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PCI Catania, 9 novembre: cronaca di un’iniziativa pubblica. “Dall’Unione Europea e dal governo Renzi l’attacco ai diritti e alla Costituzione: il 4 dicembre vota NO”!

di Giovanni Contino, segreteria nazionale FGCI

benario

la compagna tedesca Olga Benario, cui è dedicata la sezione PCI di Catania, comunista, antinazista, uccisa nella camera a gas del lager di Bernburg, in Germania nel 1942

Si è svolta a Catania, presso la splendida sezione del PCI “Olga Benario” e di fronte ad un folta platea, soprattutto segnata dalla presenza di tanti giovani, l’iniziativa pubblica del PCI relativa alla questione referendaria. Il tema del convegno, proprio come suggerisce il titolo, ha trattato dell’attacco, da parte dell’Unione Europea e del governo Renzi, nei confronti dei diritti e della Costituzione.

A coordinare l’iniziativa la compagna Giusi Greta Di Cristina – delComitato Centrale e responsabile America Latina per il dipartimento Esteri – che dopo aver dato il benvenuto all’assemblea riunitasi per l’evento, ha portato l’attenzione sulla tematica, soffermandosi in particolare sulle recenti dichiarazioni degli attori politici stranieri, i quali stanno tentando di influenzare e dirigere la volontà popolare di voto. Scopo dell’iniziativa è stato anche, a proposito, comprendere come la vittoria del Sì o del No possa realmente cambiare i rapporti economici e politici del nostro Paese all’interno delle dinamiche europee e mondiali.

Il primo intervento è stato quello del segretario provinciale catanese del PCI, Fabio Rapisarda. Il compagno Rapisarda ha evidenziato le garanzie sociali ed economiche del diritto al lavoro (art. 4) e del diritto di percepire per tale lavoro un salario proporzionato ( art. 36 ), che supportati dai primi dodici articoli della Costituzione Italiana garantiscono la tutela dei diritti sociali. Queste –continua Rapisarda- sono proprio le garanzie sociali che entrano in conflitto con i Trattati europei. Infatti secondo quanto stabilito nei Trattati sul funzionamento dell’Unione Europea, agli articoli 119 e 127, l’obbiettivo primario dell’Unione Europe è mantenere la stabilità dei prezzi di mercato. Questo principio – continua Rapisarda – entra apertamente in conflitto con gli articoli della Costituzione italiana, poiché tale principio non permette l’avvio di politiche sociali volte ad aumentare le assunzioni. Ciò infatti provocherebbe l’aumento dell’inflazione con conseguente variazione dei prezzi di mercato.

A ciò – prosegue Rapisarda – si unisce la volontà della finanza di voler smantellare le costituzioni di stampo antifascista che, con le loro garanzie, sono di intralcio alle logiche del sistema finanziario. Per tale ragioni il segretario conclude invitando l’assemblea a votare NO al referendum del 4 dicembre.

La relazione successiva è quella di Antonio Allegra, della Rete dei Comunisti.

Allegra ha iniziato il suo intervento con una analisi del compromesso tra le forze vincitrici del secondo conflitto mondiale nel mondo e in Italia. Le forze vincitrici in Italia crearono attraverso la Costituzione – ha affermato Allegra – “un campo di forze” entro il quale poter interagire democraticamente tra loro. Allegra ha sottolineato a questo punto la “potenzialità” della Costituzione. Tale potenzialità, secondo il compagno, è relativa ad una condivisione equa del potere da parte delle forze che avevano generato la Costituzione stessa. L’analisi dei fatti mostrano però quanto la nostra Repubblica è stata governata dalla borghesia fin dalla sua nascita.

Il terzo intervento è stato quello del dottor Giovanni Messina, giurista e ricercatore universitario, il quale si è molto soffermato sulla spiegazione tecnica dei cambiamenti in negativo della riforma proposta dal governo Renzi.

In particolare, questa riforma non garantirebbe l’acquisizione degli obbiettivi che si propone di raggiungere, come ad esempio l’eliminazione del bicameralismo perfetto, la semplificazione dei rapporti tra Stato e Regioni, la diminuzione del tempo utile per fare le leggi.

Il dottor Messina ha spiegato, punto per punto, come questa riforma sia mal strutturata e si presti ad interpretazioni ambigue, che paradossalmente andrebbero a peggiorare proprio gli aspetti che si propone di semplificare. Questo unito alla bugia rispetto alla cancellazione del Senato, che non scomparirebbe affatto trasformandosi in una Camera di non eletti.

I lavori sono stati conclusi dall’intervento del senatore e compagno Fosco Giannini, della segreteria nazionale PCI e responsabile del Dipartimento Esteri. Nell’essenza, l’intervento di Giannini ha puntato a stabilire il nesso tra le politiche liberiste, antipopolari e antidemocratiche dell’Ue e la controriforma costituzionale ed elettorale proposta dal governo Renzi, controriforma che il governo Renzi vorrebbe, sciaguratamente, ratificare con la vittoria del “SI” al referendum del 4 dicembre prossimo. “ Mentre invece – ha commentato Giannini – dovremo tutti e tutte lottare pancia a terra per dare la vittoria al NO”.

