tratto costitutivo del progetto stesso di ricostruzione del Pci quale soggetto della trasformazione (e non solo di denuncia e di agitazione), noi la rivendichiamo oggi sino in fondo, quale tassello costitutivo il nostro cammino e contributo allo sviluppo dell’iniziativa e presenza dei comunisti nell’intera società italiana. Il nodo dell’azione politica e dell’impegno sul che fare per la Toscana, non è stato così disgiunto dal nodo della cultura politica e della visione dei problemi dell’intero Partito. Ecco perché, quell’1% di consensi elettorali faticosamente raccolti (di cui al contrario di altri rivendico, nella fase data, il carattere a suo modo straordinario) vale così tanto. Vale, se appunto se ne legge il valore generale, il valore di semina delle nostre ragioni, il valore strategico ai fini della crescita di tutto il Partito Comunista Italiano. Vale, se se ne intende pienamente, come credo sia politicamente necessario, il valore di lievito utile all’avanzamento ulteriore della nostra proposta di cambiamento nella società toscana e nell’intera società nazionale. In questa difficile battaglia, mandando deluso più d’uno, ci siamo sottratti all’accusa di pose nostalgiche e a quella di chi, tirando indietro rispetto al comune impegno, sosteneva strumentalmente che saremmo rimasti ostaggio di una “deriva identitaria”, tutti ripiegati sul valore della pura riproposizione ed agitazione del simbolo del Pci. Al contrario,  in campagna elettorale tutti sono stati chiamati a fare i conti con la nostra proposta politica, la nostra orgogliosa presenza, il riproporsi di un punto di vista comunista.

Non è poco. Si tratta adesso di capitalizzare questo risultato. Di dare impulso alla costruzione del Partito. Di rendere stabile il rapporto coi tanti e le tante incontrati in campagna elettorale. Quelli che ci hanno fatto domande. Quelli che ci hanno criticati ma hanno anche offerto suggerimenti. Quelli che con gli occhi lucidi ci hanno guardato con stupore perché “non sapevo che esistevate, non sapevo che fosse risorto il Pci”. Con l’umiltà del realismo e l’orgoglio di chi ha dato seguito ad una funzione attiva, reale, e di massa dei comunisti nella società regionale. Il senso della nostra battaglia è consistito nell’andare oltre la collina dell’attendismo, l’avvilimento auto giustificatorio che chiama in causa le nostre criticità ed insufficienze. E’ proprio vero che peggio di una sconfitta c’è solo una battaglia non data! Il senso della nostra battaglia (al pari di quella affrontata in altre realtà regionali) non appartiene alla Toscana ma alla riflessione generale dei compagni e delle compagne.

Essa è in via fondamentale al servizio di un unico progetto politico, quello della ricostruzione del Pci, della ricomposizione unitaria di una cultura e pratica comunista, della tessitura di una nuova speranza per il Paese.

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