“ Il 25 dicembre 1991 – ha raccontato Giannini – alle ore 18.00, Gorbaciov si dimette da Presidente dell’Unione Sovietica. Tutti poteri passano a Eltsin. Alle ore 18.35 la bandiera sovietica, sopra il Cremlino, viene ammainata e sostituita col tricolore russo. IL 26 dicembre 1991 il Soviet Supremo riconosce ufficialmente la fine dell’Unione Sovietica. Due soli mesi dopo, il 7 febbraio 1992, viene firmato il Trattato di Maastricht, il vero e proprio manifesto liberista e reazionario che distruggerà quell’Europa sociale che avevamo sino a lì conosciuto e con quale nasce, di fatto, l’Unione europea”. “ E’ chiaro che – ha proseguito Giannini – non vi è un nesso meccanico tra la scomparsa dell’ URSS e la firma del Trattato di Maastricht; tuttavia, come avrebbe detto Gramsci, è il fur ewig, lo spirito dei tempi che stabilisce la relazione tra la caduta del Paese nato dalla Rivoluzione d’Ottobre e il profilarsi di un’Europa reazionaria sulle basi dell’Ue”.

“ Il mondo – ha detto ancora Giannini – dopo la scomparsa dell’URSS diviene per l’imperialismo solo un immenso mercato da conquistare e le aree del mondo contrarie agli interessi imperialisti aree da distruggere attraverso la guerra. E’ in questo quadro che nasce l’Ue, come il progetto di unità del capitale transnazionale europeo, che ha – appunto – necessità di unificare le proprie forze e i propri progetti al fine di costituirsi come polo neo imperialista in grado di competere con gli altri poli imperialisti per la conquista dei mercati mondiali”. “E’ chiaro che – ha continuato Giannini – per competere con gli altri poli imperialisti l’Ue ha puntato ad abbattere il costo delle proprie merci e tale risultato le forze capitalistiche lo ottengono attraverso la loro tradizionale strada: abbattere i salari, i diritti e lo stato sociale. Questo è stato ed è il progetto dell’Ue, che nulla ha a che vedere con l’unità dei paesi e dei popoli d’Europa”.

“ Ma qui – ha aggiunto Giannini – viene il punto politico contingente, per l’Italia: l’Ue non ha ancora trovato il proprio partito di riferimento in Italia, non lo sono stati, pienamente, né Forza Italia e il “berlusconismo” né il centro sinistra di Prodi e dell’Ulivo. Per la prima volta un Partito, il PD, si candida a svolgere il ruolo ( in qualche modo storico) di partito di riferimento delle politiche liberiste, in Italia, dell’Ue”.

“ Se ciò è vero, e tutta la politica concreta di Renzi depone a favore di questa analisi ( legge Fornero, assunta da Renzi; Jobs Act, buona scuola, il pacchetto Sblocca Italia, il pareggio di bilancio, le politiche del riarmo e – appunto – la controriforma costituzionale) si capisce – ha detto ancora Giannini – il motivo di fondo della controriforma costituzionale ed elettorale progettata da Renzi: attraverso la vittoria del “SI” al referendum il PDR ( partito democratico di Renzi) vuole restringere la democrazia e la sua dialettica, preparando invece una trappola istituzionale attraverso la quale un solo partito ( e Renzi pensa, naturalmente al proprio partito) prende tutto il potere, in modo da poter con più facilità estendere anche in Italia il potere liberista dell’Unione europea, del Trattato di Maastricht e lo spirito antidemocratico della Carta di Nizza ( oltreché la subordinazione totale e guerrafondaia alla NATO, subordinazione in cui cadrebbe anche l’esercito europeo in costruzione, voluto innanzitutto dal governo italiano). L’Unione europea ha dimostrato di essere lontanissima dal costituzionalismo antifascista europeo, lontanissima dallo spirito e dalla lettera delle costituzioni nate dalla lotta di liberazione antifascista e antinazista: la costituzione greca, portoghese, spagnola, italiana”.

“ Questi sono i motivi – ha concluso Giannini – che stabiliscono un nesso evidente tra il progetto liberista e antidemocratico dell’Ue e il “Si” di Renzi. E l’unica risposta, al referendum, è il nostro “NO” ! Un “No” di massa, operaio, democratico, di sinistra, popolare, antifascista!”.

Il convegno ha avuto il suo lieto fine in una magnifica cena d’autofinanziamento preparata dalle compagne e dai compagni della sezione catanese: pasta alla “norma”, polpettine alle melanzane, dolcetti al pistacchio, “corvo” rosso e marsala per brindare alla vittoria del “NO”. E per pagare i lavori di ristrutturazione dei bellissimi locali dell’ “Olga Benario”.

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